L’uomo di fine XV secolo era ossessionato dall’idea della morte. Molti avvenimenti si erano susseguiti per rinforzarla: la peste nera, la guerra dei Cent’anni, l’alto tasso di mortalità infantile, le numerose epidemie, le carestie. Tutti i poeti medievali hanno trattato questo argomento, anche François Villon.
François Villon (1431- dopo il 1463)
fu il più emblematico tra i poeti del medioevo. Si chiamava François de Montcorbier, ma prese il nome Villon dal cappellano che divenne suo protettore, dopo la morte prematura del padre. La sua vita fu molto movimentata, studente brillante, si laureò presso la Facoltà delle Arti di Parigi, in seguito condusse un’esistenza disordinata, divenne ladro e assassino, ma ebbe la fortuna di essere graziato più volte. L’aver fatto perdere ogni traccia di sé ha contribuito a renderlo un personaggio leggendario. Nel 1455, durante una lite uccise un prete che l’aveva provocato, mentre la notte di Natale del 1456 commise un furto con scasso al Collegio di Navarra.
La sua prima opera è del 1457, il Lais (il lascito), detto anche Petit Testament, in essa descrive tutta una serie di lasciti stravaganti, sempre crudeli e a volte divertenti da destinare ai suoi nemici.
Nell’estate del 1461 fu incarcerato a Meung-sur-Loire, reclusione che lo segnerà profondamente. In seguito liberato e rientrato a Parigi comporrà la sua opera più importante, Le Testament (o Grand Testament).
Nella prima parte dell’opera Villon si pente degli errori commessi ricordando il suo passato, medita sul tempo che passa in fretta, sulla vecchiaia e affronta in particolare il tema della morte, è qui che troviamo infatti la famosa ballata che Marot chiamerà La ballade des dames du temps jadis (La ballata delle dame di un tempo). La seconda parte riprende la finta stesura del testamento che aveva iniziato con il Lais.
Coinvolto in una rissa, nel corso della quale fu ferito il notaio apostolico, Villon fu arrestato e condannato all’impiccagione, pena che gli venne in seguito commutata in dieci anni di esilio. Fu in tale occasione, in attesa del capestro, che compose, secondo la tradizione, La ballade des pendus (La ballata degli impiccati) intitolata anche l’Épitaphe Villon, che molti ricorderanno sotto forma di canzone, recitata da Fabrizio de Andrè. 
Tuttavia esistono pareri contrari, alcuni studiosi non riscontrano nella ballata l’orrore per l’imminente patibolo bensì una sorta di simpatia e di malinconica solidarietà verso la triste morte dei suoi simili, vagabondi, ladri, “coquillards”. Sembra che Villon abbia fatto parte di questa banda di briganti, poiché alcune sue ballate sono scritte in “jargon”, ovvero nel linguaggio dei “coquillards”, anche se non ci sono prove certe. Coquillard è un termine che nel medioevo indicava i ‘mendicanti’, i coquillards in origine erano dei finti pellegrini di San Giacomo di Compostella, che vendevano conchiglie –coquilles – portate dal pellegrinaggio. La conchiglia era infatti il distintivo dei pellegrini diretti a San Giacomo. In seguito si riunirono in bande e depredarono il nord della Francia negli anni 40, 50, e 60 del XV secolo.
LA BALLATA DEGLI IMPICCATI BALLADE DES PENDUS
Fratelli umani, che ancor siete in vita, Freres humains qui après nous vivez,
contro noi non abbiate duro cuore, n’ayez les cuers contre nous endurcis,
ché, se pietà di noi meschini avete, car, se pitié de nous povres avez,
più grande grazia Dio vi potrà dare. Dieu en aura plus tost de vous mercis.
Qui ci vedete appesi, in cinque, sei, Vous nous voiez cy attachez cinq, six:
e la carne, che troppo fu satolla, quant de la chair, que trop avons nourrie,
è da tempo sbranata e putrefatta; elle est pieça devorée et pourrie,
ossa noi siamo e presto sarem polvere. et nous, les os, devenons cendre et pouldre.
