(I maleducati del nuovo millennio)
La notte era un’altra cosa. Di notte giaceva sveglio su materassi che gli sembravano fatti di cartone e catalogava i difetti dell’umanità. […] Condannò Dio perché permetteva a certa gente di esistere. Condannò la democrazia che gli imponeva la loro presenza. […] Era un’ingiustizia che il mondo fosse così privo di rispetto nei confronti di un uomo che era così rispettoso del mondo.
(Jonathan Franzen, Le correzioni)
Viviamo in un’epoca di vuoto intellettuale, in cui dominano il disimpegno e la superficialità e sembrano lontanissimi i tempi dei mandarini, gli intellettuali francesi del secondo dopoguerra che si incontravano nei bistrot e determinavano la vita culturale e politica del paese.
Oggi invece, altro che interessi letterari o politici! Nell’era delle k e delle faccette
si fa largo piuttosto uno stuolo di intriganti, peraltro decisamente attempati, perché se è vero che tra gli adolescenti l’atteggiamento ostile, prevaricatore e indiscreto è stato praticamente una costante lungo il corso dei secoli, l’adolescenza che si trascina fino ai trent’anni e oltre assume invece le fattezze di una piaga sociale.
Il maleducato del nuovo millennio vive la propria confusione al computer, si muove tra i blog, sceglie le vittime ignare e poi parte con l’affondo e quando scopre le carte ti accorgi che ti sta appestando la vita, che è come una gramigna resistente al più feroce diserbante.
Il popolo degli invasori si insinua nelle vite degli altri con la determinazione del giusto, di chi si ritiene in dovere di farlo, ed è così che giungono dal nulla eserciti di sconosciuti che ti dicono cosa puoi o non puoi fare, che occupano il tuo spazio come se fosse di loro proprietà, che si mettono a sindacare sui tuoi sentimenti, che insultano gratuitamente e senza conoscere le persone a cui tieni o che ami e non puoi più toglierteli di torno, ti ammorbano il blog con la loro inconsistenza, con il continuo travisare ciò che scrivi per leggerlo in base ai loro interessi, con gli insistenti riferimenti alla tua vita privata, della quale credono di far parte, con appunti e critiche in merito al tuo comportamento e con la certezza di conoscerti meglio di te stesso. E come se non bastasse alcuni continuano l’operazione di disturbo nel proprio blog, fanno riferimento a situazioni che trasformano a proprio uso e consumo e che ti coinvolgono, ma che non hanno nulla a che fare con la realtà e poi diffondono informazioni rimaneggiate proponendo ad altri una verità alterata, generando confusione e schieramenti, il tutto basato solo su schegge di follia a cui nessuno riesce a mettere un freno .
La regola principale è la forza dell’insulto, i nuovi maleducati utilizzano il turpiloquio con grande disinvoltura, inserendolo anche laddove non ha alcun senso e poi sentono la necessità di scagliarsi contro tutti quelli che non fanno parte della loro congrega. I nuovi maleducati infatti si muovono in branco, hanno bisogno di sostenersi l’un l’altro, non avendo la necessaria forza interiore né un qualsivoglia spessore morale o intellettuale.
Di solito, mentre gli altri continuano a lavorare nell’ombra, indisturbati, uno del gruppo viene lanciato allo sbaraglio, in linea di massima si tratta del meno intelligente, quindi anche del più fastidioso. Ti salta addosso con la volontà di una zecca assetata di sangue e non ti molla, puoi usare qualsiasi mezzo persuasivo, ma è tutto inutile, finge di non comprendere e continua per la sua strada sordo ad ogni tua richiesta. L’unica chance è quella che si usa con i fastidiosi parassiti.
A volte capita che la zecca maleducata decida di proporsi come spasimante e anche se tu non fai nulla, all’improvviso scopri che una consistente fetta di umanità pensa che voi due ve la intendiate. La persona che ami viene sottoposta al massacro. Un esercito di gente che non riesce ad avere una vita propria, lentamente si insinua nella tua, mormora, discute le tue mosse, finge sincera preoccupazione, ma in verità, lo sappiamo bene, è un triste tentativo per allontanare lo squallore della propria esistenza, perché chi mai avrebbe voglia di tormentare una coppia serena, se avesse qualcuno da amare di cui occuparsi?
