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(I graffiti dei prigionieri dell’Inquisizione)
 
Palazzo Chiaramonte Steri palazzo_steri_1si trova a Palermo ed ha una storia varia, intricata e intrisa di sangue e sofferenza. Il palazzo fu edificato per volere di Manfredi Chiaramonte I, nel 1320. Il nome Steri, deriva da Hosterium, ovvero palazzo fortificato. La famiglia dei Chiaramonte ebbe grande importanza e fu molto potente per tutto il XIV secolo, tanto che quel periodo fu definito epoca chiaramontiana e influenzò anche l’architettura che, rifacendosi a quella normanna, produsse caratteristiche peculiari determinando lo stile chiaramontiano. window-steriL’anno 1392 segnò la fine di questa famiglia, l’ultimo discendente fu decapitato davanti al palazzo, che divenne la reggia di Martino I d’Aragona, di Bianca di Navarra e poi la residenza dei viceré fino al XVI secolo. Nel 1517 ospitò gli uffici della dogana, per divenire poi sede del tribunale della Santa Inquisizione dal 1601 al 1782. Nel 1601 vennero aggiunte, ad opera dell’ingegnere del Regno Diego Sanchez, le Carceri della Penitenza, luogo dove trattenere i prigionieri dell’Inquisizione e la sala delle torture, mentre nella prospiciente piazza Marina, avvenivano le esecuzioni. Nel XIX secolo divenne sede degli uffici giudiziari e adesso è sede del Rettorato dell’Università degli studi di Palermo e ospita il famoso quadro di Renato Guttuso, la Vucciria, donato dallo stesso autore all’ateneo siciliano.la vucciria
All’interno del palazzo, il soffitto ligneo della Sala Magna (o sala dei Baroni) presenta importanti decorazioni pittoriche del ‘300 con immagini che rappresentano i cicli dei romanzi cortesi.
Già nel 1906, Giuseppe Pitrè (letterato palermitano e storico delle tradizioni popolari 1841-1916) aveva portato alla luce, nelle celle delle Carceri, dei graffiti lasciati dai prigionieri dell’inquisizione. Recentemente, in tre celle del piano terra, sono stati scoperti nuovi graffiti e disegni, lasciati probabilmente dalle donne, accusate di stregoneria. Pitrè riteneva infatti che le donne fossero detenute al piano terra, mentre gli uomini si trovavano al primo piano. I graffiti sono stati scoperti durante i lavori di restauro dell’edificio che ospiterà al suo interno un Museo dell’Inquisizione.
 
Cavuru e fridu sintu ca mi pigla/ la terzuru tremu li budella/ lu cori e l’alma s’assuttiglia
Sento freddo e caldo, mi ha preso la febbre terzana, mi tremano le budella, il cuore e l’anima mi diventano piccoli piccoli.
steri1 
Questa è una delle testimonianze incise con un punteruolo sulla parete di una delle celle destinate alle donne. Ma sono stati scoperti anche due disegni firmati da uomini, Francesco Mannarino e Paolo Majorana.lepanto Un Santo con una croce e un teschio, una Madonna che piange e quella che sembra la descrizione della battaglia di Lepanto. È stato possibile anche ricostruire le storie di questi due condannati, grazie alle relazioni inviate in Spagna dagli inquisitori e conservate nell’Archivio Nazionale di Madrid, dal momento che, nel 1783, il viceré Caracciolo fece bruciare tutti i documenti del Sant’Uffizio. Alla luce di questi nuovi ritrovamenti, contrariamente a quanto riteneva Pitrè, ma anche Sciascia che negli anni ’70 si era intrufolato in quei locali, solo in un secondo tempo quelle celle furono destinate alle donne.
 
