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TATARATATA!TATARATATA!
Vènghino siori e siore vènghino, al bel circo dell’Italian Style! Vi attende un baraccone pieno di giullari, che vi sollazzeranno di risa e intrattenimento, performance di arte varia e tante, tantissime chiacchiere!
Ma vènghino nel bel mondo della scuola, laddove finiscono tutti quelli che non hanno voglia di lavorare e che non sanno fare niente! TARATA!
Editto, editto! Dopo varie note e noticine, ricorsi al TAR, leggi, leggine, discussioni, dichiarazioni, tabelle prima approvate e poi modificate ecco che il Ministero della pubblica istruzione ha finalmente preso posizione, eccoci all’italian style, ovvero la retroattività all’italiana.
Ma prima, mi sia concessa una breve osservazione sul cambiamento di quest’anno. Ogni anno a noi precari della scuola, riservano molteplici sorprese, questo è l’anno del cambio nome! C’è chi riforma, chi istituisce prestigiose (e utilissime) commissioni di saggi, chi stravolge il sistema, chi lo riporta al punto di partenza, chi promette mari e monti e chi non sa più che fare e cambia i nomi! Olè!
In questi giorni è uscito il decreto per l’aggiornamento delle graduatorie permanenti (quelle per i supplenti annuali e le ipotetiche immissioni in ruolo) e cerca e cerca cosa scopri? Che adesso si chiamano graduatorie ad esaurimento (benché all’interno ci siano sempre gli stessi sfigati da anni!) Certo un bel cambiamento, ma l’italian style si riferisce ad altro. La vera novità riguarda la valutazione dei titoli.
TATARATATA!TATARATATA! Udite, udite!
Le graduatorie sono state chiuse per due anni. Da circa quattro anni è stato reintrodotto il doppio punteggio per chi insegna nei comuni di montagna, nelle piccole isole o nei penitenziari. Ovviamente quando ci si reca alle mirabolanti convocazioni negli ex provveditorati, per scegliere la sede, si fanno delle selezioni strategiche per non perdere la propria posizione o, se possibile, per migliorarla. È ovvio che per decidere di fare valere un anno come se fossero due, il malcapitato supplente deve patire qualche tormento, ovvero distanze improponibili da casa propria, strade ghiacciate o traghetti da prendere, insegnare in prigione e così via. E adesso che succede?
Ebbene si è deciso di togliere il doppio punteggio a coloro che hanno insegnato nei comuni di montagna (ad eccezione di quanti avevano classi multiple alle elementari).
Siori voi penserete: “oh bel sul serio? Ma di certo trattasi di nuovo provvedimento che riguarderà i prossimi aggiornamenti!” Eh, no! Siore e siori, qui casca l’asino! C’è l’effetto retroattivo! sicché tutti coloro che hanno pensato di fare un bell’affare scegliendo un tortuoso sentiero che li conducesse in un bel comune di montagna, resteranno fregati come fessi!
It’s the Italian Style!
Dopo un appassionante viaggio tra le galassie, un folto gruppo di Precariani, estrosi abitanti del pianeta «Precarietà», a causa di un guasto all’astronave, furono costretti a sbarcare sulla Terra. Proprio in quei giorni s’insediava l’ennesimo ministro della Pubblica Istruzione pronto a scardinare l’operato di coloro che l’avevano preceduto, con contorno di abbondante indignazione ed energiche promesse di radicale, quanto opportuna, riforma della scuola.
Il ministro-imprenditore o meglio l’imprenditore-ministro, sempre sbarbato, fresco e profumato si preparava ad affrontare una pesante giornata di lavoro per cercare di portare un po’ di ordine nella scuola italiana, ma dopo mezz’ora già annaspava tra mille difficoltà. Per questo decise di dedicarsi ad un’abbondante seconda colazione, giusto per schiarirsi le poche idee confuse, poiché non aveva mai insegnato, neanche per un ora, in nessuna scuola statale (e si sa quanto sia difficile mantenere le promesse quando si vuole addirittura riformare qualcosa che non si conosce). Ma un intervento provvidenziale lo salvò dalla rovina. Uno di quegli sprovveduti Precariani gli si parò davanti, ignaro dell’infausto destino che l’attendeva. Si presentò al ministro che nel sentire il nome del pianeta “Precarietà” di colpo s’irrigidì come folgorato da un’improvvisa intuizione.
