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rolandLa Chanson de Roland è la più famosa canzone di gesta pervenutaci. La Canzone di gesta è un genere epico che si sviluppò in Francia tra l’XI e il XIV secolo. Il testo di riferimento è quello del codice Digby 23 della Biblioteca Bodleiana di Oxford, del XII secolo, anche se il poema proviene dalla Francia e risale ad un secolo prima. Si ritiene sia stata scritta da quel Turoldo che così si nomina alla fine del testo: «Ci falt la geste que Turoldus declinet». Di lui non si sa nulla con certezza, neanche se sia il vero autore della canzone (del resto il verbo Declinet, oltre a “scrivere”, può significare anche “copia” o “traduce”), ma molti sono stati i tentativi di individuazione, tra i quali il più affascinante è quello con Turoldo, il leggendario monaco guerriero, di Fécamp.
 
A lungo i critici si sono posti degli interrogativi a proposito di questo manoscritto. Innanzitutto in che modo il racconto di un avvenimento risalente al 778, la disfatta subita dalla retroguardia di Carlomagno a Roncisvalle, si fosse tramandata fino alla fine dell’XI secolo, ma anche come spiegare la precisione formale di questo primo esempio di poesia epica.
Per i romantici le canzoni di gesta erano il frutto di una tradizione orale che si propagava tramite l’arte giullaresca. All’inizio del Novecento invece i critici hanno affermato il carattere letterario di tali opere, dietro le quali ci sono autori colti, che avevano ripreso certi argomenti in occasione della Riconquista della Spagna e delle prime crociate in Oriente.
 
Il poema comprende 4002 versi suddivisi in 291 lasse (strofe dalla lunghezza variabile). E proprio la lassa assonanzata riporta ai poemi agiografici, cosa che rende meno singolare la forma delle canzoni di gesta, che perciò sembrano avere seguito il percorso delle altre creazioni di quel periodo. chanson de RolandLa lassa permette sia di isolare gli elementi dell’azione che di conferire loro l’ampiezza o la brevità desiderate. La canzone permette dei procedimenti che consentono di legare le lasse tra loro: le lasse «enchaînées» assicurano la continuità del racconto, le lasse «parallèles» permettono di ampliare il campo visivo, ad esempio nei combattimenti, le lasse «similaires» tendono a dilatare il tempo in alcuni momenti fondamentali, come nel caso della lunga agonia dell’eroe.
 
Oltre alla forma anche i contenuti sono indicativi di una società basata sulla fede e sui valori del cristianesimo incarnati da Carlomagno e dai suoi guerrieri. Anche se l’eroe-martire Rolando muore, la sua morte permetterà all’imperatore di trionfare sui pagani.
Nella realtà i cavalieri si scontrarono con i guerriglieri baschi e non con i saraceni, ma il passaggio dalla storia alla leggenda era indispensabile per dare un fondamento storico alle crociate e per trasformare una guerra di conquista in guerra santa.
Re Marsilio, nel tentativo di salvare Saragozza dall’armata dei Franchi, propone un trattato di pace a Carlomagno. Ma il traditore Gano fa cadere in un tranello il prode Rolando, che con la sua retroguardia rimane vittima di un’imboscata.
Il racconto si può dividere in due parti: la morte di Rolando (il tradimento, la battaglia) e la vendetta dell’imperatore (il castigo dei pagani, il castigo di Gano).
Qui di seguito sono riportati i versi sulla morte di Rolando, in essi Rolandminiprendono vita tutti i simboli dell’epoca, come il guanto teso a Dio, immagine dello slancio religioso, peculiare della società feudale. L’eroe, rimasto solo, rivolge lo sguardo in direzione della terra nemica e ricorda tutte le gesta compiute in vita. Alla fine gli angeli del paradiso verranno a prenderlo ed a ricevere la sua anima.
 
 

