PARTE I
LA NOTIZIA
Quando vi sembra di essere finalmente in vacanza, liberi, sereni e senza impegni, mentre tutto fila liscio, ecco che all’improvviso vi giunge una telefonata e come d’incanto l’equilibrio si spezza e mille frammenti vi schizzano addosso. Quando vi sembra che le vostre parenti più prossime non siano più in età da marito o che comunque abbiano ormai superato l’urgenza contrattuale, ecco che puntualmente venite smentiti e come un panzer vi investe la notizia più inattesa, quella di un bel matrimonio tardivo.
I PREPARATIVI
Se avete una madre ansiosa, prenotate un po’ di sedute di psicoterapia, perché tutto diventa più stressante.
«Odddiiiiioooo! Cosa mi metto???» vi urla nelle orecchie saltellando per tutta la casa (in mutande) mentre passa in rassegna tutti i completini del secolo scorso, da poter rispolverare per l’occasione. Con una punta di crudeltà voi smorzate subito i suoi entusiasmi, lanciandole sguardi carichi di disapprovazione, indi tornate alla vostra attività preferita (leggere).
«Aaaaaahhhhh!» vi risveglia la vostra impetuosa madre: «Sono ingrassaaaaaata!» allora voi siete costretti a ricordarle che si abbuffa a pranzo e che ammorbidisce i pasti con generose sorsate di vino. Ma poiché l’argomento non è di suo gradimento, vi liquida con un secco: «Comincia a pensare al regalo piuttosto!»
IL VIAGGIO
Finalmente il momento è arrivato! È questo il giorno! Pensate, con parecchia apprensione, ai faraonici lavori che imperversano sull’autostrada, quella che dovete prendere voi ovviamente e che sono fonti di file chilometriche sotto il sole battente. Ed ecco che lo spettro di un mini viaggio dentro l’auto di vostra madre, con i sedili di velluto e senza aria condizionata, vi strappa un lamento di dolore. Vi viene in mente perfino l’episodio di CSI sul caso di autocombustione! Naturalmente mentre voi pensate a tutte le catastrofi possibili, vostra madre è in sala trucco da ore. Di tanto in tanto vi raggiunge il suono del phon, grazie al quale qualche boccoletto è stato rimesso a posto, poi venite reclamati per temperarle la matita per gli occhi, quindi redarguiti a causa della vostra lentezza nell’eseguire gli ordini. Alla fine, quando sembra giunta l’ora fatidica dell’ingresso in macchina, venite raggiunti da uno sguardo allibito, seguito da stortura delle labbra in una smorfia di disgusto, il tutto causato dal vostro abbigliamento definito ‘da profugo polacco’. Un’occhiata all’orologio vi salva da ulteriori indugi.
Via, più veloci della luce, causa ritardo impressionante.
Vostra madre si improvvisa novella Schumacher e vi fa perdere i chili di troppo. Anche se normalmente siete atei convinti, quasi inconsciamente recitate il rosario, mentre vostra madre fa le corna a un camionista nerboruto e strombazza alla motoape di un pescivendolo, che le rivolge il gesto dell’ombrello. Mentre le Avemarie e i Padrenostri si inanellano uno dietro l’altro, vostra madre finge di non notare la segnaletica, ignora gli stop e sorpassa un autobus in una strettoia, facendovi passare dal sacro al profano con una sequela di paroline in vernacolo. Vi accorgete di grondare, ma non è solo paura, c’è anche il divieto perentorio di abbassare i finestrini, infausti procacciatori di fastidiose correnti d’aria che potrebbero rovinarle l’acconciatura!
Alfine giunsero alla meta!
PARTE II
LA CENA
Finalmente il sole tramonta e potete predisporvi per affrontare l’ultima parte della giornata campale, quella che si presenta anche come la parte più invitante, la cena appunto. Vostra madre continua ad essere sprintosa (ringalluzzita dalla guida ardita) e soprattutto in ritardo, così ripartite di gran corsa.
