Parole

Link

Bottoni

Disclaimer

Di tutti i piaceri che lentamente mi abbandonano, uno dei più preziosi, e più comuni al tempo stesso, è il sonno. Chi dorme poco o male, sostenuto da molti guanciali, ha tutto l’agio per meditare su questa voluttà particolare. Ammetto che il sonno perfetto è quasi necessariamente un’appendice dell’amore: come un riposo riverberato, riflesso in due corpi. Ma qui m’interessa quel particolare mistero del sonno, goduto per se stesso, quel tuffo inevitabile nel quale l’uomo, ignudo, solo, inerme, s’avventura ogni sera in un oceano, nel quale ogni cosa muta – i colori, la densità delle cose, perfino il ritmo del respiro, un oceano nel quale ci vengono incontro i morti. Nel sonno una cosa ci rassicura, ed è il fatto di uscirne, e di uscirne immutati, dato che una proibizione bizzarra c’impedisce di riportare con noi il residuo esatto dei nostri sogni. Ci rassicura altresì il fatto che il sonno ci guarisce dalla stanchezza; ma ce ne guarisce temporaneamente, e mediante il procedimento più radicale riuscendo a fare che non siamo più.
(Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano)
 
Chi non ha un sonno regolare capisce bene quanto sottile sia ogni linea di confine, quanto ogni realtà possa trasformarsi e deformarsi facilmente, come i pensieri si leghino abilmente al reticolato di sogni che invadono la realtà, oltre che il momento del sonno. Si vive di attimi, sommati gli uni agli altri, tutto è connesso, ogni nostra parola e ogni gesto si incontrano con quelli degli altri, in un unico discorso che non è altro che il tentativo di comprendere chi siamo e cosa ci facciamo qui.
 
Il sogno notturno è certamente quanto di più vicino all’anima, alla divinità, al nostro strato etereo, possiamo concepire e proprio il sogno dovrebbe farci intendere che la nostra natura non è soltanto terrena. Ci spostiamo, di notte, per livelli e dimensioni incomprensibili, il tempo non esiste e nemmeno le barriere, nel sogno siamo onnipotenti e la morte non vince in nessuna occasione, anche se precipitiamo da alture improponibili, non ci schiantiamo mai, perché sappiamo volare, frenare la caduta, annullare la forza di gravità.
 
Durante l’attività onirica ci è concesso incontrare persone che abbiamo amato e che non ci sono più, discutere con loro come se fossero nella nostra dimensione, ma senza strascichi, senza trascinare alcuna eco di morte nella vita che riprende, al nostro risveglio. La capacità di sognare è l’unica magia che possiamo fare, senza bisogno di giochi di prestigio o di antichi rituali.
 
Che cos’è l’insonnia se non la maniaca ostinazione della nostra mente a fabbricare pensieri, ragionamenti, sillogismi e definizioni tutte sue, il suo rifiuto di abdicare di fronte alla divina incoscienza degli occhi chiusi o alla saggia follia dei sogni? L’uomo che non dorme […] si rifiuta più o meno consapevolmente di affidarsi al flusso delle cose. […] Quante volte, levandomi alle prime ore del mattino per studiare o per leggere, ho riordinato con le mie mani quei guanciali spiegazzati, quelle coperte in disordine, testimonianze quasi turpi dei nostri incontri con il nulla, prove che ogni notte non siamo già più…
(Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano)
 
Il sonno viene spesso associato alla morte. Il nostro apparente annullamento è solo un congedo momentaneo, ma chi ci osserva, in certe notti calme in cui nessun sussulto ci scuote, in quel silenzio composto, può intravedere l’immagine di una morte tranquilla, che sopisce tutti i sensi e annienta il respiro. Ecco, è più che altro nell’osservatore che nasce l’associazione di idee, mentre chi dorme e sogna vive tutte le sue vite separate, ignaro di qualsiasi legge terrena.
 
Nelle mie notti insonni scorgo passaggi di ombre e ricordi che si accavallano in un flusso che mi scuote di continuo, togliendo qualsiasi possibilità al sonno di sopraggiungere. Nessuna incoscienza mi soccorre, ma un’analisi lucida delle ore appena trascorse, una sbobinatura lenta di tutte le parole sentite, i concetti espressi, i gesti compiuti, quelli negati e in mezzo a tutto questo, c’è sempre quella parte di vuoto che è il canale privilegiato che ci consente di raggiungere i luoghi del prodigio, della memoria, del tempo che è e non è. 
 
Cosa ci rimane poi di tutte le fatiche notturne, in che modo si contaminano sogno e realtà? A volte il ricordo di alcuni sogni è talmente vivido, da confonderci. Nei miei momenti tumultuosi, in cui il caos prevale sulla ragione, mi capita di unire disordinatamente ciò che ho sognato con quel che ho vissuto, appropriandomi di ricordi che non sono i miei e vivendo esperienze che non ho concretizzato. Ci sono attimi in cui so che il passo che si può compiere per raggiungere la follia è così semplice da percorrere, che mi sporgo sempre di più, quasi in attesa che un tentennamento di troppo mi precipiti, infine, nell’oblio.
 