Anche il restauro della facciata ha rivelato informazioni legate alla storia, piuttosto cruenta, di questo palazzo, sono stati infatti trovati dei solchi provocati dalle due gabbie appese in alto, dove per secoli rimasero le teste dei baroni che si erano ribellati al re Carlo V. Vedere quei teschi in bella mostra certo non era uno spettacolo rassicurante, anzi aveva appunto l’intento di essere di monito. Tra le tante cose è stato scoperto anche un passaggio segreto che conduceva dalle celle alla stanza dell’inquisitore.graffiti 2
Ancora altre testimonianze arricchiscono la storia di palazzo Steri. Grazie agli scavi condotti nel sottosuolo si è  scoperto un edificio monumentale sotterraneo, datato primo quarto del XIV secolo, con decorazioni e copertura con volte a crociera, di cui non si sapeva nulla.
 
Le Carceri ospitarono centinaia di uomini e donne e molti hanno lasciato un segno del loro passaggio prima di finire sul rogo.
Tra i numerosi ospiti vi fu anche fra Diego La Matina, noto per avere ucciso il suo torturatore, Juan Lopez de Cisneros, e perché a lui e alla sua vicenda Leonardo Sciascia ha dedicato Morte dell’Inquisitore e Luigi Natoli, Fra’ Diego La Matina.
 
Con l’arrivo degli Aragonesi e con l’istituzione del Tribunale dell’Inquisizione, iniziò un periodo veramente buio per i siciliani. Facendo il gioco della Corona, il tribunale assicurava il controllo totale sulla popolazione, contro ogni forma di sovversione, non erano infatti solo gli eretici o le presunte streghe, gli ospiti delle carceri, bensì molti artisti, poeti, filosofi e chiunque esprimesse una voce fuori dal coro. Al contrario chi faceva parte del Sant’Uffizio, godeva di parecchi privilegi, non pagava le tasse, non poteva essere giudicato da un tribunale ordinario e poteva portare delle armi. Non bisogna neanche dimenticare quanto fosse facile finire nelle mani degli inquisitori ed essere condannati. I beni dei prigionieri venivano confiscati e un decimo era donato ai delatori, inoltre gli arrestati confessavano sotto tortura e spesso erano pronti a dichiararsi colpevoli pur di smettere di soffrire. L’aver riportato alla luce le scritte e i disegni di questa folla di dimenticati, rimasta muta per secoli, ha permesso loro di riacquisire la parola e scagliarla, come condanna corale, contro una presunta giustizia, che in nome di Dio è stata solo causa di inutile sofferenza.