Ma la zecca maleducata non si arrende, per lei ormai sei terra di conquista, deve partire alla carica ponendo come base dei tuoi profondi interessi i suoi ben miseri mezzucci e per ciò stesso è destinata alla sconfitta. Il fatto è che può diventare una persecuzione, ti cerca, ti segue, ti spia, ti assilla, qualunque cosa tu faccia ha una risposta, la sua ovviamente e così se le spieghi le cose lei pensa che ti interessi e se invece ti arrabbi ti trova eccitante, qualunque cosa tu faccia continua ad insistere, ad esporti al pubblico ludibrio, a offendere, a mostrare a tutti che al di là della propria patologia non ha null’altro da offrire, se non pochezza interiore, grande maleducazione, scarsa cultura e intelligenza inesistente. Perché anche i meno dotati capiscono che se una persona continua a ripeterti di no, vuol dire che è il momento di smetterla.
Ma i nuovi maleducati, oltre a non conoscere il rispetto per gli altri, non sanno nemmeno cosa sia avere un po’ di dignità per se stessi e se alla fine li tratti male, li cacci, esprimi chiaramente il tuo disinteresse, ebbene continuano a seccarti, a molestarti, anziché andarsi a nascondere in un angolino remoto.
In mezzo alla congrega ci sono anche gli spiritosi, quelli che ti mandano messaggi melliflui, conditi con qualche battuta inutile e per quanto tu possa ignorarli o rispondere a monosillabi, ecco che si ripresentano e se anche gli dici chiaramente che non vuoi incontrarli, continuano ad insistere e a farti perdere un sacco di tempo con la loro inconcludenza.
Ho notato che molta gente non contempla nemmeno la possibilità di ricevere un rifiuto, ma sarebbe anche ora di imparare, a volte è inutile sbattere i piedi per terra e gridare “lo voglio! Perciò sarà mio!”, perché non si può obbligare proprio nessuno ad amarci.
Come sarebbe bello se ci si limitasse ad uno scambio costruttivo che porti a crescere e migliorarsi, come per fortuna accade con le tante persone intelligenti che utilizzano il blog come strumento per comunicare e scambiare informazioni e sentimenti, piuttosto che quel coro disarmonico e fastidioso, quella stirpe psicotica che non vuole accettare che due persone si amino, quel corteo di insoddisfatti che organizza crociate contro la serenità degli altri. Per questi insopportabili manipolatori della realtà altrui, questi infelici navigatori incapaci di vivere una storia propria, confido in una folgore che giunga dall’alto e che li incenerisca tutti!
Postato alle 10:23 di sabato, 05 luglio 2008 da dalloway66
Quando si parla di argomenti delicati è facile superare il limite consentito dalla sensibilità e dal decoro. Nel nostro paese purtroppo ormai questo sembra essere diventato routine, ovvero il dare libero corso alle proprie idee e lanciarle nel mondo tramite l’etere o il web o la carta stampata, organizzare manifestazioni, striscioni, cortei, slogan, raramente con il supporto del buongusto e dell’approfondimento, spesso con le urla, con la violenza, con la derisione, con l’imposizione, ma soprattutto con grande falsità. Così capita di rimettere tutto in discussione, a seconda del vento e dell’umore del periodo. E poiché il nostro è anche il paese dei pensatori su procura, nel senso che se posso fare pensare un altro al posto mio è meglio e, al massimo, lo seguo, ecco che il primo a cui viene in mente una qualsiasi idea e la dice, trova un consistente gruppo di camminatori disposti ad andargli dietro, in tal modo può succedere anche che un Giuliano Ferrara lanci la proposta di una moratoria per l’aborto.
Questo è un appello alle buone coscienze che gioiscono per la moratoria sulla pena di morte nel mondo, votata ieri all’Onu da 104 paesi. Rallegriamoci, e facciamo una moratoria per gli aborti. Infatti per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, in nome di una schizofrenica e grottesca ideologia della salute della Donna, che con la donna in carne e ossa e con la sua speranza di salute e di salvezza non ha niente a che vedere, alla mannaia dell’asportazione chirurgica o a quella del veleno farmacologico via pillola Ru486.