Il posto è affascinante, con il prato verde e quasi in riva al mare. Il tramonto vi rapisce, il prosecco che vi hanno offerto appena arrivati vi addolcisce i sensi, tutti sembrano rilassati. Vi siete appena accomodati e avete già iniziato a svuotare la bottiglia di vino che vi osservava dal secchiello, quand’ecco che un’enorme tavolata, dietro di voi, viene apparecchiata e riempita di delizie.
No, no, no, no! non ditemi che si tratta di un buffet! Sì, sì, sì, sì! Proprio così!
Ricomponetevi, smettete di strabuzzare gli occhi e piantatela di sbattere le palpebre freneticamente! Ma già guardate, con occhi supplici, vostra madre, sì, quella ansiosa, quella che vi ha stressato tutto il giorno! Quella però ardimentosa, capace di sgomitare e farsi largo tra gli umani, tanto da raggiungere incolume le cibarie! Voi siete lì, terrorizzati dalla ressa, immobili, agganciati alla sedia, le mani saldamente afferrate ai braccioli! Finalmente la vedete comparire all’orizzonte col bottino in mano. La festa può cominciare! Si mangia e si beve, mentre un maxi-schermo allestito all’ultimo minuto, in mezzo al prato (per evitare che la componente maschile disertasse il convivio!) trasmette una partita dell’Italia dei mondiali. Sarà il profumo del mare, sarà il vino, sarà il cibo, ma quasi quasi viene voglia anche a voi di saltare sull’erba al terzo gol! Ormai siete totalmente inseriti nel gruppo, fate anche finta di capire come funziona il fuorigioco e ricordate perfino i nomi dei calciatori. Eppure c’è qualcosa di strano in questo matrimonio…
Vi guardate intorno e notate che alla fine tutti stanno gridando «goooooool» e «W l’Italia!!!» E nessuno, ma proprio nessuno W GLI SPOSI!!!
Postato alle 08:17 di venerdì, 25 aprile 2008 da dalloway66
A volte i ricordi le si accumulavano davanti, all’improvviso, come una catasta di carcasse di vecchie auto. Quelli erano i momenti più duri. Difficile districarsi tra le lamiere arrugginite. Difficile selezionare i ricordi buoni, da quelli cattivi. Ma bastava un attimo, un battito di ciglia e la montagna miracolosamente svaniva. Tutti i rottami tornavano nel dolce regno dell’oblio e lei sorrideva, leggera.
Accadde in un giorno pieno di sole. La catasta le si rovesciò contro e nessuna azione riusciva a rimuoverla. Lei fu costretta a ricordare. Tutti i sensi feriti, le mani piagate, le gambe sanguinanti, gli occhi ciechi, un afrore terribile. Ogni cosa le tornava in mente, come se il tempo non fosse mai trascorso, come se potesse cavalcare gli anni e addentrarsi nei ricordi stessi, rivivendoli. Tornò bambina, poi adolescente, infine adulta, rivisse amori, piaceri, perdite e dolori. Quella montagna non finiva mai. Ogni cosa aveva un peso e adesso anche un senso, ogni cosa sembrava ferirla, ogni cosa sembrava accusarla. Torcendosi le mani pensò a cosa avrebbe potuto fare per porvi rimedio, ma non finiva un pensiero che subito un altro ricordo la devastava.
Poi lo vide, si mosse con l’intento di avvicinarsi, ma l’immagine svanì prima che potesse raggiungerla.
Lui l’aveva amata a modo suo, nel modo sbagliato, nel modo che lei non voleva, nel modo che nessuno vuole. La mattina in cui le telefonarono si stava preparando per andare al lavoro. Il fulmine la colpì ferocemente. La notizia le rimbalzò da parte a parte, poi finalmente comprese. Era la fine di un incubo o l’inizio? Incidente, ospedale, morto, ubriaco, queste le sole parole che ricordava. A lungo rimase ferma. La vita le scorreva davanti agli occhi come in un film. All’inizio era felice, poi qualcosa aveva rotto l’equilibrio. La stanchezza, l’insoddisfazione, la routine, il disamore. Lui aveva dimenticato il suo affetto per lei. La prendeva solo per ferirla, per umiliarla, per possederla. Lei si lasciava picchiare, era il padre dei suoi figli, in fondo non era cattivo, stava solo attraversando un brutto momento. La prima volta che finì in ospedale, con un occhio nero e due costole rotte, tutti la guardarono con commiserazione, con gli occhi di chi dice, io mai lascerei che mi accadesse. Ma cosa potevano saperne. Quando si vive, la violenza assume sfumature diverse. La violenza che ti regalano i tuoi cari è incomprensibile, non si può spiegare, diventa parte di te senza che tu te ne accorga. E tu collabori, come se fosse in te, come se tu fossi la fonte dalla quale sgorga, la colpevole nutrice che le dà origine. Il tempo si fermava, ogni cosa intorno a lei rimaneva immobile, sospesa. I colpi scendevano su di lei a rallentatore, le grida erano ovattate, attutite dall’esplosione dei capillari, dallo sgorgare del sangue. La luce diventava buio. Al quinto colpo non sentiva più niente. Ci si abitua a tutto, anche al dolore fisico.
