Parole
Link
Bottoni
Disclaimer
La Chanson de Roland è la più famosa canzone di gesta pervenutaci. La Canzone di gesta è un genere epico che si sviluppò in Francia tra l’XI e il XIV secolo. Il testo di riferimento è quello del codice Digby 23 della Biblioteca Bodleiana di Oxford, del XII secolo, anche se il poema proviene dalla Francia e risale ad un secolo prima. Si ritiene sia stata scritta da quel Turoldo che così si nomina alla fine del testo: «Ci falt la geste que Turoldus declinet». Di lui non si sa nulla con certezza, neanche se sia il vero autore della canzone (del resto il verbo Declinet, oltre a “scrivere”, può significare anche “copia” o “traduce”), ma molti sono stati i tentativi di individuazione, tra i quali il più affascinante è quello con Turoldo, il leggendario monaco guerriero, di Fécamp.
La lassa permette sia di isolare gli elementi dell’azione che di conferire loro l’ampiezza o la brevità desiderate. La canzone permette dei procedimenti che consentono di legare le lasse tra loro: le lasse «enchaînées» assicurano la continuità del racconto, le lasse «parallèles» permettono di ampliare il campo visivo, ad esempio nei combattimenti, le lasse «similaires» tendono a dilatare il tempo in alcuni momenti fondamentali, come nel caso della lunga agonia dell’eroe.
prendono vita tutti i simboli dell’epoca, come il guanto teso a Dio, immagine dello slancio religioso, peculiare della società feudale. L’eroe, rimasto solo, rivolge lo sguardo in direzione della terra nemica e ricorda tutte le gesta compiute in vita. Alla fine gli angeli del paradiso verranno a prenderlo ed a ricevere la sua anima.
|
Li quens Rollant se jut desuz un pin ;
|
Le comte Roland est étendu sous un pin.
|
|
Envers Espaigne en ad turnet sun vis.
|
Vers l'Espagne il a tourné son visage.
|
|
De plusurs choses a remembrer li prist :
|
De bien des choses le souvenir lui revient,
|
|
De tantes teres cum li bers cunquist,
|
de tant de terres que le baron a conquises,
|
|
De dulce France, des humes de sun lign,
|
de la douce France, des hommes de son lignage,
|
|
De Carlemagne, sun seignor, kil nurrit.
|
de Charlemagne, son seigneur, qui l'a formé.
|
|
Ne poet muer n'en plurt e ne suspirt.
|
Il ne peut s'empêcher de pleurer et de soupirer.
|
|
Mais lui meïsme ne volt mettre en ubli,
|
Mais il ne veut pas s'oublier lui-même.
|
|
Cleimet sa culpe, si priet Deu mercit :
|
Il bat sa coulpe et demande pardon à Dieu :
|
|
" Veire Patene, ki unkes ne mentis,
|
" Père véritable qui jamais ne mentis,
|
|
Seint Lazaron de mort resurrexis,
|
toi qui ressuscitas saint Lazare
|
|
E Daniel des leons guaresis,
|
et qui sauvas Daniel des lions,
|
|
Guaris de mei l'anme de tuz perilz
|
sauve mon âme de tous les périls
|
|
Pur les pecchez que en ma vie fis!"
|
pour les péchés qu'en ma vie j'ai commis! "
|
|
Sun destre guant a Deu en puroffrit;
|
Il a offert à Dieu son gant droit,
|
|
Seint Gabriel de sa main l'ad pris.
|
saint Gabriel de sa mai l'a pris.
|
|
Desur sun braz teneit le chef enclin;
|
Sur son bras il tenait sa tête inclinée;
|
|
Juntes ses mains est alet a sa fin.
|
Les mains jointes, il est allé à sa fin.
|
|
Deus tramist sun angle Cherubin,
|
Dieu envoya son ange Chérubin
|
|
E seint Michel del Peril;
|
et saint Michel du Péril;
|
|
Ensembl'od els sent Gabriel i vint.
|
Et avec eux vint saint Gabriel
|
|
L'anme del cunte portent en pareïs.
|
Ils emportent l'âme du comte en paradis.
|
Nell’Alto Medioevo si completa l’evoluzione linguistica che dal latino condurrà alle parlate romanze. La vita intellettuale è gestita dagli ecclesiastici, ma i continui cambiamenti hanno reso quasi incomprensibile, per il popolo, la lingua liturgica. Per questo motivo, in occasione del Concilio di Tours, nell’anno 813, le autorità religiose, coscienti della sempre più diffusa impossibilità, da parte dei fedeli, di seguire la totalità della funzione, decisero di ordinare che i sermoni fossero tradotti in “rusticam Romanam linguam”, cioè nel linguaggio usato dalla gente. Probabilmente per motivi analoghi il volgare venne utilizzato anche nei canti religiosi.