(Giuliano Ferrara, da Il Foglio)
A parte il fatto che adesso è uscito allo scoperto, dopo la decisione di presentarsi alle elezioni con la lista per la vita, e quindi con il supporto di un pubblico timorato di Dio e acclamato dagli esponenti della Chiesa, già da subito tanto accanimento puzzava di grande ipocrisia.
Ci sono questioni che investono la vita nostro malgrado, tra queste le malattie, la morte, le nascite, gli aborti, ci sono questioni sgradevoli che ci accompagnano per tutta l’esistenza e che riguardano la storia dell’umanità. Essere inutilmente estremisti, non equivale affatto a risolvere le cose, non riusciremo a sconfiggere la morte, e per quante malattie saremo capaci di curare, sempre di nuove ne salteranno fuori, così come si continuerà a fare nascere bambini nella gioia o nel dolore e nello stesso modo si continuerà ad abortire, con o senza legge.
Sono convinta che la delicatezza e la peculiarità di questo argomento riguardi talmente da vicino le donne che soltanto loro dovrebbero legiferare in merito, senza il supporto di nessun Ferrara o vescovo di turno. Non credo che un uomo riesca a rendersi conto, fino in fondo, di che esperienza traumatica possa essere l’aborto per una donna e quanto pesanti siano le conseguenze psicologiche che ne derivano. L’aborto si sa, esiste da sempre e una legge che lo legalizzi, in determinate circostanze, ha limitato i danni provocati da tutti quelli consumati nella clandestinità. Forse ci si dovrebbe chiedere, prima di fare discorsi oziosi, da dove nasca la necessità di abortire. I motivi sono molteplici e difficilmente traducibili in quattro parole, ma giusto per polemizzare, oltre ai motivi legati alla salute della madre e del feto, nel corso della storia ci sono state anche motivazioni sociali. La stessa Chiesa è stata la prima ad additare e bollare come donne dai facili costumi, le ragazze che restavano incinte fuori dal matrimonio, mentre l’elemento maschile ha sempre potuto fare il Ponzio Pilato della situazione. Anche se adesso le cose sono un po’ cambiate, è sempre la donna che si macchia della colpa ed è l’unica che deve pagare il suo tributo alla società, in ogni caso.
Naturalmente non è con le restrizioni che si educa, ma con la giusta presentazione di valori etici, con un’appropriata campagna contraccettiva, di prevenzione, con una opportuna educazione alla sessualità e al rispetto della vita.
Guarda caso poi tutti i grandi predicatori si vogliono schierare con la destra, perché è lì che si può parlare di tradizione, di famiglia canonica, di bigottismo, di difesa dei valori, come se tutto questo potesse essere garanzia di giustizia, legalità e rettitudine morale. Forse troppo spesso ci si dimentica che la maggior parte delle violenze si consumano proprio tra le pareti domestiche e riguardano padri che violentano le figlie e mariti che picchiano le mogli, senza contare che la destra oltre a preservare ciò che apparentemente è il giusto, spesso cammina anche a fianco dell’intolleranza e dell’integralismo e come si conciliano questi ultimi aspetti con gli insegnamenti di Cristo all’amore, al rispetto per il diverso e per il prossimo?
Immagino che questa difesa per la vita ad oltranza preveda un autentico orrore nei confronti dell’eutanasia. Ecco, al contrario io sono dell’avviso, che un paese veramente civile debba permettere una morte dignitosa a chiunque. La sofferenza fine a se stessa non ha alcuna giustificazione e comunque dovrebbe essere una scelta del singolo e non del governo o della Chiesa. Io posso solo dire che ci sono situazioni per le quali sei costretto a desiderare che la persona che ami muoia il prima possibile e già questo è tremendo, ma in più dovere assistere al balletto degli ipocriti, pronti a speculare su qualsiasi situazione, è francamente intollerabile. E la Chiesa ha negato i funerali a Piergiorgio Welby… alla faccia della carità cristiana…
Chi può arrogarsi il diritto di ritenersi detentore del sapere terreno e ultraterreno? questa non è affatto civiltà, bensì arretratezza culturale e grande chiusura mentale.