Il giorno in cui decise che lui non l’avrebbe più toccata, cadeva una pioggia stanca, soffice, che ti penetrava nelle ossa e ti ammorbava l’umore. Lui non capì la sua ribellione, vide le valige all’ingresso, misurò con lo sguardo il percorso che lo separava da lei. La vide china mentre raccoglieva le ultime cose. Una furia innominabile gli montò dentro, pronta ad esplodere. La voce si trasformò in ruggito e, appesantito dalla rabbia, si scagliò contro la sua preda. Quella volta credette di morire, lo schianto fu talmente forte che lo sentì rimbombare per giorni dentro di sé. Poi il buio l’accolse. Quella fu l’ultima volta che lo vide.
Per anni provò ad allontanare quella parte della sua vita. Si rialzò da sola dal vortice nel quale era finita e si sorprese nello scoprire quanta forza avesse dentro di sé.
Adesso era pronta per rammentare, sapeva che non c’era nulla che potesse fare per cancellare i ricordi, ogni atto rimaneva in eterno, fissato nell’attimo del compimento. Tutti quei giorni sarebbero rimasti lì per sempre e ogni azione futura non avrebbe mai potuto cancellare il passato.
Da Arcidonna
Il rapporto 1991-2003 di Telefono Rosa
Le violenze nei confronti delle donne italiane si consumano principalmente all’interno delle mura domestiche. Lo svelano i dati del rapporto 1991-2003 di Telefono rosa, basati sulle denunce pervenute all’associazione negli ultimi 12 anni. Soltanto nel 2003, l’83,5% dei casi registrati denuncia, infatti, le violenze e i maltrattamenti di mariti e conviventi.
L’identikit dell’uomo “manesco” delinea il ritratto di un uomo sposato dai 35 ai 54 anni (60%), con una cultura media e un lavoro regolare (il 22,5% è rappresentato da impiegati). L’emarginazione sociale, la bassa istruzione o problemi come l’alcolismo non costituiscono, dunque, le cause principali di violenze e abusi all’interno della coppia.

Dalla loro parte, il 37% delle donne ha un’età compresa tra i 35 e i 44 anni ed è coetanea del proprio partner. Rispetto al 1991, il numero delle donne giovani tra i 25 e i 34 anni è invece diminuito del 10%. Le vittime sono casalinghe (29%), impiegate (22,4%) e disoccupate, che nello specifico appaiono in aumento con una percentuale del 7% nel 1991 e del 13,3% nel 2003. Anche per le donne si registra un buon livello di istruzione. Basti pensare che nel 2003 il 50% possiede la licenza media superiore.
Il focolare domestico nasconde, inoltre, l’aumento progressivo negli ultimi anni di pressioni psicologiche, ricatti economici e violenze fisiche verso le donne. I mariti denunciati sono saliti dal 70,1% al 76,5% e i conviventi dal 3,7 al 10,7%.
Il dato preoccupante è che dal loro canto le donne giustificano per ben il 44,8%, secondo le stime del 2003, i loro mariti e compagni, autoingannate dall’illusoria equazione: “Se mi picchia è perché è geloso, quindi vuol dire che mi ama”.