Del nostro male che nessuno rida: De nostre mal persone ne s’en rie;
ma Dio pregate, che ci voglia assolvere! mais priez Dieu que tous nous vueille absouldre !
Fratelli vi chiamiamo e non dovete Se freres vous clamons, pas n’en devez
Questo nome spregiare, nonostante avoir desdaing, quoy que fusmes occis
Fossimo giustiziati: v’è ben noto, par justice. Toutesfois, vous sçavez
che aver senno non è di tutti gli uomini. que tous hommes n’ont pas bon sens rassis;
Noi siamo trapassati; e voi implorate excusez nous, puis que sommes transsis,
Il figlio della Vergine Maria, envers le fils de la Vierge Marie,
perché piova sua grazia sovra noi, que sa grace ne soit pour nous tarie,
dall’infernale folgore salvandoci. nous preservant de l’infernale fouldre.
Morti noi siamo: alcun non ci molesti, Nous sommes mors, ame ne nous harie;
ma Dio pregate, che ci voglia assolvere! mais priez Dieu que tous nous vueille absouldre!
La pioggia ci ha sfangati e rilavati, La pluye nous a debuez et lavez,
e disseccati ed abbrunati il sole; et le soleil dessechiez et noircis;
gli occhi ci hanno beccato piche e corvi, pies, corbeaulx, nous ont les yeux cavez,
e la barba e sopracciglia hanno strappato; et arrachié la barbe et les sourcis.
in pace non restiamo un sol momento, Jamais nul temps nous ne sommes assis;
perché qua e là, col variare del vento, puis ça, puis la, comme le vent varie,
esso ci porta in ballo, a suo piacere, a son plaisir sans cesser nous charie,
più sforati da uccelli che ditali. plus becquetez d’oiseaulx que dez a couldre.
La nostra confraternita evitate, Ne soiez donc de nostre confrairie;
ma Dio pregate, che ci voglia assolvere! mais priez Dieu que tous nous vueille absouldre!
O principe Gesù, che tutto domini, Prince Jhesus, qui sur tous a maestrie,
fa che l’inferno non ci abbia in possesso, garde qu’Enfer n’ait de nous seigneurie:
né che con esso abbiamo affare o debito. a luy n’ayons que faire ne que souldre.
Oh uomini: qui certo non v’è scherzo, Hommes, icy n’a point de mocquerie;
ma Dio pregate, che ci voglia assolvere! mais priez Dieu que tous nous vueille absouldre!
A partire dal 1463 si perdono le sue tracce. Molteplici ipotesi sono state avanzate, ma non si è mai scoperto cosa abbia fatto dopo quella data. Nel 1489 viene pubblicata la prima edizione delle sue Opere.
Nel 1532 Clément Marot predispose la prima edizione commentata delle opere di Villon e in seguito, nel corso del XIX secolo, i poeti romantici si interessarono alle sue poesie, in particolare Théophile Gautier.
Nella strofa XXIX del Testament Villon pone l’accento sulla caducità dei beni terreni ed inizia a sviluppare il tema dell’ubi sunt:
Dove mai sono i gioiosi gaudenti Ou sont les gracieux gallans
Che nel tempo passato ho seguitato, que je suivoye ou temps jadis,
buoni a cantare e bravi a ben parlare, si bien chantans, si bien parlans,
a dire e a fare quanto mai piacenti? si plaisans en faiz et en dis?
Alcuni sono già morti e stecchiti: Les aucuns sont morts et roidis,
ora più nulla rimane di loro. d’eulx n’est il plus riens maintenant:
Abbiano quiete almeno in paradiso repos aient en paradis,
E, a chi rimane, Dio gli dia salvezza. Et Dieu salve le remenant!
