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baudelaireNel 1857, Charles Baudelaire (1821-1867) pubblica Les Fleurs du Mal, ma l’opera viene accusata di immoralità e molti componimenti sono soppressi, bisognerà aspettare il 1861 per una versione ampiamente rimaneggiata. I fiori del male descrivono l’itinerario spirituale del poeta combattuto tra ennui e idéal, tra l’attrazione del Male e l’aspirazione al Bene. Questa battaglia continua gli provoca una sorta di disgusto nei confronti della vita, una specie di malinconia angosciosa che egli definisce spleen (che in inglese vuol dire milza, ovvero l’organo che, secondo la tradizione, provocava la bile nera e la malinconia). E proprio Spleen è una delle sue liriche più famose. Ve la propongo in lingua originale con traduzione letterale:
 
Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Quando il cielo basso e grave pesa come un coperchio
sur l’esprit gémissant en proie aux longs ennuis
sullo spirito gemente in preda all’interminabile noia
et que de l’horizon embrassant tout le cercle
e dall’orizzonte che abbraccia tutto il cerchio
il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;
ci versa un giorno nero più triste delle notti ;
 
quand la terre est changée en un cachot humide
quando la terra si muta in una prigione umida
où l’Espérance comme une chauve-souris,
dove la Speranza come un pipistrello,
s’en va battant les murs de son aile timide,
se ne va sbattendo sui muri con la sua ala timida,
et se cognant la tête à des plafonds pourris ;
e battendo la testa su dei soffitti putridi;
 
quand la pluie étalant ses immenses traînées
quando la pioggia spargendo le sue immense strisce
d’une vaste prison imite les barreaux,
imita le sbarre di una vasta prigione,
et qu’un peuple muet d’horribles araignées
ed un popolo muto di orribili ragni
vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,
stende i suoi fili nel fondo dei nostri cervelli,
 
des cloches tout à coup sautent avec furie
delle campane improvvisamente esplodono con furia
et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
e lanciano verso il cielo un urlo spaventoso
ainsi que des esprits errants et sans patrie
come degli spiriti erranti e senza patria
qui se mettent à geindre opiniâtrement.
Che si mettono a gemere ostinatamente.
 
Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
E dei lunghi cortei funebri, senza tamburi né musica,
défilent lentement dans mon âme ; l’Espoir,
sfilano lentamente nella mia anima ; la Speranza,
vaincu, pleure, l’Angoisse atroce, despotique,
vinta, piange, l’Angoscia atroce, dispotica,
sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.
sul mio capo inclinato pianta il suo stendardo nero.
 
Possiamo notare la prevalenza dei campi lessicali negativi e i continui paragoni che rendono negative anche parole che normalmente non lo sono: il cielo qui è basso e pesante, l’orizzonte ci avvolge con un giorno nero e triste, la terra diventa una prigione umida e la pioggia è paragonata alle sbarre della prigione, le campane lanciano un urlo spaventoso ed il suono è equiparato ad un lamento continuo. Il nero è il colore dominante e l’intero percorso porterà alla disfatta finale. La Speranza (di sfuggire allo spleen) è prigioniera e non riuscirà a liberarsi, perciò sarà sconfitta, mentre l’Angoscia vincitrice potrà piantare la sua bandiera vittoriosa.
 
«Per molti la noia è il contrario del divertimento; e divertimento è distrazione, dimenticanza. Per me,moravia invece, la noia non è il contrario del divertimento; potrei dire, anzi, addirittura, che per certi aspetti essa rassomiglia al divertimento in quanto, appunto, provoca distrazione e dimenticanza, sia pure di un genere molto particolare. La noia, per me, è propriamente una specie di insufficienza e inadeguatezza o scarsità della realtà. Per adoperare una metafora, la realtà, quando mi annoio, mi ha sempre fatto l’effetto sconcertante che fa una coperta troppo corta, ad un dormiente, in una notte d’inverno: la tira sui piedi e ha freddo al petto, la tira sul petto e ha freddo ai piedi; e così non riesce mai a prender sonno veramente. »
(Alberto Moravia, La noia, 1960)
 
