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Scava, continua a scavare e poi scortica, solleva, tira, estrai, prosegui, arriva fino all’osso. Giungi sempre all’essenza, a quel punto recondito, senza confini, in continua espansione, che si allarga e poi si richiude su se stesso. So molto poco, forse non so nulla, ma quando si è abituati a scavare, saltano i coperchi delle tombe, la fibra si unisce al terreno, gli umori si compenetrano, la vita assume strane forme, odori, particelle e batteri e tu sai, impari a conoscere, nel buio, nell’umidità, con quell’odore che ti entra nelle narici e ti penetra fino al cervello. Perché non puoi capire niente senza morire almeno una volta.
 
«Quando il destino, sotto qualsiasi forma, si rivolge direttamente alla nostra individualità, quasi chiamandoci per nome, in fondo all’angoscia e alla paura esiste sempre una specie di attrazione, perché l’uomo non vuole soltanto vivere, vuole anche conoscere fino in fondo e accettare il proprio destino, a costo di esporsi al pericolo e alla distruzione.»
(Sándor Márai, Le braci)
 
Sappiamo già tutto, è questo il motivo della ricerca senza sosta. Vogliamo rincorrere qualcosa nella speranza di potere mutare il nostro destino, ma in realtà ogni corsa ci conduce laddove dovevamo andare. Nulla accade per caso, ci si perde o ci si incontra con l’inesorabilità della mappa già tracciata, del sentiero già percorso. L’unica cosa che ci compete è intervenire per completarci, compiere uno sforzo per godere della pienezza della profondità, seguire l’irrequietezza dell’anima verso una felicità che solo il fremito dell’amore può dare. È questa in fondo la vera conoscenza, l’unica che possiamo avere, sgomberare la nebbia e contemplare con calma tutti gli strati che ci compongono, il sapere millenario che è tracciato nel nostro dna, il potere senza limiti dei nostri sentimenti, il tocco lieve del nostro sguardo interiore, l’offerta della nostra parte spirituale, la fusione fisica, senza attesa, scolpiti in una sospensione temporale.
 
Cos’è la conoscenza? Forse quella linea tremolante, come vampa di candela, esposta all’alito leggero della notte, è quel dire e non dire, è tutto il sapere che si nasconde dietro una frase detta con semplicità. La conoscenza, in fondo, è semplice. Il sapere arrogante è complicato e artificioso. L’ambizione non ha freni. Il desiderio del possesso non conosce pause.
 
Christopher MarloweChristopher Marlowe (1564-1593) con le sue opere incarna perfettamente la spinta dell’uomo verso il fascino trascinante del potere, dell’ambizione e del sapere. La sua vita è avvolta da un alone di mistero che rende ancora più avvincente la figura di questo autore, assassinato a ventinove anni, dalla personalità dirompente e che faceva parte dei servizi segreti. Fu il drammaturgo più dotato del gruppo degli University wits, provvisto di una genialità tale che conquistò subito il favore del pubblico con il suo Tamerlano il grande, rappresentato quando non aveva che una ventina d’anni. Ciò probabilmente grazie anche alla predilezione per le imprese sovrumane e la descrizione di eroi insaziabili e solitari, che alla fine non fanno altro che combattere il mostro più indomabile e pericoloso, ovvero la lotta contro se stessi. Marlowe scrisse La tragica storia del dottor Faust nel 1590, Faust punta alla conquista della perfetta conoscenza, laddove conoscenza equivale a potere e controllo più che comprensione, eppure la sua sete del sapere proibito si sublima nella conoscenza fine a sé stessa, che prescinde dalla sua applicazione pratica.
 
In realtà Faust non utilizzerà mai le abilità desiderate per ottenere la gloria e il potere.
 