Il topos dell’ubi sunt, ricorre per tutto il medioevo, era un’invocazione usata dai predicatori cristiani per ricordare quanto, tutto ciò che era attinente alla vita terrena, fosse transitorio. La domanda ci porta indietro fino alla Bibbia, dove troviamo già il tema della vanità delle glorie terrene e dopo ad un poema del XII secolo, di un anonimo che si chiedeva dove fossero Virgilio, Platone e Cicerone e successivamente, prima di Villon, ad una composizione poetica di Deschamps.
BALLATA DELLE DAME DI UN TEMPO BALLADE
(Ballade des dames du temps jadis)
In qual paese è mai, ditemi, Flora, Dictes moy ou, n’en quel pays,
bella romana; ed Archipiade e Taide, est Flora la belle Rommaine,
che fu di lei la cugina germana? Archipiades, ne Thaïs,
Ed Eco, che laddove un grido suona qui fut sa cousine germane,
sovra riviera o stagno, ti risponde Echo parlant quant bruyt on maine
e che fu bella di là dell’umano? dessous riviere ou sus estan
E le nevi d’altr’anno, dove stanno? qui beaulté ot trop plus qu’humaine.
Mais ou sont les neiges d’antan ?
E dov’è mai Eloisa, la dottissima, Ou est la tres sage Helloïs,
per cui castrato fu e divenne monaco pour qui chastré fut et puis moyne
Pietro Abelardo, dopo, in Saint Denis? Pierre Esbaillart a Saint Denis?
Questo suo amore gli recò tal onta. Pour son amour ot ceste essoyne.
E così dov’è mai quella regina, Semblablement, ou est la royne
che comandò, che, dentro un sacco, in Senna qui commanda que Buridan
precipitato fosse Buridano? fust geté en ung sac en Saine?
E le nevi d’altr’anno, dove stanno? Mais ou sont les neiges d’antan?
E la regina come giglio Bianca, La royne Blanche comme lis
che cantava con voce di sirena; qui chantoit a voix de servine,
Berta dal grande piede, Bice, Alice, Berte au grant pié, Bietris, Alis,
Haremburgis, che reggeva sul Maine Haremburgis qui tint le Maine,
e Giovanna, la buona lorenese, et Jehanne la bonne Lorraine
cui gli Inglesi, a Rouen, ersero il rogo: qu’Englois brulerent a Rouan;
dove mai sono, vergine sovrana? ou sont ilz, ou, Vierge souveraine?
E le nevi d’altr’anno dove stanno? Mais ou sont les neiges d’antan?
Quest’anno, oppure questa settimana, Prince, n’enquerez de sepmaine
Principe, dove stiano non cercate, ou elles sont, ne de cest an,
sicché non vi ripeta il ritornello: qu’a ce reffrain ne vous remaine:
E le nevi d’altr’anno, dove stanno? Mais ou sont les neiges d’antan?
Villon si pone la domanda partendo dall’antichità fino ad arrivare al suo tempo, Giovanna d’Arco subì infatti il rogo nel 1431, ma lo stesso refrain conduce da un passato lontano ad un passato recente: antan deriva dal latino ante annum, “l’anno scorso”. La domanda ovviamente è vana, la bellezza, il valore, l’amore, così come la crudeltà e la potenza sono futili di fronte al passare del tempo e alla morte che tutto rende effimero.
Attraverso la sua poesia Villon dà voce a tutti i derelitti della terra e si vendica di tutti i potenti che lo hanno calunniato ridicolizzandoli, con la sua irriverenza deride le istituzioni, l’ordine costituito. Utilizza registri diversi e alterna scherno e
preghiera, lascivia e amore, riso e pianto, sfida e pentimento, usa citazioni, giochi di parole, associazione d’idee, rendendo originali temi poetici ereditati dalla cultura medievale. Ma la sua maggiore innovazione fu quella di dare al poeta, in quanto persona, grande importanza, cosa che nel medioevo non si usava.
I testi in francese e le traduzioni sono tratti da François Villon, Ballate e lasse, 1993, STAMPA ALTERNATIVA
Postato alle 12:56 di domenica, 06 maggio 2007 da dalloway66