Anche in questo caso siamo testimoni di una sconfitta, dell’impossibilità di vivere serenamente la realtà o comunque una vita autentica. Chi è vittima della noia vive da distaccato, da emarginato, sempre un passo avanti o uno indietro.
 
leopardi«Sono così stordito del niente che mi circonda, che non so come abbia forza di prendere la penna per rispondere alla tua del primo. Se in questo momento impazzissi, io credo che la mia pazzia sarebbe di seder sempre cogli occhi attoniti, colla bocca aperta, colle mani tra le ginocchia, senza né ridere né piangere né movermi, altro che per forza, dal luogo dove mi trovassi. Non ho più lena di concepire nessun desiderio, né anche della morte; non perch’io la tema in nessun conto, ma non vedo più divario tra la morte e questa mia vita, dove non viene più a consolarmi neppure il dolore.»[…]
(Giacomo Leopardi, da Lettera a Pietro Giordani)
 
Come avviene la scoperta del dolore? Non il dolore fisico, non la sofferenza d’amore, bensì quella percezione intima, esclusiva, solitaria, soltanto nostra, diversa per ognuno di noi, che ci prende tutti, ricchi, poveri, profondi, superficiali, fortunati, sfortunati, è quell’attimo terribile in cui cogliamo la vera infelicità, la vanità della nostra esistenza, il continuo andirivieni da una condizione all’altra, la perdita del desiderio, il crollo di ogni motivazione, ma è anche un ottimo strumento che ci permette di conoscerci veramente, perché dinanzi al dolore vero, non c’è maschera che tenga.
 
Spleen, noia, tedio, sono tre espressioni che indicano un’unica condizione interiore, che è quella dell’inadeguatezza, dell’incapacità di dare un senso alla nostra esistenza e al nostro dolore. Questa mancanza ci impedisce anche di essere partecipi del dolore altrui, di condividere un percorso che ci unisce tutti, perché la storia di ognuno è in fondo quella del mondo intero, nel suo continuo cammino circolare, fatto di nascita, vita e morte.
Sentirsi separati fa cogliere con maggiore sensibilità la vanità di tutto ciò che ci circonda e alla fine è questo il destino dell’artista-veggente, precorrere i tempi, guardare oltre, ma essere inviso, trattato da reietto, costretto a vivere ai margini della società.
Se per Moravia un intellettuale non è altro che il testimone del suo tempo, che non ha altra scelta se non quella di esprimere i mali della società, per Baudelaire è la poesia che deve riportare l’ordine laddove c’era solo confusione, mentre Leopardi, a conclusione della sua opera, con quella odorata ginestra contenta dei deserti, lascia a tutti noi il compito di preservare e di credere in tutti quei valori, ch’egli negava, giusto per accrescerne il desiderio.



Postato alle 08:07 di martedì, 05 febbraio 2008 da dalloway66
permalink commenti (46)
Commenti
#1   05 Febbraio 2008 - 09:50
 
Ahimé io credo di possederlo un pochetto questo "temperamento artistico"! Fa parte della mia metà oscura...complicato conviverci! Che aggiungere? Post da inchino! Ti bacio Bonne Journée ma chérie:*
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#2   05 Febbraio 2008 - 10:14
 
La noia è l'anticamera della depressione, quando si comincia a staccare il contatto con tutto quello ci circonda, quando nulla riesce ad accendere l'interesse e la fantasia. Un tessuto i cui fili si staccano ad uno uno fino alla lacerazione e allo strappo irrimediabile.
Fortunatamente non ne soffro quasi mai :-))
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#3   05 Febbraio 2008 - 10:17
 
Un post che mi fa pensare molto! Accosti noia e dolore. Si per molti versi c'è un piccolo diaframmi che li divide, ma che certa volte si lacera. La noia è anche figlia del dolore?
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#4   05 Febbraio 2008 - 10:51
 