Ah mezz’ora è passata. Presto sarà trascorsa tutta.
Dio, se non vuoi avere pietà della mia anima
almeno per amore di Cristo il cui sangue mi ha riscattato,
metti un termine al mio incessante dolore:
lascia che Faust resti all’inferno mille anni,
centomila, ma che alla fine sia salvato!
Oh, no non c’è fine per le anime dannate;
perché non sei una creatura senz’anima?
Perché la tua deve essere immortale?
Ah, la metempsicosi di Pitagora, se fosse vera
quest’anima volerebbe via ed io sarei mutato
in una fiera insensibile: tutte le bestie sono felici,
perché quando muoiono
le loro anime sono subito dissolte in elementi;
mentre la mia dovrà vivere in eterno per essere tormentata all’inferno.dr faustus
maledetti siano i genitori che mi generarono!
No Faust, maledici te stesso, maledici Lucifero
che ti ha privato delle gioie del paradiso.
(L’orologio suona la mezzanotte)
Suona! Suona! Corpo, trasformati in aria,
o Lucifero ti porterà vivo all’inferno!
(Tuoni e fulmini)
Oh anima, trasformati in una piccola goccia d’acqua
e cadi nell’oceano affinché nessuno ti trovi.
(Entrano i diavoli)
Mio Dio, mio Dio! Non guardatemi con tanta ferocia!
Vipere e serpenti lasciatemi respirare ancora un momento!
Orribile inferno, non aprirti! Non venire, Lucifero;
brucerò i miei libri! Ah, Mefistofele!
(Escono insieme a lui)
 
Alla fine Faust ripercorre le tappe della storia dell’umanità, con la sua irrefrenabile sete di conoscenza, coglie il frutto proibito dall’albero del bene e del male, rivivendo la storia del peccato originale. Faust avrà molte occasioni per pentirsi e salvarsi, ma non lo farà, perché è questa l’ineluttabilità del destino, la consapevolezza che ogni potere è vano e che la grande partita con la vita la giochiamo da soli. Siamo vittime di noi stessi e delle nostre tentazioni.



Postato alle 10:32 di martedì, 25 marzo 2008 da dalloway66
permalink commenti (43)
Commenti
#1   25 Marzo 2008 - 10:55
 
Tale è l'onore di apporre lo primo commento...
che non so cosa dire...

:)
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#2   25 Marzo 2008 - 11:04
 
Dici, giustamente, nel fremito d'amore ci si completa, ma il proprio destino non lo si puo' sfuggire. Bisogna accettarlo, accettarlo, accettare il prorio dna culturale, biologico, emotivo, razionale. Accettare, il mio destino mi porta alla dannazione, non piu' in paradiso ed oggi lo accetto e lo vivrò.
Scusami per il tono estremamente personale del mio commento.
Oggi così è.
Un caro abbraccio liberatorio.
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#3   25 Marzo 2008 - 11:34
 
Scava, continua a scavare e poi scortica, solleva, tira, estrai, prosegui, arriva fino alle tue ossa ... tutto questo non avviene fuori dal corpo ma all'interno dell'anima ... Anche morire più di una volta, sinceramente, non so dirti quanto aiuti ... non si muore mai al momento giusto, si finisce con il morire sempre in ritardo: come dice Nietzsche parlando del Don Chisciotte :D Viver matti, morir sani ... Faust non conosco l'opera di Marlowe, bensì, più banalmente, Goethe ... e Faust conosce redenzione e salvezza poichè tende all'infinito (che poi è un otto) :P
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#4   25 Marzo 2008 - 11:50
 
Sinapsi, eh, esagerato... ma grazie.
un abbraccio

Rigi, per fortuna le cose cambiano... dall'inferno si può arrivare fino in paradiso... il bello è che non possiamo saperlo prima...
un bacione
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#5   25 Marzo 2008 - 12:43
 
siamo vittime di noi stessi e delle nostre debolezze
piccolezze
paure..

cuori e battiti.

tremori
foglie.
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#6   25 Marzo 2008 - 12:44
 
io mio carnefice
io mia vittima
io che non mi voglio

io che nonmi spero
io che nn mi curo

io vittima che vien voglia diprendere a schiaffi.
...