Li quens Rollant se jut desuz un pin ;
Le comte Roland est étendu sous un pin.
Envers Espaigne en ad turnet sun vis.
Vers l'Espagne il a tourné son visage.
De plusurs choses a remembrer li prist :
De bien des choses le souvenir lui revient,
De tantes teres cum li bers cunquist,
de tant de terres que le baron a conquises,
De dulce France, des humes de sun lign,
de la douce France, des hommes de son lignage,
De Carlemagne, sun seignor, kil nurrit.
de Charlemagne, son seigneur, qui l'a formé.
Ne poet muer n'en plurt e ne suspirt.
Il ne peut s'empêcher de pleurer et de soupirer.
Mais lui meïsme ne volt mettre en ubli,
Mais il ne veut pas s'oublier lui-même.
Cleimet sa culpe, si priet Deu mercit :
Il bat sa coulpe et demande pardon à Dieu :
" Veire Patene, ki unkes ne mentis,
" Père véritable qui jamais ne mentis,
Seint Lazaron de mort resurrexis,
toi qui ressuscitas saint Lazare
E Daniel des leons guaresis,
et qui sauvas Daniel des lions,
Guaris de mei l'anme de tuz perilz
sauve mon âme de tous les périls
Pur les pecchez que en ma vie fis!"
pour les péchés qu'en ma vie j'ai commis! "
Sun destre guant a Deu en puroffrit;
Il a offert à Dieu son gant droit,
Seint Gabriel de sa main l'ad pris.
saint Gabriel de sa mai l'a pris.
Desur sun braz teneit le chef enclin;
Sur son bras il tenait sa tête inclinée;
Juntes ses mains est alet a sa fin.
Les mains jointes, il est allé à sa fin.
Deus tramist sun angle Cherubin,
Dieu envoya son ange Chérubin
E seint Michel del Peril;
et saint Michel du Péril;
Ensembl'od els sent Gabriel i vint.
Et avec eux vint saint Gabriel
L'anme del cunte portent en pareïs.
Ils emportent l'âme du comte en paradis.

CLXXVI, 176, Éd. Bilingue Garnier-Flammarion, traduction Jean Dufournet, 1993.
 
 
Il conte Rolando giaceva sotto un pino, / Verso la Spagna ha rivolto il viso. / Di molte cose il sovvenire l’assale, / Di tante terre, quante il valoroso conquistò, / Della dolce Francia, degli uomini di sua schiatta, / Di Carlomagno, il suo signore, che lo allevò; / Non può tenersi che non ne pianga e sospiri. / Ma se medesimo non volle dimenticare: / Ripete il mea culpa, prega da Dio misericordia: / «Verace Padre, che mai non mentisti, / San Lazzaro da morte risuscitasti / E Daniele dai leoni scampasti, / Scampa l’anima mia da ogni perielio / Per i peccati che in vita mia commisi!». / Il guanto destro a Dio per essi offrì: / San Gabriele di sua mano l’ha preso. / Sopra il braccio ha reclinato il capo: / Giunte le mani è arrivato alla fine. / Dio gl’inviò il suo angelo cherubino / E san Michele del Mare del Perielio; / Insieme ad essi san Gabriele vi scese: / L’anima del conte portano in Paradiso.
(trad, tratta da Aurelio Roncaglia, Antologia delle letterature medievali d’oc e d’oïl, Edizioni Accademia, 1985)
 
La chanson de geste ha ispirato numerosi autori italiani del XV e XVI secolo, Luigi Pulci con il Morgante, Matteo Maria Boiardo con il suo Orlando Innamorato, ma soprattutto Ludovico Ariosto con l’Orlando Furioso, uno dei capolavori del Rinascimento italiano.
 



Postato alle 21:09 di martedì, 29 maggio 2007 da dalloway66

Nell’Alto Medioevo si completa l’evoluzione linguistica che dal latino condurrà alle parlate romanze. La vita intellettuale è gestita dagli ecclesiastici, ma i continui cambiamenti hanno reso quasi incomprensibile, per il popolo, la lingua liturgica. Per questo motivo, in occasione del Concilio di Tours, nell’anno 813, le autorità religiose, coscienti della sempre più diffusa impossibilità, da parte dei fedeli, di seguire la totalità della funzione, decisero di ordinare che i sermoni fossero tradotti in “rusticam Romanam linguam”, cioè nel linguaggio usato dalla gente. Probabilmente per motivi analoghi il volgare venne utilizzato anche nei canti religiosi.
In tale contesto si inserisce la Sequenza (o Cantilena) di Sant’Eulalia, primo documento letterario in volgare francese, risalente all’880 circa. La Cantilena racconta la storia di una ragazzina di tredici anni che, durante le persecuzioni dei cristiani, volute da Diocleziano, rifiutò di rinnegare la propria fede, gesto che la porterà al martirio. Al momento della morte prenderà le sembianze di una colomba bianca e salirà verso il cielo. La sequenza si conclude con quest’immagine, seguita da una preghiera.
L’opera si ritiene sia stata composta in occasione della traslazione delle ossa della santa, nell’878, nel monastero di Hasnon, vicino a Saint-Amand. L’autore potrebbe essere il poeta e musicista Hucbald (c.840).