Bellissimo post Mari ti fà molto pensare......il cielo l'accostamento dei colori....il dolore ,la noia tutto un insieme di cose superlative scritte in modo realistico brava come sempre sai riempire i nostri cuori....un bacione e buona giornata.....Anna..
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#5   05 Febbraio 2008 - 11:03
 
Bellissimo blog il tuo. Complimenti.
Baudelaire fu uno dei miei primi amori...e il primo amore non si scorda mai :)
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#6   05 Febbraio 2008 - 11:03
 
Molto interessante quello che scrivi. Tuttavia non credo che nella Ginestra vi sia un messaggio "positivo": è uno dei testi più disperatamente e spietatamente pessimisti di Leopardi. Ciao, tornerò a rileggerti.
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#7   05 Febbraio 2008 - 11:32
 
LadyS, anch'io ovviamente ci convivo, altrimenti che dark lady sarei?
baci

Chirie, sono d'accordo con te, anche se qui si parla di un altro tipo di noia e di distacco, dettate non dalla depressione bensì da una presa di coscienza...
bacio
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#8   05 Febbraio 2008 - 11:35
 
Baudelaire...la sua ferrea volontà di sfuggire alla realtà che lo circondava mi ha sempre affascinata.
Un secolo affascinante il 1800, culla e tomba di poeti sopraffini.
Maestro di se stesso, sa usare il simbolismo in maniera mirabile riflettendo in esso le sensazioni di un suo modo interiore.
Ne "I fiori del male", si respira quell'aria sinistra e furiosa..che ne fa la sua bellezza.

In effetti sono quasi d'accordo con Moravia, ma è facile dirlo essendo una persona "normale".
Si evince anche in Leopardi, ma qui è più morbida la sensazione, più lucido l'esporre, già in lui non fa più effetto nemmeno il dolore.


Considerazione personale sta nella consapevolezza però che questi sono i sentimenti migliori..quelli che scavano..quelli che ti fanno tirare fuori tutto...quelli che ti danno da pensare e da scrivere, che procurano in chi legge una miriade di emozioni.

Bacio Dalloway :)
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#9   05 Febbraio 2008 - 11:36
 
Bellissimo questo tuo modo semplice di esprimere il senso d'ineguatezza umano di fronte alla limitazione dei confini della realtà e delle cose, di contro alle infinite possibilità del pensiero di scavalcare questi confini... Noia, tedio, distrazione sono potentissimi strumenti che affinano il desiderio di ricerca e segnano l'ansia che nasce, nella natura umana, dai vari impedimenti della ristrettezza di oggetti concreti, ai quali, illusoriamente, attribuiamo tutta la vera realtà. Questo tuo post è un inno alla sete di conoscenza dell'uomo, che non si arresterà mai... Il "Pipistrello" di Baudelaire anche sotto il cielo basso e pesante, anche dietro le sbarre, resta nella nostra mente immortalato mentre batte le ali, persino quando l'Angoscia pianta il suo stendardo nero. La coperta di Moravia è stretta, ma, di volta in volta, cerchiamo di scaldarci una parte del corpo... Qualcosa impedisce di guardare oltre l'orizzonte? Meglio, perché più forte sarà il nostro desiderio di scoprire ciò che non si vede, anche a costo di guardare, con occhi attoniti la realtà e provare il dolore. L'importante è capire che questo dolore non è solo nostro, non è esclusivamente individuale, ma ci accomuna tutti. Il senso di precarietà della vita, la consapevolezza delle nostre limitazioni terrene, anche di fronte alle possibilità del nostro pensiero, ci fa soffrire, ma affrontare il nostro destino senza illusioni ci aiuta a resistere, a lottare per sopravvivere, proprio come fa la ginestra nel deserto di Leopardi.

