[…]
Il mio verso giungerà
superando crinali di secoli
e teste
di poeti e di governi.
Il mio verso giungerà,
ma non al modo
d’uno strale
in una caccia di amorini e di lire,
non come giunge
al numismatico un logoro baiocco
e non come la luce delle stelle morte.
Il mio verso
a fatica
squarcerà la mole degli anni
e apparirà
ponderabile,
ruvido,
lampante
come nei nostri giorni
è entrato l’acquedotto
costruito
dagli schiavi di Roma.
Nei tumuli dei libri,
sepolcri di poemi,
scoprendo a caso le lamine dei versi,
voi
le palperete
con rispetto
come arma vecchia,
ma minacciosa.
[…]
(Vladimir Majakovskij)
Può la poesia alimentare la libertà? Nell’universo razionale ci vorrebbe un libello di denuncia o una lotta fisica per conseguire uno scopo. Magari imbracciare le armi, sposare la causa della sovversione, nutrire la sete di vendetta per quel che c’era prima e sventolare in fretta una nuova bandiera. Ma cos’è la libertà?
Per alcuni è semplicemente il contrario della schiavitù, per altri è il germe del cambiamento, oppure uno spazio per se stessi, o il divertente gioco di opprimere qualcun altro, oppure la necessità di dire qualsiasi cosa si pensi o ancora invadere gli immensi spazi aperti, vivere isolati in mezzo alla gente, ascoltare voci inascoltabili, percepire le frequenze dissonanti dell’universo, gestirsi, tenere in pugno la propria esistenza, amare qualcuno senza il peso ingombrante di ciò che siamo diventati nel tempo, avere una visione allargata, lasciarsi trasportare dalle onde, assopirsi in mezzo al caos.
Avere libertà ed essere liberi, sono due concetti assai differenti.
Nella novella Libertà, Verga narra l’insurrezione di un piccolo paese siciliano, Bronte, da parte dei contadini contro i signori, nel periodo dell’arrivo delle truppe garibaldine in Sicilia.
«Sciorinarono dal campanile un fazzoletto a tre colori, suonarono le campane a stormo, e cominciarono a gridare in piazza: “Viva la libertà!”.»
Così ha inizio la novella e da qui parte l’avanzata della folla per le strade del paese e insinuandosi fin dentro le case, compiendo una vera mattanza, dalla quale non verranno risparmiati neanche i bambini. L’eliminazione del vecchio, di tutto ciò che aveva rappresentato anni di oppressione, di divisioni sociali, veniva associato all’idea della libertà. Finita la carneficina, però, riprendendo la vita, la realtà prende una prospettiva ben diversa e tutti capiscono che nulla può essere più normale e che non era affatto quello il modo per cambiare le cose.
«Senza messa non potevano starci, un giorno di domenica, come i cani! Il casino dei galantuomini era sbarrato, e non si sapeva dove andare a prendere gli ordini dei padroni per la settimana. […] –Libertà voleva dire che doveva essercene per tutti!- Quel Nino Bestia, e quel Ramurazzo, avrebbero preteso di continuare le prepotenze dei cappelli! – se non c’era più il perito per misurare la terra, e il notaio per metterla sulla carta, ognuno avrebbe fatto a riffa e a raffa! »
Per il contadino la libertà equivale al possesso della terra, ma senza periti e notai, a mettere ordine, ecco che subentra il caos. Un bene di tutti diviene ingestibile senza un ordine precostituito che detti legge.
«Il carbonaio, mentre tornavano a mettergli le manette, balbettava: -Dove mi conducete? In galera? O perché? Non mi è toccato neppure un palmo di terra! Se avevano detto che c’era la libertà!… »
Ma la libertà non prevede il diritto di fare qualsiasi cosa passi per la mente. Per essere anarchici occorrerebbe un livello di intelligenza superiore, che raramente si vede in giro. L’uomo invece necessita di qualcuno che lo controlli, che gli dica cosa fare, che lo guidi, il cambiamento, spesso, è mera illusione, prima o poi si torna sempre al punto di partenza.
Spesso neanche ci rendiamo conto di quanto sia importante essere liberi, probabilmente perché raramente lo siamo. Quando abbiamo la fortuna di non vivere sotto regimi totalitari allora intervengono tutti gli altri fattori sociali e culturali, pronti a limitarci e inibirci. Ma di questo abbiamo già discusso a lungo, e l’aspetto che trovo interessante e che voglio sottolineare qui invece riguarda (a parte il solito problema del linguaggio e dell’incomunicabilità, che porta a compiere gesti inconsulti in nome di un ideale che non sempre si comprende) l’indole umana e la sua caratteristica di distinguersi in due grandi gruppi, vittime e carnefici. Alla fine andiamo avanti per categorie, una traiettoria unica è davvero impossibile, la dicotomia è alla base della nostra natura. E giusto per presentare un paradosso mi viene in mente il film Train de vie, dove, gli ebrei di un villaggio, per salvarsi dalla
deportazione, organizzano un viaggio verso Israele, su un vecchio treno, dividendosi in deportati e in tedeschi e dopo i conflitti iniziali per stabilire quale ruolo assumere (addirittura durante i primi scontri si formerà pure una cellula comunista) tutti si immedesimeranno talmente bene nel proprio ruolo, da assorbirne anche gli atteggiamenti tipici, e così i finti tedeschi inizieranno a comportarsi da vere SS. Il film affronta con un’intelligente ironia un tema davvero delicato, ma nel frattempo offre la parodia di tutta un’umanità resa ridicola, proprio dal conformismo del non sapersi sottrarre ai ruoli che la sorte o qualcuno decide di assegnarle.