Cedere alle lusinghe del flusso incosciente, perdersi nei vortici avvolgenti, senza necessità di spiegazioni, vagare, abbandonarsi, disperdersi, propagarsi, ma è un attimo, se ti muovi, mia rosa, impercettibilmente, nel sonno, so che devo tornare, posare il mio sguardo attento su di te, accarezzarti con delicatezza, proteggere il tuo riposo, placare tutti i tuoi demoni… non è tempo, ancora, di errare tra le ombre.
Il mio tempo con te è già incanto e privilegio, viaggio tra le dimensioni, apertura e chiusura, ragione e sconsideratezza, contemplazione mistica e tocco materiale, è già un continuo disgregarsi e ricomporsi, perché solo chi, come noi, si è addentrato in certi territori sa che il tuffo necessario non conosce i limiti umani, è questo il modo in cui i nostri sogni invadono la realtà, è così che la concretezza attraversa il sogno, siamo macchie di colore impresse sulla tela di un quadro astratto, che muta di continuo.
Chi mai potrebbe definire, circoscrivere, l’inesprimibile? Le nostre ombre si allungano a dismisura, per coprire tutti gli spazi temporali. Portami via, amore mio.



Postato alle 10:32 di mercoledì, 09 aprile 2008 da dalloway66
le-reve-1932
Picasso, Le reve, 1932
Gli occhi degli uomini tentano di rapire la luce della ragione ogni mattina, al sorgere del sole, quando ancora vagano, incerti, fra il mondo dei sensi e quello delle ombre. E la ricerca avvincente e incomprensibile di ciò che viviamo durante la notte, quando ci spostiamo dalla nostra dimensione abituale per abbracciare il mondo fantastico che la nostra mente produce, da millenni ci stimola e coinvolge.
 
I primi impatti con l’interpretazione dei sogni ebbero inizio dall’idea che i sogni non fossero affatto frutto della nostra stessa mente, bensì degli avvenimenti vissuti dall’anima, che entrava in contatto con gli spiriti e con il loro mondo. Le antiche teorie orientali, le convinzioni di greci e romani, attribuivano ai sogni il compito e il pregio di veicolare dei messaggi divini, mentre i sogni a carattere predittivo, premonitore, risalgono addirittura all’epoca assiro-babilonese. Nell’Odissea di Omero troviamo una distinzione tra sogni veri e sogni falsi. I primi passano attraverso la porta di corno, trasparente e quindi penetrabile dalla ragione e dai sensi, i secondi passano invece dalla porta d’avorio, opaco schermo che protegge i nostri pensieri irrazionali.
 
Socrate, Platone, Aristotele, i tre grandi pensatori dell’antichità, resero il sogno un argomento filosofico ritenendolo, Socrate come il prodotto della coscienza e quindi da non sottovalutare e Platone, avvicinandosi alle teorie freudiane, come il frutto della parte irrazionale che vive in noi, facendo un’eccezione solo nei confronti di quegli individui che riescono a raggiungere un elevato grado di saggezza e virtù. In contrasto con la teoria di Platone era quella di Aristotele, il quale, al contrario, riteneva i sogni capaci di chiarire gli avvenimenti che durante il giorno erano sembrati imprecisi e confusi, privilegiando in tal modo una concezione razionale del sonno.
 
Un po’ per volta tutte le categorie sociali e culturali si sono interessate al sogno e un fitto intreccio di maghi, sibille, stregoni, profeti, ha sempre sfruttato le visioni oniriche per capire, spiegare, illudere grandi imperatori e inesperti popolani. E da tempi remoti una costellazione di teorie, impressioni, studi e supposizioni, si arrampica fino all’epoca moderna e si pone di fronte ad un uomo smaliziato che ha trovato, nelle teorie freudiane in particolare, soddisfacenti risposte alle sue millenarie domande.
 
Quando Sigmund Freud cominciò a dedicarsi allo studio delle forme isteriche, il metodo di cura più recente era l’ipnosi. Attraverso il suo viaggio fra studi, ricerche ed esperimenti, Freud approdò in seguito a una tecnica che sperava fosse in grado di giungere al fondo del problema e adottò, per l’analisi, il metodo delle libere associazioni, che segnò la nascita della psicoanalisi. Ma la ricerca di Freud non si arrestò ed un ulteriore passo in avanti fu da lui compiuto grazie alla scoperta di due fondamentali supporti capaci di attraversare l’inconscio: l’interpretazione dei sogni e quella degli atti mancati.
 
Alla base delle teorie freudiane troviamo il groviglio dei nostri istinti irrazionali, dettati dalle passioni frustrate e assopite, che possono risvegliarsi e irrompere violentemente nella nostra vita. All’origine delle nostre irrazionalità e dei nostri complessi, influenza determinante è attribuita all’infanzia e alla sessualità infantile, cui Freud presta particolare attenzione. Ciò che avviene, più o meno, durante i sogni è l’affiorare di questa folla di passioni represse, che durante la veglia fingiamo di dimenticare e che tentano di rivelarsi per sfuggire alla condanna dell’oblio e per eliminare tutta l’energia che le accompagna, privilegiando, come momento, la notte quando le potenti censure che le segregano, sono meno attive.
 
«È vero: raffreniamo dunque quest’indole fiera, questa furia, quest’ambizione, se mai ci avvenisse ancora di sognare; così faremo, poiché siamo in un mondo così strano che vivere non è che sognare, e l’esperienza m’insegna che l’uomo che vive sogna quello ch’egli è, sino al risveglio.» (Calderòn De La Barca, La vita è sogno)



Postato alle 08:06 di venerdì, 07 dicembre 2007 da dalloway66

Chi sono

Commenti

Evoluzione della specie

Evoluzione della specie

Categorie

Archivio

visitatori

*loading*
anime

zodiac

Credits