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#7   25 Marzo 2008 - 15:37
 
L'ambizione della conoscenza ci illude di poterci intrometterci nel nostro destino...Meglio veleggiare va...
By
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#8   25 Marzo 2008 - 15:52
 
Fiamma, vittima e carnefice sono le due facce di una stessa medaglia e questo fin dalla notte dei tempi... certo poi, c'è chi affina la tecnica...
baci

Sira, infatti, ma tanto poi vince sempre lui...
un bacio
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#9   25 Marzo 2008 - 16:52
 
leggere il Faust è proprio un'impresa incredibile!

ma quante soddisfazioni!
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#10   25 Marzo 2008 - 17:22
 
Più conosciamo e impariamo, più alziamo la barra, spingiamo un po' più in la l'obbiettivo, il limite.

E' una reazione a catena, il propellente verso il nuovo che non basta mai, verso un perenne senso di sana insoddisfazione. Può persino capitare di perdere coscienza del punto di partenza e persino di quello di arrivo: ma a volte è un bel viaggiare.

:) Ciao!
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#11   25 Marzo 2008 - 17:37
 

Leggere Faust impresa ardua ma da te c'è da aspettarsi anche di più...
Preparati a un bel commentino...bacioni..
AnnA..
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#12   25 Marzo 2008 - 18:42
 
Interessantissimo questo articolo, così come la storia di quegli anni, storie piena di lotte, guerre, sangue.

Rino, rileggendo.



P.s.: desideravo informarti dell’indirizzo della mia nuova casa: www.babilonia61.com, se vuoi puoi aggiornare il vecchio link con codesto. Grazie. Ti aspetto.
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#13   25 Marzo 2008 - 18:43
 
3m4, la morte interiore non sempre si sceglie , a volte capita, lungo il cammino...
Io preferisco di gran lunga il Faust di Marlowe e i suoi versi sciolti carichi di passione...
un bacio
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#14   25 Marzo 2008 - 20:39
 
Bellissimo questo tuo post Dalloway.
Sei veramente una miniera piena di tesori da ammirare.
Per quanto riguarda il Faust, ahimè, ho letto anch'io quello di Goethe, ma spero al più presto di poter leggere quello di Marlowe, come tu hai recensito saggiamente.
Per quanto riguarda la conoscenza, credo che sia un'arma a doppio taglio, perchè se c'è la voglia matta di acquisire potere e capacità di dominare le persone e gli eventi, dall'altro c'è l'inevitabile danno verso colui che brama al dominio assoluto. Non c'è conoscenza senza dolore, paura, sgomento, morte.
Posso parafrasare la tua disquisizione intellettuale comparandola alla semplice lettura dei tarocchi (a cui mi dedicavo qualche tempo fa), dove la brama di conoscere il futuro si mescola con la paura di un cattivo responso. Analogie con il concetto di conoscenza, se pur di bassa fattura.
Un bacio
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#15   25 Marzo 2008 - 21:00
 
Di chi è il primo Faust? Certamente non di Thomas Mann. Però sono indecisa fra Goethe e Marlowe. Mumble...mumble...
Io ho visto il film in cui lui dava consigli a Shakespeare, ma penso che non sia un fatto reale. In ogni caso, la storia dell'uomo che rinuncia alla salvezza per ottenere la conoscenza è grandiosa.
Bellissimo post.
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#16   26 Marzo 2008 - 09:45
 
Scusa se passo a leggere dopo, ma sono al lavoro...
Grazie degli Auguri!
A dopo.
Daniele
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#17   26 Marzo 2008 - 10:53
 
Ho letto ieri e commento oggi. La storia è significativa, traccia il ritratto di molti uomini accecati da superbia che per raggiungere la conoscenza rinunciano a loro stessi. Lesionismo? Poco amor per se stessi?
Faust come l'Ulisse dantesco del resto. Il titolo del blog tuo parla chiaro e lo trovo in sintonia con lo scritto: senza trasgressione non esiste conoscenza. Ubris!
Un abbraccio
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#18   26 Marzo 2008 - 11:10
 
Vabbè Faust capolavoro! Io ho amato entrambe le rivisitazioni del mito, quella di Marlowe e quella di Goethe. Ricordo che Goethe rimase affascinato da questa figura vedendo una rappresentazione teatrale per strada! Mi piace tantissimo questa immagine e la figura di Faust ricca di mistero pure!
Sotto un immagine di Faust e Gretchen und Mephisto :/
tanti baci...