Postato alle 08:24 di venerdì, 15 febbraio 2008 da dalloway66
Il meridionale, si sa, è focoso per natura e per tradizione. Ma chi non ha mai avuto un attacco di gelosia? Chi non ha mai sentito montare la rabbia dai piedi fino alla punta dei capelli? A chi non è mai capitato di leggere in una parola un concentrato di intenti, vita, morte e miracoli di una persona, addirittura la mappa del dna? Chi non ha sottolineato uno sguardo di troppo o una fastidiosa inclinazione nel tono della voce, che dicevano tanto altro? Chi, in preda a tale sovraffollamento di passioni, non ha desiderato il contatto fisico, più che altro lo scontro fisico, con l’amato/a o con il/la rivale? Eh, sì, la gelosia è una brutta bestia, perché obnubila l’attività pensante, sono momenti in cui non capisci niente, ma proprio niente e le mani ti tremano e la voce si spezza e vorresti soltanto che il mondo sprofondasse e le uniche parole che ti vengono in mente sono quelle di Cecco:
S'i fosse foco, arderei 'l mondo;
s'i fosse vento, lo tempestarei;
s'i fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i fosse Dio, mandereil' en profondo.
Da brava sicula, anch’io soffro di tale morbo mortifero. Detesto essere gelosa, ma quel vento caldo mi prende e mi travolge col suoi impeto, indifferente a qualsiasi logica. Allora mi trasformo in una delle tre Furie e credo di essere perfino pericolosa, sicché consiglio di spostare le suppellettili più preziose e munirsi di casco integrale, nei casi di emergenza. Ovviamente dopo mi vergogno profondamente di me stessa, ma ormai è troppo tardi…
Qui in Italia possiamo vantarci di aver mantenuto in vita la legislazione sul delitto d’onore fino al 1981, perché per noi l’onore è tutto, magari la dignità ci interessa meno, ma l’onore, non ce lo deve toccare nessuno. L’articolo 587 del Codice Penale recitava:
«Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d´ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da 3 a 7 anni».
Così è capitato innumerevoli volte che un marito abbia ucciso la moglie adultera o che un padre abbia vendicato una figlia disonorata, o un fratello una sorella e che tutti abbiano potuto beneficiare di uno sconto della pena. Oppure, in certi casi, il finale poteva essere incruento e la faccenda poteva risolversi con un bel matrimonio riparatore, che estingueva anche il reato di violenza carnale.
In genere tale affronto terribile riguarda esclusivamente l’universo maschile. Eh, sì, il cornuto è maschio. Per l’uomo palermitano non ci può essere offesa peggiore (a parte cornuto e sbirro, che è proprio il massimo…). Essere cornuto è un po’ come squalificare le doti virili del malcapitato, è una specie di bollatura, di marchio di infamia, un’intollerabile mancanza di rispetto, da lavare anche col sangue.
E poi c’è quello spiffero invisibile, il tarlo del sospetto che può minare per sempre un rapporto, l’idea di essere stati traditi, ma senza averne la certezza. Ma a volte può anche capitare che la nascita di un figlio risolva tutti i problemi e che lo pseudotradito si mantenga felice e cornuto, perché si sa, mater semper certa est…
«Le corna come contesto familiare e le corna vere e proprie, quelle di ossa, hanno un rapporto strettissimo. “Sei più cornuto di un vagone di babbaluci” (lumache), oppure “il cervo in confronto a te è tignuso” (calvo) appartengono a un vasto repertorio di offese quasi barocche. Ma non nuove. Pensate all’allegoria del Berretto a Sonagli di Pirandello. E si può capire come mai in Sicilia l’elmo dei vichinghi non abbia mai trovato imitazioni. E vale la pena ricordare con quanta abbondanza e ironia è stato trasmesso dalle radio private il pezzo di Cocciante “Cervo a primavera”: dedicato per Natale a un amico appena sposato, era uno splendido augurio. »
(Daniele Billitteri, Homo Panormitanus)
A ribaltare un po’ la situazione ci ha pensato Mario Monicelli con il suo film del 1968, La ragazza con la pistola, dove una meravigliosa Monica Vitti interpreta Assunta, una ragazza siciliana che anche se viene rapita per errore, ormai è comunque disonorata, anzi doppiamente offesa in quanto Vincenzo, il rapitore, non solo non procede con il matrimonio riparatore, ma per giunta fugge in Inghilterra. Il ribaltamento consiste nell’affidare ad una donna, ad Assunta stessa, l’onere della riparazione del torto subito, per questo parte anche lei, decisa a sparare al rapitore vigliacco, per vendicarsi. Invece in Inghilterra Assunta cambia totalmente mentalità e vita, tanto da conquistare lo stesso Vincenzo a tal punto che le chiederà di sposarlo. Stavolta però sarà lei a sedurlo per poi abbandonarlo e la frase finale di Vincenzo, la famosissima: “bottana eri e bottana sei rimasta” suggella il cambiamento della donna, contro il mantenimento della mentalità maschilista da parte dell’uomo. Ci sono modi di pensare duri a morire, anzi, direi che non rischiano affatto l’estinzione…
Postato alle 08:22 di venerdì, 18 gennaio 2008 da dalloway66
Groucho Marx assistette ad una seduta del Congresso: «È meraviglioso» raccontò poi ad un amico, «pensa che c’era un senatore che ha parlato per otto ore». «E di che cosa?» «Non lo so, non l’ha detto».