Baci,
Rosalba
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#10   05 Febbraio 2008 - 11:37
 
Ludmilla, dipende da come si intende la noia, ovviamente non si fa riferimento alla noia intesa come non sapere come passare il tempo, bensì, come dicevo ad uno stato interiore, in questo caso credo che più che esserne generata, generi essa stessa il dolore.
un abbraccio

Anna, grazie per le belle parole e buona giornata anche a te.
un bacio
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#11   05 Febbraio 2008 - 12:11
 
Ombrellina, ti ringrazio. Baudelaire, anche per me è stato illuminante.
un saluto

Tristano, proprio La Ginestra, al contrario è un testo che, malgrado il pessimismo, offre uno spiraglio di speranza. La solidarietà tra gli uomini può combattere la nemica Natura, se si accetta la condizione umana e si lotta insieme contro il nemico comune, allora c'è anche una speranza di poterlo sconfiggere.
un saluto
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#12   05 Febbraio 2008 - 12:18
 
Quero, incredibile quanto si possa dire parlando di noia, eh?
Concordo sull'800 un secolo davvero molto ricco di spunti.
un bacio

Rosa, la tua lettura del mio post lo nobilita parecchio, in effetti ho faticato non poco, sia per renderlo commestibile che per unire i tre autori nella frase conclusiva... tu che sei prof, sai bene quanto è difficile sintetizzare...
Il tuo commento è bellissimo, merci bien.
baci
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#13   05 Febbraio 2008 - 12:24
 
De rien, Dalloway... Je vous emprie...

Baciuzzi,
Rosalba
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#14   05 Febbraio 2008 - 12:49
 
Sempre profonde le tue disamine inerenti i poveri umani, poi, con Moravia, con Leopardi e con Baudelaire; ci hai spiazzati col trittico, molto convincente. Brava. Ciao e baci.
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#15   05 Febbraio 2008 - 14:07
 
Io lo adoro da sempre!
Bacibaci
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#16   05 Febbraio 2008 - 14:19
 
Sei sempre culturalmente sopraffina, una rarità qui su Splinder -.-'
Mi permetto di aggiungere di aggiungere ai collegamenti che hai fatto riguardo allo spleen, anche il nostro amato Seneca e il suo taedium vitae ;-)
Ci si rilegge presto :*
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#17   05 Febbraio 2008 - 14:31
 
Forse non era chiaro a chi mi riferivo: ma dato che non sopporto Moravia e odio (pur apprezzando molto le sue poesie e la sua sapienza) Leopardi...
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#18   05 Febbraio 2008 - 16:36
 
La noia è quella stasi interiore che ci separa da tutto il resto.
E pur essendo stasi genera un movimento interiore che ci conduce verso noi stessi e quei lati bui di cui solitamente non ci occupiamo . E l’angoscia pianta il suo stendardo, vittoriosa sulla speranza.
La noia è. Esiste, si fa sentire,ci tormenta e “restiamo storditi dal niente che ci circonda” al punto da non riuscire a trovare il modo di fare altro. Suppongo che sia questa stretta aderenza a quel dolore privato ed esclusivo di cui parli che ci impone di evitarla a tal punto da renderci persone impegnate di un tutto che in certi momenti non ci riguarda affatto.
Imbottiamo le nostre vite per non prendere coscienza di queste stesse, del reale itinerario che dovremmo seguire per “averci” completamente.
Leggo questo tuo post e prendo coscienza, invece, della tua mente e di come sia meraviglioso averne un piccolo pezzetto. Altro che noia o tedio…da queste parti.
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#19   05 Febbraio 2008 - 17:33
 
...adorata creatura...l'esistenza è un eterno girotondo di noia crescente, come un orologio in cui il dolore descrive instancabile lo stesso cerchio uniforme...tic tac...tic tac...nessun piacere può dare qualcosa di più di una soddisfazione passeggera per questo deve essere subito rimpiazzato da un nuovo piacere...e così via...finché si arriva alla consapevolezza che TUTTO annoia..allora quale è il senso della nostra esistenza quando tutto è noia profonda (Heidegger la chiamò "nebbia silente", Pessoa "malessere dell'anima sottile")?...il senso è il lento ticchettare dell'orologio...tic tac...tic tac...molti personaggi letterari (il Faust di Goethe, l'Iperione di Holderlin, il Don Juan di Byron) nel tentativo di trovare una via d'uscita finiscono per precipitare nella trasgressione, perché la trasgressione porta l'io a contatto con qualcosa di nuovo, diverso dalla banalità...ma poi...il tedio torna...torna il lento ticchettio...tic tac...tic tac...
...non se ne esce, non se ne esce...
...ahhh...che disperazione!!...sì, "disperazione"...perché "l'umor nero provocato dalla noia è più facile da sopportare che la noia in sé...perfino la disperazione è preferibile a questa "morte in vita" Zibaldone - Giacomo Leopardi...

