Quando la mattina rimango sospesa tra il sonno e la veglia, ci sono voci che mi destano, non so nemmeno io da dove giungano, se appartengano alla regione dei ricordi, se siano echi del passato o frammenti di un sogno presto dimenticato o parti di un discorso interrotto dalla ragione. Sono voci confuse, altre ben definite, ma sconosciute, solo quella che mi sveglia è una voce che conosco, la voce che mi chiama per nome, come se volesse trascinarmi dal regno delle ombre fino alla terra dei vivi, è la voce che mi porta subito tra le tue braccia, che mi incolla alle pareti del tuo corpo elegante e perfetto, che mi regala un altro giorno di emozioni, è la voce che m’incanta e mi rapisce, per portarmi attraverso itinerari imprevedibili.
Ci sono voci che ti entrano dentro come se si trattasse della tua stessa voce e scavano e si fanno largo, alla ricerca dell’ascoltatore che c’è in te. Se moduli per me i suoni che aspetto e che compiono la mia giornata, rendendola degna di essere vissuta, io è come se ti sentissi attraversarmi la pelle, incanalarti in ogni anfratto, pulsare insieme al mio cuore, stabilire una connessione che non è solo corpo, o solo pensiero, ma che abbraccia tutto ciò che ci compone fino a comprendere l’universo intero.
Ci sono voci che ti cambiano la vita, che diventano vista per ciechi e udito per sordi, che ti fanno scorgere mondi interi, che ti fanno planare delicatamente sui morbidi prati del pensiero profondo. Ci sono voci che profumano, che t’inebriano con suoni che mutano in base alle parole e al trasporto delle emozioni che le accompagnano e voci che improvvisano danze e ti trascinano di luogo in luogo senza che tu te ne accorga, sospinta dai suoni morbidi che incalzano e aumentano fino a farti volteggiare ubriacata d’insensatezza.
Ci sono giorni in cui la tua voce comprende tutti e cinque i sensi, in cui è capace di seguire il ritmo dei miei movimenti e di ogni mio respiro per te. La tua voce, che io amo, mi segue ogni istante, anche quando rimani in pausa, per un attimo e ti sporgi dentro di me, per ascoltare il mio silenzio eloquente che ti dice quel che già sai, cosa penso, cosa sento e perché. La tua voce, che scandisce il ritmo lento delle mie giornate e le approssima alla pace ineffabile, a qualcosa che somiglia al raggiungimento di una meta, alla quiete di un affanno che si placa, si poggia come una foglia leggera su di me e quasi mi ipnotizza con la sua lenta discesa, incidendo ogni concetto delicato nella mia anima. È la tua voce che mi dice le parole dell’amore, coprendo tutto lo spettro dei colori, ed io che ho imparato ad ascoltarti così bene, non faccio che dipingere, giorno dopo giorno, l’edificio che ci ospita, affinché diventi l’unico esistente in tutto il creato o in qualsiasi luogo della fantasia.
Ci sono voci che ti forgiano, ti trovano che sei un pezzo di ferro pieno di impurità e ti plasmano dolcemente, ma con decisione, un giorno dopo l’altro, finché non diventi una spada di puro acciaio, che compie tagli perfetti e recide con lama fredda, ma con la vista e l’anima. Perché la forza interiore è la vera guida del corpo e la staticità non è mai reale quando hai il cervello che vibra. La mia mente si espande, alcune volte ti raggiunge, altre volte no, ma sempre circumnaviga lo spazio interplanetario e in ogni particella scorge frammenti di te e di sé come se si potesse fluttuare all’infinito, senza forza di gravità, senza intervalli temporali, soltanto allungando la fune che ci congiunge, solo per avere, talvolta, l’impressione di andare via, ma per riunirci, poi, con uno strattone repentino.
Ci sono voci che guidano, che sanno sempre consigliarti, che ti rendono tutto più semplice e morbido, voci che ti abbracciano, che ti prendono per mano e ti aiutano ad allungare il passo e a sorridere, c’è la tua voce che è respiro e battito, che mi sospinge in quella dimensione dove non esiste nient’altro che noi due, perché è vero che il tempo si può annullare e che la materia si sconfigge facilmente, che esistono risposte per tutte le domande e una voce diversa per momenti differenti e con l’intesa perfetta, perfino il battito di ciglia arriva come un alito leggero dentro gli occhi e finanche le cose che ci circondano sembrano possedere una voce propria e con un mormorio sommesso, ci avviluppano e stringono in un abbraccio che tutto comprende e tutto rivela.
Postato alle 20:41 di giovedì, 15 maggio 2008 da dalloway66