Le violenze e gli abusi nei confronti delle donne sono nella maggior parte dei casi di natura psicologica con il 41,2% (34,9% nel ’91). Seguono poi le violenze fisiche con il 34,2 (contro il 33,9 del ’91) e, infine le violenze economiche, che con il 19,7% presentano un aumento di più del 100% rispetto al ’91 in cui costituivano soltanto l’8% delle denunce.
Claudia Di Pasquale
Postato alle 21:09 di mercoledì, 23 maggio 2007 da dalloway66
Il giorno in cui Martina perse tutti i suoi sogni soffiava il vento. Era un vento antico, conosciuto e avvolgente, che profumava di salsedine. Per le strade, mulinelli roteanti mescolavano le foglie con vecchie carte abbandonate, creando strani giochi di prestigio che incantavano lo sguardo dei bambini. Martina aveva sonno. Granelli di sabbia le ferivano gli occhi e la strada solitaria si allungava davanti a lei. Un accavallarsi continuo di ricordi e riflessioni le occupava la mente e quasi il mondo scompariva intorno a sé. Così, all’inizio, non sentì la voce che la chiamava. Continuando a camminare svoltò in una stradina non asfaltata che l’avrebbe condotta a casa. Come un’eco lontana, la voce cominciava a prendere consistenza e ad attraversarla, finché non le arrivò netta, preoccupata, allarmante. Il vento per un attimo si placò, Martina aveva l’impressione di essere in un sogno, la voce le parlava, ma sembrava si esprimesse in una lingua inesistente, incomprensibile. Spaventata pensò di fuggire, di correre via da quella strada a imbuto, opprimente e solitaria. All’improvviso sentì che le gambe non la reggevano più, come se una pesantezza di pietra le gravasse sulla schiena. In un attimo fu a terra.
Dalla sua nuova prospettiva vedeva un pezzo di cielo e un pezzo di suolo, aria e luce, terra e polvere. Uccelli danzavano liberi, disegnando follie con volteggi acrobatici, mentre una fila di formiche si apprestava, diligente, a condurre fino a casa un prezioso rifornimento di cibo. A Martina cominciava a piacere starsene lì, senza più pesi, né pensieri. Il tempo sembrava essersi fermato e lei era tornata bambina, le lunghe trecce dorate, i pantaloni inzaccherati, le magliette troppo grandi. Come per magia si trovò a rivivere un intero giorno della sua infanzia.
Correva felice sulla spiaggia e rideva ebbra di gioventù. Poco distante sua madre e sua sorella prendevano il sole. La spiaggia era semi-deserta. La primavera quasi finita, l’estate dietro l’angolo. Martina aveva arrotolato i pantaloni fin sopra le caviglie e si divertiva a sfidare le onde sulla battigia. Lungo la spiaggia c’erano le rovine di una costruzione, il luogo ideale per nascondersi, per esplorare, per vivere avventure. E così entrò, curiosa e spaventata.
Quel giorno Martina perse il sorriso, trascinato via dalle onde, consumato e disperso nella schiuma.
Esplorare le era sempre piaciuto. Fin da piccola si divertiva a vagare nell’immensa casa dei nonni, alla ricerca di angoli sconosciuti, ad inventare storie, a vivere altre vite. Quella volta non fu lei a decidere.
Il sole rosso del tramonto cominciava a sparire all’orizzonte. Martina esaminava incuriosita uno strano verme peloso che ondulando si dirigeva verso un ciuffo d’erba. Mentre era china e concentrata ad osservare, una mano la distolse. Era una grossa mano di uomo. Prima la tirò su gentilmente, anche l’espressione del viso era gentile e le parole che diceva mostravano preoccupazione per lei e garantivano protezione immediata. Poi la voce mutò in affanno e la mano in artiglio. Martina portò a lungo, sul corpo, i segni di quel feroce abbraccio, che si insinuò, imperituro, tra le pieghe dell’anima e non fu mai più la stessa bambina di qualche ora prima. Non ne parlò mai e nessuno si accorse di niente. Gli adulti, troppo spesso, sono distratti e non sanno più riconoscere i segnali e le richieste di aiuto. I bambini, troppo spesso, rimangono soli a gestire cose che non capiscono e non sempre riescono a risalire dalle profondità in cui gli adulti li scaraventano.