Oggi tutti hanno qualcosa da dire, c’è gente che parla per ore senza dire niente, gente che sa parlare di tutto, che ha competenze in ogni campo, che dice la sua su ogni argomento. Ti racconta pure cose che non vuoi sentire e se fai cenno d’impazienza, scatta l’offesa, il disappunto. Ma parlare a vanvera è soprattutto una caratteristica, l’elemento distintivo dei nostri politici.
E dire che un tempo l’oratoria era un’arte e l’oratore era appunto colui che possedeva l’arte della parola. In Grecia era considerata una parte della retorica ed il suo uso era molto importante nella polis, la città-stato dove il sistema giudiziario e politico erano talmente sviluppati da obbligare i cittadini a partecipare alla vita pubblica e a confrontarsi di continuo utilizzando la parola come mezzo per convincere o per far cambiare idea. Nella Roma repubblicana, dove il Senato ha un ruolo fondamentale, l’oratoria continua a svilupparsi. I discorsi degli oratori più importanti venivano perfino trascritti, non solo per mantenerli, ma anche per essere utilizzati come strumento didattico per gli allievi che intraprendevano quella strada.
Oggi, ci troviamo di fronte ad una oratoria da talk show, in parlamento si assiste a risse poco edificanti e ad uso disinvolto del turpiloquio. Lo sfoggio di ignoranza è una costante disarmante, accompagnata ovviamente da un’arroganza senza limiti che impoverisce qualsiasi contenuto.
Fra i moderni oratori che ci accompagnano quotidianamente nella crescita (???) del paese, alcuni sembrano affetti da delirio di onnipotenza:
- Ho fatto bene più di chiunque altro in tutti i settori in cui mi sono cimentato. (Berlusconi da La Stampa, 13 agosto 1994)
- Se i giornalisti facessero l'esegesi di quello che dice il signor Berlusconi, vedrebbero che ha sempre ragione. (Berlusconi da L'espresso, 11 novembre 1994)
- Io vinco sempre, sono condannato a vincere. (ANSA, 24 maggio 2003)
- Solo Napoleone aveva fatto di più. (Berlusconi dalla trasmissione televisiva Matrix, Canale 5, 10 febbraio 2006)
- Su Napoleone ovviamente scherzavo: io sono il Gesù Cristo della politica, una vittima, paziente, sopporto tutto, mi sacrifico per tutti. (ANSA, Ancona, 12 febbraio 2006)
Altri invece hanno il complesso di inferiorità:
- Mi aspetto da Berlusconi che vada a fare le telepromozioni. Tra poco venderà
tappeti in televisione. (Prodi dal Corriere della Sera, 28 gennaio 2006)
- Noi non ci riempiamo la bocca parlando "della gente". Noi abbiamo la serietà e la consapevolezza di essere gente tra la gente. (Prodi dalla presentazione del programma dell'Unione, Roma, 11 febbraio 2006)
- Oltre una certa quota di reddito l'uomo diventa più infelice e allora siccome noi dobbiamo cercare la felicità, dobbiamo tenere conto di questi aspetti. (dal confronto televisivo con Berlusconi del 14 marzo 2006)
Altri ancora sono dei comici involontari:
- Chi vive una sessualità naturale non ritiene di aver bisogno di manifestare per il proprio orgoglio, chi invece vive una sessualità contro natura e ritiene di dover manifestare il proprio orgoglio facendolo mette in dubbio in prima persona la cosa stessa. A tutti i manifestanti del gay pride faccio un appello: pentitevi e il buon Dio sacrificherà il vitello grasso. (Calderoli citato in Gay Pride, Roma invasa: «Siamo un milione», Corriere della sera, 16 giugno 2007)
- Pacs e porcherie varie hanno come base l'arido sesso e queste assurde pretese di privilegi da parte dei culattoni... (Calderoli corriere della sera, 15 gennaio 2006)
- Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il c... (Bossi dal discorso al comizio del 26 luglio 1997 a Cabiate (Como) per la festa della Padania; citato in Vilipendio alla bandiera la Camera salva Bossi, la Repubblica, 23 gennaio 2002)
Postato alle 09:27 di venerdì, 30 novembre 2007 da dalloway66
ARRIVANO I NOSTRI!
