Quando si parla di argomenti delicati è facile superare il limite consentito dalla sensibilità e dal decoro. Nel nostro paese purtroppo ormai questo sembra essere diventato routine, ovvero il dare libero corso alle proprie idee e lanciarle nel mondo tramite l’etere o il web o la carta stampata, organizzare manifestazioni, striscioni, cortei, slogan, raramente con il supporto del buongusto e dell’approfondimento, spesso con le urla, con la violenza, con la derisione, con l’imposizione, ma soprattutto con grande falsità. Così capita di rimettere tutto in discussione, a seconda del vento e dell’umore del periodo. E poiché il nostro è anche il paese dei pensatori su procura, nel senso che se posso fare pensare un altro al posto mio è meglio e, al massimo, lo seguo, ecco che il primo a cui viene in mente una qualsiasi idea e la dice, trova un consistente gruppo di camminatori disposti ad andargli dietro, in tal modo può succedere anche che un Giuliano Ferrara lanci la proposta di una moratoria per l’aborto.
Questo è un appello alle buone coscienze che gioiscono per la moratoria sulla pena di morte nel mondo, votata ieri all’Onu da 104 paesi. Rallegriamoci, e facciamo una moratoria per gli aborti. Infatti per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, in nome di una schizofrenica e grottesca ideologia della salute della Donna, che con la donna in carne e ossa e con la sua speranza di salute e di salvezza non ha niente a che vedere, alla mannaia dell’asportazione chirurgica o a quella del veleno farmacologico via pillola Ru486.
(Giuliano Ferrara, da Il Foglio)
A parte il fatto che adesso è uscito allo scoperto, dopo la decisione di presentarsi alle elezioni con la lista per la vita, e quindi con il supporto di un pubblico timorato di Dio e acclamato dagli esponenti della Chiesa, già da subito tanto accanimento puzzava di grande ipocrisia.
Ci sono questioni che investono la vita nostro malgrado, tra queste le malattie, la morte, le nascite, gli aborti, ci sono questioni sgradevoli che ci accompagnano per tutta l’esistenza e che riguardano la storia dell’umanità. Essere inutilmente estremisti, non equivale affatto a risolvere le cose, non riusciremo a sconfiggere la morte, e per quante malattie saremo capaci di curare, sempre di nuove ne salteranno fuori, così come si continuerà a fare nascere bambini nella gioia o nel dolore e nello stesso modo si continuerà ad abortire, con o senza legge.
Sono convinta che la delicatezza e la peculiarità di questo argomento riguardi talmente da vicino le donne che soltanto loro dovrebbero legiferare in merito, senza il supporto di nessun Ferrara o vescovo di turno. Non credo che un uomo riesca a rendersi conto, fino in fondo, di che esperienza traumatica possa essere l’aborto per una donna e quanto pesanti siano le conseguenze psicologiche che ne derivano. L’aborto si sa, esiste da sempre e una legge che lo legalizzi, in determinate circostanze, ha limitato i danni provocati da tutti quelli consumati nella clandestinità. Forse ci si dovrebbe chiedere, prima di fare discorsi oziosi, da dove nasca la necessità di abortire. I motivi sono molteplici e difficilmente traducibili in quattro parole, ma giusto per polemizzare, oltre ai motivi legati alla salute della madre e del feto, nel corso della storia ci sono state anche motivazioni sociali. La stessa Chiesa è stata la prima ad additare e bollare come donne dai facili costumi, le ragazze che restavano incinte fuori dal matrimonio, mentre l’elemento maschile ha sempre potuto fare il Ponzio Pilato della situazione. Anche se adesso le cose sono un po’ cambiate, è sempre la donna che si macchia della colpa ed è l’unica che deve pagare il suo tributo alla società, in ogni caso.
Naturalmente non è con le restrizioni che si educa, ma con la giusta presentazione di valori etici, con un’appropriata campagna contraccettiva, di prevenzione, con una opportuna educazione alla sessualità e al rispetto della vita.
Guarda caso poi tutti i grandi predicatori si vogliono schierare con la destra, perché è lì che si può parlare di tradizione, di famiglia canonica, di bigottismo, di difesa dei valori, come se tutto questo potesse essere garanzia di giustizia, legalità e rettitudine morale. Forse troppo spesso ci si dimentica che la maggior parte delle violenze si consumano proprio tra le pareti domestiche e riguardano padri che violentano le figlie e mariti che picchiano le mogli, senza contare che la destra oltre a preservare ciò che apparentemente è il giusto, spesso cammina anche a fianco dell’intolleranza e dell’integralismo e come si conciliano questi ultimi aspetti con gli insegnamenti di Cristo all’amore, al rispetto per il diverso e per il prossimo?
Immagino che questa difesa per la vita ad oltranza preveda un autentico orrore nei confronti dell’eutanasia. Ecco, al contrario io sono dell’avviso, che un paese veramente civile debba permettere una morte dignitosa a chiunque. La sofferenza fine a se stessa non ha alcuna giustificazione e comunque dovrebbe essere una scelta del singolo e non del governo o della Chiesa. Io posso solo dire che ci sono situazioni per le quali sei costretto a desiderare che la persona che ami muoia il prima possibile e già questo è tremendo, ma in più dovere assistere al balletto degli ipocriti, pronti a speculare su qualsiasi situazione, è francamente intollerabile. E la Chiesa ha negato i funerali a Piergiorgio Welby… alla faccia della carità cristiana…
Chi può arrogarsi il diritto di ritenersi detentore del sapere terreno e ultraterreno? questa non è affatto civiltà, bensì arretratezza culturale e grande chiusura mentale.
Postato alle 08:24 di venerdì, 15 febbraio 2008 da dalloway66