Dopo una corsa affannosa il ministro illuminato si avventò sul vocabolario della lingua italiana e sfogliò fino a trovare la parola magica ed i suoi sinonimi: precario, temporaneo, instabile, provvisorio, avventizio, interinale, momentaneo, posticcio, transitorio, transeunte, passeggero, effimero. «Ci sono!» gridò, «tutti i nostri problemi sono finiti! Non abbiamo più motivo per preoccuparci!» e subito si mise al lavoro e scrisse circolari su circolari. Con straordinaria rapidità conferì con la sua équipe di creativi e formulò un’impressionante serie di angherie legalizzate che resero i Precariani schiavi per sempre.
Dotati di una fibra resistente agli attacchi di germi patogeni, degli agenti atmosferici, catastrofi naturali, esplosioni nucleari, gas nervini, i Precariani furono costretti a ritmi di vita stressanti, mal retribuiti, con attese anche di lunghi mesi, laceri, ma sempre pronti a fare da tappabuchi sostituendo un po’ qua e un po’ là e mandando avanti interi istituti con il loro operato.
L’ingegnoso ministro aveva previsto tutto, con la creazione dei precari della scuola ci fu anche un aumento dei matrimoni (almeno uno stipendio sicuro) e della popolazione (assegni familiari) e dopo le prime rimostranze, risposte immediate. Innanzitutto la possibilità di viaggiare tutti i giorni ed avere quindi tanto tempo in più per riflettere anziché essere assorbiti dai ritmi stressanti di chi svolge la propria attività in prossimità della propria dimora; l’opportunità di conoscere zone del territorio che altrimenti rimarrebbero sconosciute per il resto della vita; e per quel che riguarda le spese? Ma si vorrà pagare un piccolo obolo per una causa più che giusta? E la sopravvivenza estiva? Fortuna che i Precariani non hanno bisogno di case in muratura, a loro basta un bel sacco a pelo ed un manto di stelle! Perciò l’aitante ministro con una serie di tagli e taglietti stabilì che al termine delle lezioni un bel licenziamento avrebbe dato un po’ di respiro alle anguste casse dello stato. «Ma sì, cari colleghi, che si arrangino, ce l’avranno una famiglia, genitori, amici? A proposito, come procede la proposta per l’aumento dei nostri stipendi?»
I Precariani, con lo sguardo stranito per le stravaganti abitudini dei terrestri, assorbirono un ulteriore insegnamento grazie ai colleghi anziani (quelli di ruolo, con lo stipendio fisso), prontissimi a venire sempre loro incontro con sorrisi e cortesie. Presto si accorsero di come ci fosse in atto una vera guerra intestina, condotta a colpi di lingue taglienti, giochi sottobanco, raggiri più o meno pietosi, tortuose trame alle spalle e così via.
Ma tutto questo non è nulla in confronto al vero choc che i Precariani ebbero in occasione della scoperta degli ex Provveditorati agli studi (oggi CSA). Ma in quale altro ufficio pubblico si può trovare altrettanta cortesia, disponibilità, competenza, celerità, prontezza di spirito, umanità? Il corrispondente che inviava succulenti articoli su Precarietà, rimase a dir poco folgorato dalle convocazioni organizzate da un provveditorato italiano: un fiume umano si snodava alla volta dell’edificio, pronto a tutto. Ma ecco l’articolo fedelmente tradotto:
I Terrestri sono ossessionati dal lavoro. Pur di guadagnare cifre miserevoli sono disposti a sopportare le condizioni più umilianti e le scortesie più inaudite. I nostri complanetari, giunti qui per studiare questa strana razza sono rimasti invischiati in una spirale soffocante e spesso si chiedono come facciano i Terrestri ad essere tanto disorganizzati. Ma ho voluto assistere personalmente ad un evento che annualmente suscita un turbine di polemiche, cui non fa seguito però nessuna azione: le convocazioni dei supplenti per gli incarichi da svolgersi nel nuovo anno scolastico nelle scuole statali. Una moltitudine di giovani e meno giovani si accalca all’interno dei locali nell’attesa di ricevere udienza e le attese sono francamente spietate, la commozione a volte arriva fino alle lacrime (nervosismo e mal di piedi a furia di aspettare), in compenso si coltivano ed ampliano le relazioni sociali (giornate intere d’attesa), ci si dispone nei confronti del prossimo con passione (impulsi omicidi), si risolvono dubbi amletici, grazie agli impiegati, esempi di prodigalità e gentilezza («non è di nostra competenza!» «ma non vede che abbiamo altro da fare?» ecc.), si fa ginnastica gratis (non esistono sale d’attesa), si fa pratica di guida (convocati di tutte le discipline, lo stesso giorno e alla stessa ora), si impara a controllare tutte le esigenze (perfino la disidratazione data l’assenza di bar e i distributori non funzionano mai), si incrementa il turismo (a volte le convocazioni delle 9:00 sono rinviate alle 16:00 con laconici comunicati e i supplenti arrivano da tutte le parti della regione e anche da regioni diverse), si sorride dei limiti umani (gli impiegati sono sempre gli stessi da anni, eppure ogni volta che convocano sono disorganizzati come se fosse la prima), si stimola la creatività (tutti pensano a come cambiare lavoro), si super stimola la creatività (si inventano fantasiose torture da praticare sugli impiegati più simpatici), si rimpinguano le casse delle industrie farmaceutiche (Lexotan, Tavor ecc. dopo le prime tre ore di attesa inutile).