La sequenza di Sant’Eulalia è un inno religioso, la musica è andata perduta e il testo ci è pervenuto per caso, grazie a Hoffmann von Fallersleben, che l’ha trovato, nel 1837, in un manoscritto della biblioteca di Valenciennes. Fin dalla sua scoperta la sequenza ha suscitato accesi dibattiti, in particolare a proposito del quindicesimo verso il cui senso resta enigmatico.
La denominazione “sequenza” si riferisce alla forma metrica e musicale del testo che riproduce la “sequentia” latina, usata nella funzione religiosa e sviluppatasi in Francia nel IX secolo. Il manoscritto presenta due “sequenze”, una in latino e l’altra in volgare francese piccardo-vallone. Benché entrambe le trascrizioni facciano riferimento alla stessa martire spagnola, tuttavia l’impostazione è ben diversa, puramente retorica quella in latino, d’intenso spessore narrativo quella in volgare. Ancora un segno di cambiamento e di necessità da parte della chiesa di raggiungere il maggior numero possibile di fedeli.

La trascrizione in francese moderno è di L. Petit de Julleville, la traduzione in italiano è tratta da Aurelio Roncaglia, Antologia delle letterature medievali d’oc e d’oïl, Edizioni Accademia,1985  

1. Eulalie était une bonne jeune fille ;
2. Son corps était beau, son âme plus belle encore.
3. Les ennemis de Dieu voulurent la vaincre,
4. Et lui faire servir le Diable.
5. [Mais] elle n'écoutait pas les mauvais conseillers
6. [Qui voulaient] qu'elle renie Dieu qui demeure au ciel.
7. Ni pour de l'or, ni pour de l'argent ou des parures,
8. Ni pour des menaces, des caresses ou des prières,
9. Nulle chose ne pouvait forcer (plier)
10. La fille à toujours n'aimer le service de Dieu.
11. Et pour cela, elle fut présentée à Maximien,
12. Qui était en ces jours-là le roi des païens,
13. Il l'exhorte, sans qu'elle y prête attention
14. [à ce] Qu'elle fuie le nom chrétien.
15. Elle en rassemble ses forces.
16. Mieux [valût ?] qu'elle soutînt les tortures,
17. Qu'elle ne perdît sa virginité.
18. Pour cela elle mourrait en grand honneur.
19. Ils la jetèrent dans le feu pour qu'elle y brûle.
20. Elle était sans pêché et pour cela ne brûla pas.
21. À cela, le roi païen ne voulut croire,
22. Avec une épée, il ordonna de lui trancher la tête.
23. La demoiselle ne contredit pas cela,
24. Et accepta de quitter ce monde, si le Christ l'ordonnait.
25. Sous la forme d'une colombe, elle monta au ciel.
26. Tous prions que pour nous [elle ?] daigne prier,
27. Que le Christ nous ait en sa pitié,
28. Après la mort, et qu'à lui il nous laisse venir
29. Par sa clémence.

1. Buona fanciulla fu Eulalia
2. Bello aveva il corpo, più bella l’anima.
3. Vollero vincerla i nemici di Dio,
4. Vollero farla servire al diavolo.
5. Ella non ascolta i cattivi consiglieri,
6. Che rinneghi quel Dio che sta su in cielo,
7. Né per oro, né per argento, né per vesti preziose,
8. Né per minaccia regale, né per preghiera:
9. Nessuna cosa la poté mai piegare,
10. Che la fanciulla sempre non amasse il servizio di Dio.
11. E perciò fu condotta davanti a Massimiano,
12. Che regnava in quei tempi sopra i pagani.
13. Egli la esorta, di che a lei nulla cale,
14. Ch’ella ripudi il nome cristiano.
15. Ella rafforza il suo animo:
16. Piuttosto sopporterebbe le torture,
17. Che perdere la sua verginità.
18. Perciò morì molto onorevolmente.
19. Dentro il fuoco la gettarono, sì che arda tosto:
20. Ella non aveva peccati, per questo non bruciò.
21. A ciò non si volle arrendere il re pagano:
22. Con una spada comandò mozzarle il capo.
23. La donzella a tal cosa non s’oppose:
24. Voleva lasciare il mondo, e ne prega Cristo.
25. In forma di colomba volò al cielo.
26. Preghiamo tutti che per noi si degni intercedere,
27. Che di noi possa avere Cristo misericordia
28. Dopo la morte, e a lui ci lasci venire
29. Per sua clemenza.




Postato alle 19:00 di mercoledì, 04 aprile 2007 da dalloway66

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