Postato alle 20:39 di venerdì, 11 maggio 2007 da dalloway66
Nel 1996 la Giunta Comunale di Palermo, su richiesta dell’allora Sindaco Leoluca Orlando, conferì a Pietro Todaro, geologo, ricercatore universitario e autore di una “Guida di Palermo sotterranea”, l’incarico di verificare l’esistenza della Grotta dei Beati Paoli, che la tradizione popolare indicava come il luogo in cui si riuniva la famosa setta. La scoperta della grotta fu fortuita e risale al 1785, mentre si eseguivano dei lavori nel terreno soprastante. L’ingresso attuale è preceduto da un atrio circolare, fatto costruire da Ferdinando I di Borbone.grotte2 Dall’ingresso originario si scende per una gradinata e si accede alla grotta principale, che avrà avuto anche la funzione di camera dello scirocco, e a delle gallerie secondarie. Il Marchese di Villabianca, specifica Pietro Todaro, “identificava il luogo con un’ampia cavità sotterranea posta sul retro della chiesa di Santa Maruzza al Capo, con accesso da un giardinetto di pertinenza del palazzo di proprietà del giureconsulto Giovan Battista Baldi.”
A quanto pare le caratteristiche della grotta corrispondono a quello che si dice nelle varie fonti (oltre il Villabianca, Rosario La Duca, Francesco Castiglione, Francesco Renda) e dovrebbe quindi trattarsi proprio della grotta dei Beati Paoli, tuttavia l’origine di questo sotterraneo è certamente anteriore e fa parte del complesso di catacombe paleocristiane (IV-V secolo d.C.) di Porta d’Ossuna. Nel corso del tempo gli ingressi erano stati murati ecco perché si è reso necessario l’intervento del Comune. Durante i lavori di ripulitura sono stati trovati oggetti risalenti ad epoche diverse, tra i quali un puntale a cono di ferro che serviva per fissare le fiaccole alle pareti, ritrovamento che ha riportato alla ribalta tutte le domande sulla presunta esistenza della società segreta.
Secondo la leggenda, i componenti della società segreta erano famosi proprio per sparire nell’intrico di cunicoli sotterranei, che si snoda sotto il territorio urbano, per poi ricomparire in un punto situato all’altro capo della città. La fondatezza dell’esistenza di tale associazione nella realtà non è supportata da molte fonti storiche, il Marchese di Villabianca nei suoi Opuscoli Palermitani, nel tomo XVI, fa risalire alla fine del XII secolo le origini della setta e, oltre a citare i luoghi di riunione, fa riferimento anche ad un vero e proprio tribunale che la società aveva istituito. natoliDa questi opuscoli hanno attinto diversi autori, tra i quali Luigi Natoli (che usava lo pseudonimo di William Galt) che tra il 1909 e il 1910 pubblicò, a puntate, sul Giornale di Sicilia, il romanzo d’appendice “I Beati Paoli”, che entusiasmò moltissimi lettori e che ancora oggi affascina, tanto che di recente ne è stata stampata una nuova edizione. Il romanzo fu pubblicato in volume nel 1921 dalla casa editrice La Gutenberg, Palermo, il seguito si intitola Coriolano della Floresta e fu pubblicato nel 1930 dalla stessa casa editrice. Nel 1949 La Madonnina di Milano pubblica I Beati Paoli a fascicoli mentre la stampa in volume è del 1955.
Secondo Francesco Castiglione la setta aveva il compito di vendicare i torti che i potenti perpetravano alla popolazione, altri, come Villabianca, collegavano i Beati Paoli alla setta dei Vendicosi, un gruppo di giustizieri del popolo, sulla cui esistenza non ci sono dati certi e altri ancora li mettevano in relazione alla congiura di Gianluca Squarcialupo, che cercò di sostituirsi all’oligarchia cittadina. L’etimologia sembra derivare da un monaco del Beato Francesco di Paola che aveva fatto il delatore ai tempi della cospirazione di Squarcialupo.
Ma cosa rende I Beati Paoli, così intrigante e affascinante tanto da farlo diventare il romanzo più letto dai siciliani nel XX secolo? Innanzitutto la sua connotazione di romanzo popolare, costruito proprio per divertire e per distrarre con continui colpi di scena, avventure e la figura di un eroe che lotta al fianco degli oppressi, ma anche l’ambientazione storica e il fascino del mistero legato alla setta e ai luoghi in cui essa operava.beati paoliPer alcuni, i Beati Paoli furono dei delinquenti comuni, mentre Natoli, nel suo libro li descrive come dei giustizieri del popolo, che sopperivano alle mancanze dello Stato, che favoriva solo i ricchi ed i potenti.
La vicenda si svolge dal 1698 al 1719, protagonista è Blasco di Castiglione, che ricorda molto D’Artagnan, che, giunto a Palermo con l’intento di scoprire il segreto della sua nascita, verrà coinvolto in molteplici vicissitudini, conoscerà tanti personaggi realmente esistiti e scoprirà la città, con i suoi palazzi, le sue chiese ed i suoi misteriosi passaggi sotterranei.
Per chi fosse interessato alla Palermo sotterranea suggerisco un indirizzo:
www.palermoweb.com/sottopalermo/