Postato alle 09:23 di venerdì, 29 febbraio 2008 da dalloway66
Essere moderni vuol dire adeguarsi alla massa e per non essere banditi dalla società si deve essere alla moda, con il linguaggio e con l’abbigliamento, andare nei posti in voga, leggere le riviste giuste, esibirsi in continuazione, guardare il Grande Fratello, insomma fare l’esatto contrario di ciò che faccio io.
Ho sempre pensato all’evoluzione come ad un concetto positivo, che indichi un mutamento interiore che porti al miglioramento di sé. Spesso invece mi capita di storcere il naso e inarcare il sopracciglio, di fronte all’evoluzione di chi mi sta di fronte, che a sua volta mi fissa come se fossi una cavernicola e sente l’impellente esigenza di comunicarmi le proprie esperienze (il più delle volte urlando).
Così ho udito le gesta dei nuovi eroi dei tempi moderni, la nuova concezione della coppia, i giochetti per uscire dalla noia, il piacere dei gesti estremi, a volte contro se stessi e spessissimo contro gli altri.
Ebbene può capitare che l’insospettabile vicino di casa, sì, quello gentile con gli occhialini e un po’ di pancia, insieme alla moglie giovane e attraente, per il weekend si dedichino ad attività alternative… sì, insomma quelli che hai trovato nel sito internet sono proprio loro e che ti propongono? Uno scambio di coppia! E in effetti ormai buona parte degli annunci erotici si riferisce proprio a tali a scambi, per i quali però è richiesta serietà assoluta e io mi chiedo quale accezione della parola si voglia sottolineare, in questi casi (“no perditempo” poi mi fa impazzire…).
Ecco uno degli esempi più casti che ho trovato:
Ciao siamo una coppia alla ricerca di esperienze intriganti,siamo entrambi etero. Siamo favorevoli allo scambio completo già dal primo incontro.CHIEDIAMO MASSIMA SERIETA E PULIZIA NO ASSOLUTO A SINGLE E PERDITEMPO. Non possiamo ospitare ma possiamo viaggiare.Tanti saluti baci.
Basta fare un giretto per internet e si potranno scoprire tutte le attività più in voga. Così potrà capitare di imbattersi negli amanti dei peluche, che amano travestirsi da orsacchiotti o da coniglietti, oppure nei più classici sadomasochisti, gente che paga per farsi picchiare, frustare e trattare male, o ancora in individui che per eccitarsi indossano pannolini e si comportano come neonati e qui mi fermo. Beninteso ognuno può fare ciò che crede, se si tratta di adulti consenzienti, e finché si è single e temerari (perché purtroppo si rischia anche parecchio in questo settore) ancora di più, ma quello che non comprendo è come possa una coppia desiderare uno scambio con altre e rimanere poi coppia. C’è qualcosa che non mi quadra, ma del resto io non faccio testo, per me gli scambisti erano solo i ferrovieri che manovrano gli scambi e non ho mai trovato eccitante, in tutta la vita, un peluche.
Il mondo è pieno di gente annoiata, questo concetto sfugge a chi lotta tutti i giorni per cose normalissime come fare la spesa o semplicemente stare bene, eppure molti altri, pur di sfuggire ad una monotonia soffocante, hanno reso fiorente il mercato degli sport estremi come i salti con l’elastico (bungee jumping), il rafting, il parapendio, il torrentismo, poiché la sfida più esaltante mi sembra essere quella contro la forza di gravità. Mentre molti giovani hanno l’hobby di incendiare macchine nottetempo, devastare cimiteri, dedicarsi alle corse illegali, lanciare sassi dai cavalcavia ecc. ecc.
La noia, la voglia di stupire e il desiderio del denaro possono portare anche ad altri tipi di eccessi, è il caso dei cosiddetti snuff movie, ovvero quei filmati che riprendono dalla realtà scene di violenza e di torture che si concludono in omicidi, per poi essere venduti a prezzi altissimi. In verità non si è mai potuta provare l’esistenza di questi film, ma purtroppo molto spesso la realtà supera di gran lunga la fantasia. A questo proposito vorrei citare un film horror del 2006, Hostel, del quale non consiglio affatto la visione, ma dove le squartatine di routine con annesse amputazioni varie e uccisione finale, fanno parte di un commercio, non di organi, bensì di divertimento. Ovvero ci sono persone che pagano per impossessarsi della vita di qualcun altro (ignaro ovviamente) e per deciderne la morte. La cosa triste è che l’idea al regista è venuta dopo avere scoperto un sito internet in cui si parlava appunto di un mercato simile.
Non sono certo una bacchettona, bigotta e reazionaria, ma io credo ancora nell’amore tra due persone, in un amore semplice, che preveda il desiderio di stare insieme e di raccontarsi, inoltre non conosco la noia, intesa come non so cosa fare, come utilizzare il tempo libero, e poi detesto la mondanità vuota e chiassosa, la violenza gratuita, la prevaricazione ideologica e fisica. Non per questo sono in odor di santità, anzi tutt’altro, devo ammettere che a me non piace stare in società, forse è uno dei miei tanti limiti, spesso mi isolo e non partecipo alle lotte comuni, però so ancora cosa siano il rispetto e la dignità verso se stessi e gli altri.
A proposito, se qualcuno in pvt vi invita al Bdsm, non vi sta suggerendo di visitare il blog delle suore e delle monache, al contrario vuole iniziarvi a pratiche erotiche alternative… (Bondage Domination Sadism Masochism = schiavitù, dominazione, sadismo e masochismo).
Tempi moderni?
Postato alle 07:46 di venerdì, 08 febbraio 2008 da dalloway66