In tale contesto si inserisce la Sequenza (o Cantilena) di Sant’Eulalia, primo documento letterario in volgare francese, risalente all’880 circa. La Cantilena racconta la storia di una ragazzina di tredici anni che, durante le persecuzioni dei cristiani, volute da Diocleziano, rifiutò di rinnegare la propria fede, gesto che la porterà al martirio. Al momento della morte prenderà le sembianze di una colomba bianca e salirà verso il cielo. La sequenza si conclude con quest’immagine, seguita da una preghiera.
L’opera si ritiene sia stata composta in occasione della traslazione delle ossa della santa, nell’878, nel monastero di Hasnon, vicino a Saint-Amand. L’autore potrebbe essere il poeta e musicista Hucbald (c.840).
La sequenza di Sant’Eulalia è un inno religioso, la musica è andata perduta e il testo ci è pervenuto per caso, grazie a Hoffmann von Fallersleben, che l’ha trovato, nel 1837, in un manoscritto della biblioteca di Valenciennes. Fin dalla sua scoperta la sequenza ha suscitato accesi dibattiti, in particolare a proposito del quindicesimo verso il cui senso resta enigmatico.
La denominazione “sequenza” si riferisce alla forma metrica e musicale del testo che riproduce la “sequentia” latina, usata nella funzione religiosa e sviluppatasi in Francia nel IX secolo. Il manoscritto presenta due “sequenze”, una in latino e l’altra in volgare francese piccardo-vallone. Benché entrambe le trascrizioni facciano riferimento alla stessa martire spagnola, tuttavia l’impostazione è ben diversa, puramente retorica quella in latino, d’intenso spessore narrativo quella in volgare. Ancora un segno di cambiamento e di necessità da parte della chiesa di raggiungere il maggior numero possibile di fedeli.
La trascrizione in francese moderno è di L. Petit de Julleville, la traduzione in italiano è tratta da Aurelio Roncaglia, Antologia delle letterature medievali d’oc e d’oïl, Edizioni Accademia,1985
1. Eulalie était une bonne jeune fille ;
2. Son corps était beau, son âme plus belle encore.
3. Les ennemis de Dieu voulurent la vaincre,
4. Et lui faire servir le Diable.
5. [Mais] elle n'écoutait pas les mauvais conseillers
6. [Qui voulaient] qu'elle renie Dieu qui demeure au ciel.
7. Ni pour de l'or, ni pour de l'argent ou des parures,
8. Ni pour des menaces, des caresses ou des prières,
9. Nulle chose ne pouvait forcer (plier)
10. La fille à toujours n'aimer le service de Dieu.
11. Et pour cela, elle fut présentée à Maximien,
12. Qui était en ces jours-là le roi des païens,
13. Il l'exhorte, sans qu'elle y prête attention
14. [à ce] Qu'elle fuie le nom chrétien.
15. Elle en rassemble ses forces.
16. Mieux [valût ?] qu'elle soutînt les tortures,
17. Qu'elle ne perdît sa virginité.
18. Pour cela elle mourrait en grand honneur.
19. Ils la jetèrent dans le feu pour qu'elle y brûle.
20. Elle était sans pêché et pour cela ne brûla pas.
21. À cela, le roi païen ne voulut croire,
22. Avec une épée, il ordonna de lui trancher la tête.
23. La demoiselle ne contredit pas cela,
24. Et accepta de quitter ce monde, si le Christ l'ordonnait.
25. Sous la forme d'une colombe, elle monta au ciel.
26. Tous prions que pour nous [elle ?] daigne prier,
27. Que le Christ nous ait en sa pitié,
28. Après la mort, et qu'à lui il nous laisse venir
29. Par sa clémence.
1. Buona fanciulla fu Eulalia
2. Bello aveva il corpo, più bella l’anima.
3. Vollero vincerla i nemici di Dio,
4. Vollero farla servire al diavolo.
5. Ella non ascolta i cattivi consiglieri,
6. Che rinneghi quel Dio che sta su in cielo,
7. Né per oro, né per argento, né per vesti preziose,
8. Né per minaccia regale, né per preghiera:
9. Nessuna cosa la poté mai piegare,
10. Che la fanciulla sempre non amasse il servizio di Dio.
11. E perciò fu condotta davanti a Massimiano,
12. Che regnava in quei tempi sopra i pagani.
13. Egli la esorta, di che a lei nulla cale,
14. Ch’ella ripudi il nome cristiano.
15. Ella rafforza il suo animo:
16. Piuttosto sopporterebbe le torture,
17. Che perdere la sua verginità.
18. Perciò morì molto onorevolmente.
19. Dentro il fuoco la gettarono, sì che arda tosto:
20. Ella non aveva peccati, per questo non bruciò.
21. A ciò non si volle arrendere il re pagano:
22. Con una spada comandò mozzarle il capo.
23. La donzella a tal cosa non s’oppose:
24. Voleva lasciare il mondo, e ne prega Cristo.
25. In forma di colomba volò al cielo.
26. Preghiamo tutti che per noi si degni intercedere,
27. Che di noi possa avere Cristo misericordia
28. Dopo la morte, e a lui ci lasci venire29. Per sua clemenza.