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#19   26 Marzo 2008 - 13:20
 
Penso che il sapere ed il non sapere vivano attraversati da un sottile filo che spesso si spezza a favore del non...! Siamo ancora distanti dal prendere tutto il gusto della mela del "sapere!" Cari saluti e grazie delle tue parole. Ciao.
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#20   26 Marzo 2008 - 13:39
 
Damiani, le soddisfazioni valgono l'impresa...
baci

Paguro, eh, sì, dopo avere conosciuto certe cose non si può certo tornare indietro... il desiderio è quello di andare sempre più lontano...
un bacio
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#21   26 Marzo 2008 - 13:42
 
Anna, mi preparo allora...
bacibaci

Rino, grazie. Sì, ho visto il nuovo blog... mi piace molto.
un abbraccio
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#22   26 Marzo 2008 - 13:55
 
Carl, anche il Faust di Goethe è molto bello, io preferisco quello di Marlowe perché ha una scintilla di genio che mi affascina.
La conoscenza per me può anche essere semplice, legata ad un atteggiamento di umiltà verso il troppo che mai sapremo... c'è un sapere che possiamo fare nostro utilizzandolo al meglio, senza per questo volere prevaricare gli altri. Ma le cose spesso vanno molto diversamente...
un bacio

Ale, so che c'è un Faust precedente a quello di Marlowe, una versione tedesca, ma non ricordo altro.
Shakespeare ha attinto parecchio da Marlowe e credo che se non fosse morto così giovane gli avrebbe dato un po' filo da torcere...
bacibaci
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#23   26 Marzo 2008 - 14:36
 
Daniele, passa quando vuoi, un bacio.

Ram, la storia di Faust contiene sia la passione rinascimentale per la conoscenza illimitata, che molte nozioni cristiane. Alla fine Faust non si salva, non tanto per il patto stretto con il diavolo, ma perché non ha fiducia in Dio e rinuncia al pentimento... In effetti ci sarebbero tanti spunti stimolanti sui quali discutere...
un abbraccio
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#24   26 Marzo 2008 - 14:38
 
LadyS, sì, a me piace anche il Faust di Goethe, ovviamente, ma Marlowe, bello e dannato... eh! mi piace di più...
bacibaci

SaR, in fondo basta non illudersi di poter sapere più di tanto...
un abbraccio
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#25   26 Marzo 2008 - 18:22
 

bellissimo questo post il potere di dominare che poi si rivelerà la sua distruzione....un pò come noi che cerchiamo sempre il potere la voglia di vincita su tutto e tutti e alla fine diventiamo vittime di noi stessi....
Piaciuto davvero ......grazie dolce Mary.....un bacione...AnnA..
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#26   27 Marzo 2008 - 09:04
 
A volte mi chiedo: se avessi la possibilità di firmare un patto col diavolo, lo farei? :)

Rimanendo sul filo di questo tipo di racconti collegati da una sorta di "migrazione interna" , a te dovrebbe piacere molto anche il romanzo di Bulgakov "Il Maestro e Margherita".

Buongiorno Dalloway :)
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#27   27 Marzo 2008 - 10:24
 
Sì, lo lessi nel biennio al liceo, ma conservo un ricordo sbiadito. Sei sempre fonte inesauribile di spunti e riflessioni :-)
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#28   27 Marzo 2008 - 11:34
 
"Perché non puoi capire niente senza morire almeno una volta."...Come le sento vere queste parole. La lettura del Faust appartiene a ricordi lontani, ma il suo senso è immortale. Straordinaria la tua relazione sul contenuto. Condivido la segnalazione del commento 26 di Quero sul romazo di Bulgakov "Il maestro e Margerita". Mi ha fatto venire voglia di rileggerlo. Ciao maria!
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#29   27 Marzo 2008 - 12:29
 
Convengo! Cari saluti ed un forte abbraccio.
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#30   27 Marzo 2008 - 14:57
 

per te splendida donna.....un bacio...AnnA..
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#31   27 Marzo 2008 - 15:08
 
...non sente il battito d'ali di Mefistofele, adorata creatura?...ahahahah...come è piacevole la dannazione eterna...ahahahah...