Il vento riprese a soffiare. Martina, ancora distesa, riconobbe la voce dell’uomo. Si alzò di scatto. Ma per la strada non c’era nessuno, la voce abitava solo dentro di lei, ed aveva destato ricordi sopiti da anni.
Quel giorno Martina scoprì com’era prima che perdesse i suoi sogni, quando ancora sorrideva, credendo in una felicità possibile e dovuta, che però non raggiunse mai, rubatale da un passante qualunque, annoiato e insoddisfatto della propria esistenza. Ladro impunito.
Ecco alcune cifre segnalate dall’Unicef dopo uno studio ONU condotto sulla violenza contro i bambini:
- Almeno 53.000 bambini sono stati assassinati nel 2002 in tutto il mondo
- Tra il 20 e il 65% dei bambini in età scolare dichiarano d'esser stati vittime di atti fisici o verbali di bullismo nei 30 giorni precedenti l'intervista
- 150 milioni di bambine e 73 milioni di bambini sotto i 18 anni sono stati sottoposti nel 2002 a rapporti sessuali forzati o ad altre forme di violenza che includono il contatto fisico molesto
- Un numero variante tra 100 e 140 milioni di donne e ragazze hanno subito, su scala mondiale, una qualche forma di mutilazione o taglio dei genitali. Nell'Africa Sub-Sahariana, Egitto e Sudan ogni anno 3 milioni di donne e bambine sono sottoposte alla mutilazione o taglio dei genitali femminili
- Nel 2004,
218 milioni di bambini sono stati coinvolti nel lavoro minorile,

di cui 126 milioni in attività lavorative rischiose . Stime del 2000 indicano che 5,7 milioni di bambini risultavano coinvolti in attività lavorative forzate o imposte loro per l'estinzione di un debito (b
onded labour), 1,8 milioni nel giro della prostituzione e della pornografia, circa 1,2 milioni risultavano vittime del traffico di minori
- Un insieme di studi condotti in 21 paesi (la maggior parte dei quali sviluppati) rileva che una percentuale variante tra il 7 e il 36% delle donne e il 3 e il 29% degli uomini afferma d'esser stata vittima di abusi sessuali durante l'infanzia, e la maggior parte degli studi ha riscontrato che il tasso di abusi tra le bambine è da una volta e mezzo a tre volte superiore a quello dei bambini. La maggior parte degli abusi è avvenuta in ambito familiare.
- I bambini sono abusati sessualmente di solito da qualcuno che conoscono, troppo frequentemente dai genitori o da qualche altro membro appartenente alla ristretta cerchia familiare o degli amici.
- Uno studio multi paese condotto dall'OMS, comprendente tanto paesi sviluppati che in via di sviluppo, indica che tra l'1 e il 21% delle donne ha denunciato di essere stata abusata sessualmente prima del 15° anno di età, nella maggior parte dei casi da membri maschi della famiglia
- Si stima che ogni anno, su scala mondiale, tra i 133 e i 275 milioni di bambini assistano a violenze familiari .
- Almeno 8 milioni di bambini si trovano, su scala mondiale, in istituti d'accoglienza . Relativamente pochi vi si trovano perché privi di genitori, mentre la maggior parte dei bambini sono in istituto perché disabili, a causa della disintegrazione della loro famiglia, di situazioni di violenza domestica e delle loro condizioni sociali ed economiche, povertà inclusa

- I bambini rinchiusi nei
centri di detenzione sono frequentemente
sottoposti a violenze commesse dal personale stesso degli istituti, sia come forma di controllo sia come punizione, spesso per infrazioni minime. In almeno
77 paesi, le
punizioni corporali e altre punizioni violente sono accettate negli istituti penali come misure disciplinari legali
- Lo sfruttamento di minori nella prostituzione, pornografia infantile e attività simili costituisce una violenza. Si stima che 1 milione di bambini entrino ogni anno nel giro di tali settori di sfruttamento
- Per ogni omicidio di minore si contano altre 20-40 vittime di violenze non mortali che richiedono trattamento ospedaliero. Come per gli omicidi, i tassi di violenza non mortale sono più alti tra i maschi che non tra le femmine.
Postato alle 16:42 di mercoledì, 16 maggio 2007 da dalloway66