(milizia all’italiana)
Dopo una sfibrante giornata di lavoro, finalmente a casa!
Arrivo semi-liquefatta analogamente agli orologi di Salvador Dalì e con passo malfermo mi trascino verso la mia stanza.
Deposito con poca grazia la borsa da prof in un angolo e mi precipito sulla poltrona. Che meraviglia!
Certo potrebbe andare meglio, se non ci fosse il muratore, alle prese con la cappa della cucina, che lo tiene lungamente e rumorosamente occupato a trapanare il muro, manco dovesse fare il traforo del Monte Bianco. Ci saranno duemila gradi all’esterno, creo una deliziosa correntina con strategie apprese dai dominatori arabi in Sicilia, una piacevole penombra, afferro un dvd e mi catapulto di nuovo sulla poltrona.
Sto riguardando “Frankenstein Junior” e mentre mi sganghero dalle risate mi giunge un frastuono infernale. Per un attimo immagino il muratore schiantatosi per terra, con la scala sopra il corpo e sopra la scala, la cappa e mi appresto a raggiungere il corridoio. Nella
penombra noto tre pallini rossi sulla mia maglietta, sollevo lo sguardo e vedo tre energumeni col mitra puntato, tuta mimetica e passamontagna. Per un istante mi manca il respiro, ma non ho neanche il tempo di spaventarmi perché vengo immantinente sollevata dagli omaccioni e trasportata (in volo) nel salone. Infastidita dall’interruzione e dall’invasione (mi guardo intorno e ci sono mimetiche dappertutto) mi decido a domandare: «Ma che succede?». Risposta: «non si preoccupi! Carabinieri!».
A questo punto, dal momento che abito in una villetta, immagino che qualche pericoloso latitante si sia nascosto in cantina o sia passato per il giardino. Poi guardo fuori e vedo il muratore, bianco come un cencio, spiaccicato lungo la recinzione e sospeso in aria da braccia nerborute (dev’essere una procedura standard da manuale del perfetto carabiniere), nonché interrogato con veemenza. Chiaramente penso che non ci si può fidare proprio di nessuno, chiami uno per lavorare e ti metti in casa un delinquente!
Guardo meglio e noto un certo fermento in strada, tutti i vicini fuori a
godersi lo spettacolo, svariate camionette e perfino l’ambulanza; qualcuno tiene ancora lo sguardo in alto perché sulla terrazza, poco prima, un elicottero ha scodellato il resto del contingente militare! Perfino i miei cani, nascosti nella cuccia, abituati alla tranquillità e al silenzio, mi guardano sbigottiti.