...lei è sublime, cara...la bacio...l.a...
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#32   27 Marzo 2008 - 16:51
 
Il deliro di indagare, cercare di conoscere quanto più possibile, l'ansia fabbrile di trovare delle risposte, un senso... La mia maledizione!
Meraviglioso ricordare Faust così, grazie alle tue parole.
Un abbraccio.
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#33   27 Marzo 2008 - 21:32
 
Buona serata...
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#34   27 Marzo 2008 - 22:02
 
La conoscenza del male, inevitabile annientamento ;P

I miei omaggi signorina dalloway ;P
Bacioni*****TT
utente anonimo

#35   28 Marzo 2008 - 07:55
 
Anna, a volte l'ambizione ci trascina proprio nel baratro che volevamo fuggire...
un bacio

Quero, infatti mi è piaciuto molto quel libro e Bulgakov ha preso spunto proprio dal Faust di Goethe.
Allora se avessi la possibilità firmeresti?
baci
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#36   28 Marzo 2008 - 08:04
 
Ram, ho passato molto tempo insieme ai miei libri ed alle mie riflessioni...
baci

Giuli, ci sono argomenti che superano le epoche, interrogativi che accompagnano la storia dell'umanità...
bacio
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#37   28 Marzo 2008 - 08:09
 
Ci ho pensato spesso...ma credo che il gioco non valga la candela, alla fine la vita è bella perchè finisce...ci pensi tutti sti tormenti in eterno?
Non fa per me.

Si, prese spunto da Goethe, ha parecchie similitudini.

...e tu, firmeresti?

Bacio :)
utente anonimo

#38   28 Marzo 2008 - 08:16
 
SaR, un forte abbraccio.

Anna, un bacio

Sile, mia sublime, certe dannazioni si desidera che siano eterne... il battito d'ali supera il tempo... la bacio... l.a..
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#39   28 Marzo 2008 - 08:20
 
Nimiel, noi deliranti cercatrici di senso e conoscenza, siamo già dannate senza bisogno di patto alcuno...
un bacio

Spherika, grazie, un abbraccio

TT, ognuno si annienta come vuole, non servono maestri/e per questo...
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#40   29 Marzo 2008 - 13:53
 
L'uomo non cerca per cambiare il suo destino, ma perchè la conoscenza implica la comunicazione con l'altro. E' la vita di relazione ad essere per lui essenziale. E per conoscere e completarsi deve essere conosciuto e "riconosciuto" dall'altro. Bello e completo il tuo post, oltre che essere scritto, al solito, magistralmente. Al Faust di Marlowe, preferisco nettamente quello di Goethe, se non altro per il fatto che il grande tedesco molta ispirazione trasse dal suo viaggio in Italia e in particolar modo dal viaggio in Sicilia, facendo un bagno di classicità (fu ad Agrigento dove potè ammirare la mitica Valle dei Templi e il mare dei Greci). Tra Marlowe e Goethe la differenza risiede in questo: in Marlowe vi è il dramma individuale, in Goethe vi è quello di un mondo. Goethe sottolinea il passaggio (rectius esigenza) da una società chiusa ad una più aperta e cosmopolita. La mia preferenza comunque non infirma quanto da te detto encomiabilmente nella sostanza.
Un abbraccio
Ubaldo
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#41   30 Marzo 2008 - 14:54
 
Ricambio con affetto! Ciao.
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#42   01 Aprile 2008 - 17:13
 
Ubaldo, grazie per il bellissimo commento, la tua spiegazione è impeccabile ed infatti io preferisco Marlowe proprio perché descrive il dramma individuale, la lotta dell'uomo con se stesso...
un abbraccio

SaR, un bacio.
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#43   05 Aprile 2008 - 19:40
 
L'ho letto e mi ha fatto amare la poesia inglese. Io che leggevo solo quella francese. Il blank verse è stata una rivelazione.
Baci,

Alex
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