Al termine della giornata pochi escono stringendo un contratto, la maggior parte delusa e distrutta dalla stanchezza si avvia verso un futuro incerto che dipenderà unicamente dal caso e mai dalla competenza o dalla particolare propensione del singolo e men che mai dalle effettive necessità. Fortuna che i nostri amici non temono le minacce terrestri e potrebbero resistere perfino ad una guerra batteriologica, così tutte le mattine raddrizzano le antenne, si trasferiscono sui fiammanti dischi volanti che abbiamo inviato e più veloci della luce si siedono dietro la cattedra, mascherati da Terrestri, pronti a ridere poi, insieme ai colleghi Precariani delle infinite miserie degli abitanti di questo buffo pianeta!
di Ernestina Cincischia
Oggi a *** è stata attivata la prestigiosa iniziativa “Uno zoo in cantiere”, promossa dal Comune e condotta con grande abilità dagli alunni, dagli insegnanti nonché dal Dirigente scolastico della Scuola media. La simpatica iniziativa promuove una maggiore sensibilizzazione dei giovani verso tutti gli animali e per far ciò la brillante mente della nostra collega inviata speciale, che è anche un’amata insegnante di lettere della scuola, ha partorito un’idea a dir poco geniale! Ogni alunno dell’Istituto dovrà identificarsi con un animale ed imitarne il verso e le abitudini.
Il progetto è stato accolto con grande entusiasmo dagli studenti, con una certa apprensione dagli insegnanti e con vari livelli di spavento, sbigottimento e angoscia dal personale ausiliario, costretto agli straordinari per raccogliere le bucce di banana lanciate nel corridoio dallo scimpanzé Mirco o per pulire le zampate dell’ippopotamo Matteo. Ma per dovere di cronaca abbiamo voluto trascorrere un’intera giornata scolastica con tanti simpatici animaletti!
All’ingresso un gruppetto di festose galline prataiole ci dà il benvenuto becchettando i nostri costosi accessori in pelle, mentre dalle finestre giungono suoni di varia natura e volano rifiuti organici e suppellettili. Ma ecco che dal nulla, improvvisamente si staglia la possente figura dell’orso bruno Micheli (Dirigente Scolastico) che, con una poderosa zampata, ci sollecita a seguire il simpatico castoro Ramì, nostra guida.
Addentrarsi nel corridoio principale equivale a passeggiare nella giungla. Misteriosi tamtam rimbombano nelle orecchie, mentre tutto intorno è un continuo rosicchiare, inseguirsi, addentarsi, colpirsi e urlare. Il professor Sacca vestito di una pelle di leopardo si lancia dalle scale aggrappato ad una corda facendo il verso a Tarzan, ma atterrato pesantemente con le terga al suolo, causa distacco della corda, subito domanda: «odddddiooo, non mi ha visto la Micheli, vero?». Frattanto il professor Matteso, con un abito da missionario recita agli alunni un elogio della civiltà e del progresso da ben due giorni. La bidella Bruna, stanca di sentire ragliare l’asino Ruggero da circa una settimana, rassegna le dimissioni in lacrime, mentre il prof. Onnicò abbigliato con un gonnellino di stracci, tormenta con un flauto di sua creazione, i padiglioni auricolari del koala Ivano, che, aggrappato ad un pilastro, giura e rigiura di non dire più una sola stupidaggine per il resto dell’anno scolastico. Ma ecco che due figure saettanti ci rapiscono lo sguardo. Il prof. Scapo in calzoncini, canottiera e calzini rotea minaccioso, alla volta del facocero Alessandro, l’ago del compasso, intimandogli di rendergli in un men che non si dica tutto il set da disegno per lavagna che il facocero voleva utilizzare per accendere il fuoco. Il castoro Ramì intanto ci illustra tutti i benefici che il progetto sta producendo e noi ne approfittiamo per intervistarla.