Comincio a innervosirmi, le mie domande si fanno sempre più pressanti, noto un’espressione interrogativa e quasi delusa nelle facce dei militari. Finalmente arriva il capo. Ci dobbiamo sedere perché la spiegazione è lunga e particolareggiata. Ecco la sintesi: dopo sei (dico sei) mesi di appostamenti e foto aeree per spiare uno spacciatore di cocaina, i signori hanno scambiato (sì scambiato!!) le villette! (Ci tengo a precisare che sono decisamente diverse) e hanno invaso quella sbagliata. La contrizione è anche troppo manifesta, probabilmente gli sguardi saettanti inoltratigli ne sono la principale motivazione, il muratore, ormai assolto, fuma una sigaretta dietro l’altra. Frattanto, mentre io sono confinata in casa con gli invasori, l’indiziato se la ride e gira intorno alla casa con il motorino. Quando non c’è più nessuno ha anche l’ardire di venire a citofonare per sapere cosa volessero i carabinieri! Gli rispondo: «a lei volevano!» e lì erutta una sequela di improperi indirizzata alle forze dell’ordine, da polverizzare qualsiasi manuale del perfetto gentiluomo.
Adesso che mi fermo a riflettere, poiché io andavo a comprare le uova fresche dal malandrino, capisco come mai si fermassero davanti al suo cancello fior di macchinoni (e anche perché le uova erano così buone!).
L’epilogo della vicenda vede una pietosa ricostruzione dei fatti, per iscritto, da parte degli appartenenti all’arma, completata da infinite scuse a voce e con l’arresto dello spacciatore un mese dopo.
I vicini continuano a ridere…
Postato alle 08:11 di domenica, 27 maggio 2007 da dalloway66
(Retroattività all’italiana)
TATARATATA!TATARATATA!
Vènghino siori e siore vènghino, al bel circo dell’Italian Style! Vi attende un baraccone pieno di giullari, che vi sollazzeranno di risa e intrattenimento, performance di arte varia e tante, tantissime chiacchiere!
Ma vènghino nel bel mondo della scuola, laddove finiscono tutti quelli che non hanno voglia di lavorare e che non sanno fare niente! TARATA!
Editto, editto! Dopo varie note e noticine, ricorsi al TAR, leggi, leggine, discussioni, dichiarazioni, tabelle prima approvate e poi modificate ecco che il Ministero della pubblica istruzione ha finalmente preso posizione, eccoci all’italian style, ovvero la retroattività all’italiana.
Ma prima, mi sia concessa una breve osservazione sul cambiamento di quest’anno. Ogni anno a noi precari della scuola, riservano molteplici sorprese, questo è l’anno del cambio nome! C’è chi riforma, chi istituisce prestigiose (e utilissime) commissioni di saggi, chi stravolge il sistema, chi lo riporta al punto di partenza, chi promette mari e monti e chi non sa più che fare e cambia i nomi! Olè!
In questi giorni è uscito il decreto per l’aggiornamento delle graduatorie permanenti (quelle per i supplenti annuali e le ipotetiche immissioni in ruolo) e cerca e cerca cosa scopri? Che adesso si chiamano graduatorie ad esaurimento (benché all’interno ci siano sempre gli stessi sfigati da anni!) Certo un bel cambiamento, ma l’italian style si riferisce ad altro. La vera novità riguarda la valutazione dei titoli.
TATARATATA!TATARATATA! Udite, udite!
Le graduatorie sono state chiuse per due anni. Da circa quattro anni è stato reintrodotto il doppio punteggio per chi insegna nei comuni di montagna, nelle piccole isole o nei penitenziari. Ovviamente quando ci si reca alle mirabolanti convocazioni negli ex provveditorati, per scegliere la sede, si fanno delle selezioni strategiche per non perdere la propria posizione o, se possibile, per migliorarla. È ovvio che per decidere di fare valere un anno come se fossero due, il malcapitato supplente deve patire qualche tormento, ovvero distanze improponibili da casa propria, strade ghiacciate o traghetti da prendere, insegnare in prigione e così via. E adesso che succede?
Ebbene si è deciso di togliere il doppio punteggio a coloro che hanno insegnato nei comuni di montagna (ad eccezione di quanti avevano classi multiple alle elementari).
Siori voi penserete: “oh bel sul serio? Ma di certo trattasi di nuovo provvedimento che riguarderà i prossimi aggiornamenti!” Eh, no! Siore e siori, qui casca l’asino! C’è l’effetto retroattivo! sicché tutti coloro che hanno pensato di fare un bell’affare scegliendo un tortuoso sentiero che li conducesse in un bel comune di montagna, resteranno fregati come fessi!
It’s the Italian Style!
Postato alle 14:53 di mercoledì, 28 marzo 2007 da dalloway66