La musica avvolge, stringe, la corda tesa del violino vibra con l’intensità dell’impatto emotivo e non c’è nulla davanti e nulla dietro, nessuno più esiste all’interno di questa campana preziosa che ci contiene, non ci sono attese, né pretese, tutto è percepibile e chiaro, perché il tempo è ora.
Le parole si tingono di un blu intenso, come profondità marine, si disegnano sui fogli bianchi, saettano come voli di rondine irregolari, cadono in picchiata e poi riprendono quota, seguendo i moti dell’anima, sembra che vogliano fare una sosta, ma subito ripartono lasciando tracce, pennellate armoniche che mescolano la ragione con le forti emozioni, il desiderio con il tranquillo scorrere delle ore e trasformano il lontano in vicino e ciò che sembra impossibile in realtà. Con la mia bella grafia, curata nel dettaglio, ma che sgorga come fonte naturale, voglio imprimere la mia voce su carta, per non lasciare mai più nulla nel regno del non detto.
«Ora ho capito, tu sei davvero il mare.
Ho preso la rincorsa e mi sono tuffata,
ti ho centrata, ma senza farmi male,
tu non più bruna ma bionda, occhi cerulei,
e nuotavo sulla tua molto
accogliente superficie.
Tu in piedi poi altamente signorile
pompaduresca con i capelli alti
e costruiti, ossequiente io a tanta signoria,
timida e distante ti guardavo, felice
sapevo che eri mia.»
(Patrizia Cavalli da Sempre aperto teatro)
La rivelazione si presenta come un’onda improvvisa che si schianta sulla battigia e spruzza schiuma di sale, la rivelazione prende corpo in un intreccio di suoni e sogni, che trovano la medesima strada per arrivare, nello stesso istante, in mondi diversi e in un soffio, in un alito di spuma si concentra tutto ciò che c’è da sapere. Ci sono momenti che si completano nella loro semplice esistenza e guardano, sornioni, tutto quell’accumularsi precedente di ore inutili e senza senso, tutto si può concentrare in quell’attimo che l’amore rende eterno, che vorremmo parcellizzare e spargere su tutti i giorni a venire, come garanzia, come pegno di vita imperitura.
Si racchiude in ogni tua parola, la parola che attraversa le terre ed i confini, che corre trepidante verso di me, insieme al tuo sguardo carico di tutta una vita che pulsa, che batte, che si abbraccia alla mia e si mescola nell’ordine, diventando il nostro disordine di animali selvatici, allo sbando, che trovano difesa nello stesso anfratto, al riparo dai rumori, dalle aggressioni, dove rifulge la meraviglia, lo stupore di un luogo sognato che ci accoglie. Tutto è così semplice, così privo di strati, così intenso, così divertente, l’amore fa ridere, fa stare bene, allontana la tempesta, dorme poco, si concede, riluce, apre le porte, tocca delicatamente, non conosce la paura, si nutre di semi, di foglie, di strati sottili, ma è sempre sazio, perché è felice.
La rivelazione è luce, come quando, mentre sei seduto a contemplare l’aria che riempie lo spazio e ti sembra che ogni cosa sia immota, una specie di soffio leggero, fresco, ti rianima e ti svela un altro universo, la vita che desideravi, che cercavi invano, che non credevi più di poter trovare e tutti diventano comparse, perdono i contorni, si smaterializzano di fronte alla manifestazione dei tuoi pensieri, dei tuoi sogni, dentro una forma precisa. Adesso che vedo la foggia, ne assaporo il profumo, mi nutro dei suoi pensieri, accolgo la sua dolcezza, mi commuovo di fronte alla sua fragilità, mi rassicuro nel sentire la sua forza, mi chino di fronte alla potenza del suo pensiero, mi lascio cullare dall’intensità del suo verbo, non distolgo più lo sguardo, perché è mia e bramo custodirla meglio che posso.
Negli assalti della passione, che si irradiano, come calore diffuso in tutti i capillari e coprono ogni terminazione nervosa, sento ogni istante come un momento di vita in più, anziché un attimo sottratto al tempo e sempre mi segue il tuo sguardo che non conosce ombre, che accoglie il guizzo dell’intelletto, pure nei giochi infantili che s’incontrano con la pesantezza di certe giornate e la vampa inesauribile dell’energia che si dona, in una generosità di sentimenti, così rara da trovare. Il freddo è bandito dai territori che bonifichiamo, tutti i giorni, con la pazienza dell’intesa, con la dedizione continua che ingentilisce e poggia su un bilanciamento completo, perché l’equilibrio è il perfetto gioco del desiderio che insegue la purezza, del tumulto che necessita d’essere placato, del discorso amoroso soddisfatto dalle parole e dai gesti. È fondamentale vestire d’unicità la persona che amiamo, è quello il segno che distingue, lo stendardo che si ostenta, tutto quello che facciamo per rendere il nostro amore esclusivo, totalizzante, l’unico possibile.
Le rose erano a disagio.
“Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. “Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi assomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiato. Perché è lei che ho messo sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere.
“Perché è la mia rosa”.
E ritornò dalla volpe.
“Addio”, disse.
“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
“L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
“È il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
“Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”
“Io sono responsabile della mia rosa…” ripeté il piccolo principe per ricordarselo.
(Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe)
Alla mia unica rosa.
Postato alle 21:48 di giovedì, 03 aprile 2008 da dalloway66