Postato alle 16:53 di sabato, 21 aprile 2007 da dalloway66

A Palermo c’è una chiesa che non racconta soltanto la propria storia in quanto monumento, ma anche un’interessante avventura. La chiesa è Santa Maria degli Angeli nota come La Gancia, risale alla fine del ‘400 ed è sita alla Kalsa, un antico quartiere popolare della città (la Kalsa è un quartiere sorto durante la dominazione araba, era la cittadella fortificata in cui risiedevano l’emiro e i suoi ministri, il nome –al halisah- vuol dire la pura, l’eletta). I frati di Santa Maria di Gesù avevano ottenuto da Innocenzo VIII il permesso di edificare una gancia, ovvero un ricovero per i malati o per gli uomini d’affari. Nel corso dei secoli la chiesa ha subito numerosi interventi che ne hanno modificato l’aspetto soprattutto all’interno, mentre l’esterno ha mantenuto lo stile originario. Due sono i prospetti visibili, quello principale di architettura quattrocentesca e quello prospiciente la via Alloro, che è stato invece manomesso da numerosi interventi di restauro. All’interno si trovano stucchi del Serpotta e affreschi di Pietro Novelli. Notevoli anche il soffitto ligneo, dipinto di stelle su fondo blu, di fine cinquecento, l’organo   di Raffaele della Valle (fine XVI secolo), le tre acquasantiere del cinquecento e il pulpito marmoreo di Antonello Gagini.
Sul lato esterno, che si affaccia su via Alloro, si trova la famosa buca della salvezza.
Il 4 aprile 1860, a Palermo era scoppiata una rivolta antiborbonica dal Monastero della Gancia. L’insurrezione fu duramente repressa e per sfuggire alle milizie borboniche, due insorti, Filippo Patti e Gaspare Bivona, si rifugiarono all’interno del convento, nella cripta della chiesa, tra colatoi e mummie appese alle pareti. I francescani per mummificare i corpi utilizzavano dei colatoi, dove i cadaveri denudati e privati degli organi interni rimanevano per circa un anno a depurarsi, a lasciare colare tutto il marciume. Una volta essiccati e ripuliti, venivano trattati con unguenti, varie sostanze e riempiti di stoppia. Per gli appassionati del genere, a Palermo ci sono le famose Catacombe dei Cappuccini, che ospitano circa ottomila mummie. I Francescani avevano ottenuto tramite bolla papale l’autorizzazione a farsi seppellire all’interno delle proprie chiese. Il nome Catacombe deriva da una Disposizione papale risalente al 380 d. C., che così definiva “qualsiasi cimitero sotterraneo”. Dal 1599 al 1881 i notabili di Palermo hanno affidato ai frati Cappuccini il compito di mummificare anche i loro defunti. Oggi questo macabro cimitero è un’autentica attrazione per turisti. Nel tempo illustri visitatori si sono fermati: nel 1779 Ippolito Pindemonte che poi ne parlò nei suoi Cimiteri; nel 1885 Guy de Maupassant e poi Giacomo Leopardi che ne darà una descrizione nei Paralipomeni Batracomiomachia.
Ma torniamo ai due patrioti che dopo cinque giorni di “sepoltura”, non trovavano via di fuga essendo la chiesa e il convento sorvegliati di continuo dalle truppe borboniche e rischiavano perciò di morire di fame e di sete. Grazie a una finestrella di aerazione della cripta, i rivoltosi riuscirono ad attirare l’attenzione di alcune popolane del quartiere, note per le “sciarre” (litigate molto teatrali e rumorose) tra vicine di casa. Le donne pensarono di organizzare una bella sciarra per aiutarli. I conducenti di due carri pieni di paglia finsero di scontrarsi lungo la strada, ne derivò una litigata furibonda che si trasformò in rissa, tanto che fu necessario l’intervento di tutta la milizia messa a guardia del convento. Grazie a questo trambusto, i due patrioti riuscirono a fuggire attraverso un foro che avevano anticipatamente praticato nel muro e che fu in seguito chiamato buca della salvezza.
Oggi l’iscrizione su una lapide ricorda l’avvenimento.




Postato alle 09:30 di giovedì, 12 aprile 2007 da dalloway66

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