Dottoressa Ramì, come le è venuta in mente un’idea simile?
«Duuunque eeera una notte buuuia e tempestoooosa. Il sooonno era svaniiito ed io seduuuta sul letto cercaaavo un’ideeea per il miiio prossiiimo articolo, ma ecco che una fooolgore, seguiiita da un boaaato mi colse di sorpreeesa. Sicché caddi e batteeei il capo su una pila di giornaaali, “Docenti e Discenti” mi paaare (la testata giornalistica alla quale la nostra intervistata presta il genio e la penna, n. d. a.) e dooopo un attiiimo di buuuio, improvvisa arriiivò la luce! Nel senso che eeeebbbi l’idea, non so se ha capiiito la metafora.»
Grazie, grazie Dottoressa, ma poc’anzi mi diceva che trova l’iniziativa utile anche per i suoi colleghi, ce ne vuole parlare?
«Ma ceeerto, intanto ero l’uniiica alloooocca che veniiiiva a sgobbaaare di maaattina, di pomeriiiggio, nel giorno libeeero per il beeene degli alunni e poooi soprattuuutto mi scuoteva troppo iii nervi la faccenda della funziiione doceeente. Lo vogliooono lo stipeeendio? La vogliooono la funziooone docente? Allora al lavoro! Al lavoro! Al lavoro!»
Bene! Adesso la lasciamo ai suoi impegni, sappiamo che è molto occupata!
«maaaa veramente stavo andando a preeendere il caaaffé con la preeeside e poooi faaacciamo un saalto iiin piaaazza, vi uniiite a nooi?»
Cari amici della ridente *** la nostra fedele cronaca si ferma qui, arricchiti da una simile esperienza ci allontaniamo dalla scuola a capo chino per timore di pestare qualche innocente animaletto, fiduciosi che anche voi farete altrettanto! AAAUUUUUUU!
La prof Zamba si dava l’ultimo ritocco prima della partenza. Ancora mezzo rimbambita per le poche ore di sonno, con movenze da pachiderma imbrigliato si avviava verso la sua spider (l’unica a portata di stipendio), una clio scassata, vecchio, vecchio modello, con gli alzacristalli elettrici fuori uso e senza aria condizionata.
Finalmente in classe, una 1a media tutto pepe, la prof inforca gli occhiali e prova ad iniziare la lezione. Lo spettacolo che le si staglia davanti è desolante. Ragazzini in piedi, ragazzine che provano gli ultimi passi di danza imparati proprio il giorno prima, ragazzini che smontano le sedie, altri che sputano dalla finestra, altri ancora che chiacchierano a voce altissima. La prof è costretta ad intervenire energicamente. La platea sembra però disinteressata a qualsiasi performance le si proponga. La prof indirizza un richiamo esplicito al più turbolento. Il pargolo risponde:
“ma che cazzo vuole quella befana?”
La prof si ricorda dei bei tempi andati, quelli in cui, non solo era giovane, ma viveva di libri, parole, sentimenti.
Colta da improvviso impeto afferra le forbici della secchiona del primo banco e inizia a brandirle, minacciosa, in direzione del succitato infante, intimandogli un taglio ben assestato, nel caso gli venisse in mente di rivolgerle nuovamente l’indecente motto . (Finalmente un punto sembrava un periodo proustiano - per lunghezza, non per qualità).
Dopo un attimo di titubanza l’alunno iperattivo (oggi i maleducati si chiamano così) inizia una corsa sfrenata tra i banchi, unita ad un gorgogliare continuo di improperi e non troppo vaghe minacce di denuncia. Hai voglia di provarci, ma è proprio impossibile anche solo avvicinarsi a quella linguaccia villana.
La prof si chiede quali mirabolanti trucchi abbia usato la sua collega nota alle cronache.
Terminata finalmente l’ardua giornata di lavoro la prof Zamba si dirige verso l’auto. Stropiccia gli occhi, convinta di avere avuto un’allucinazione, ma no è proprio la sua macchina, decorata con un membro virile impennato e corredato di accessori, stampato proprio sulla fiancata sinistra e culminante sul finestrino (che è impossibile abbassare). Con tale ingombrante arredo la prof si avventura per le strade, rattrappita il più possibile sul sedile, ma ugualmente causa di ilarità collettiva. Avvolta nella sciarpa, stile burka, nascosta da occhialoni neri, ha come meta imprescindibile un carrozziere poco occupato, che ponga fine al pubblico ludibrio.
Insomma, arrivate le tenebre l’unico taglio di cui è stata protagonista è quello allo stipendio!