...qui da lei, splendida creatura "tempus fugit" ovviamente fermandosi...eheheh
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#20   05 Febbraio 2008 - 17:37
 
Ops allora capisco perchè non sono felice!
baciociao
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#21   05 Febbraio 2008 - 17:42
 
Spleen, noia, tedio sono spesso il modo in cui il poeta o lo scrittore esprime le proprie condizioni intime.
mentre il poeta o lo scrittore le eleva ad arte, per gli altri è semplicemente una condizione o un sentirsi frustrati dinnanzi ai problemi della vita quotidiana.
A volte si ascolta che il pessimista è semplicemente una persona che vede la realtà, mentre l'ottimista è un sognatore.
Però forse non sono corrette entrambe le definizioni: è il classico caso del vedere il bicchiere "mezzo pieno" o "mezzo vuoto". La realtà ci dice che il bicchiere non è né vuoto né pieno.
E' un bellissimo post sulla noia, sul tedio e sullo spleen, scritto in maniera molto semplice ma elegante ed efficace.
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#22   05 Febbraio 2008 - 19:02
 
Rosa, :-))
un bacione

SaR, grazie, il trittico mi ha fatto penare...
un abbraccio

Ale, dei tre io non amo molto Moravia, mentre per gli altri due tappeto rosso e adorazione!
un bacio
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#23   05 Febbraio 2008 - 19:18
 
Ram, hai fatto benissimo a ricordare Seneca, visto che anche lui si riferiva al tedio come a quella sorta di disgusto che prova chi vive una vita senza senso...
un abbraccio

Ari, effettivamente penso che sia così, conosco diverse persone che si lanciano in mille attività, pur di tenersi occupate tutti i giorni per tutto il giorno, piuttosto che fermarsi a riflettere su se stesse e su quale significato stanno dando alla propria esistenza.
Io invece faccio tutto il contrario, riduco gli impegni il più possibile pur di avere il maggior numero di ore della giornata esclusivamente per me (e per chi amo, bien entendu).
Un bacio giuiuzza bedda
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#24   05 Febbraio 2008 - 19:24
 
credo di sapere cosa vuol dire mettersi a sedere sul divano..e rimanerci per ore, ferma, immobile, sembra sciocco e inutile persino alzare un braccio...non viene l'istinto di muovere un solo muscolo. Certo che questo è dolore...dolore vero. Come ha già commentato qualcuno, è l'anticamera della depressione.
Bacio
SoleLuna
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#25   05 Febbraio 2008 - 19:54
 
Sile, mia cara... se tutto è passeggero, perché il dolore è così bravo a rimanere? Il dramma che ha dipinto lo colgo in ogni sua parte, tuttavia gli istanti d'estasi esistono, anche se fugaci... Ma in mezzo a questa nebbia non è facile trovare vie d'uscita o spiegazioni valide, alla fine il ticchettio perseguita e "arcano è tutto, fuor che il nostro dolor"...

Palmarola, sono felice di averti illuminato...
;-))
un saluto
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#26   05 Febbraio 2008 - 20:02
 
Bear, è vera questa tua distinzione tra pessimista ed ottimista, spesso è recepita così, anche se non ci avevo badato più di tanto, forse perché a me la dualità sfugge essendo sempre pessimista e disfattista...
Grazie e un bacio

Lu, sono caduta anch'io nella spirale del divano-tetto e per questo trovo che sia una vera, verissima perdita di tempo... perciò se divano dev'essere che sia divano con diversi libri da leggere o film da vedere...
un bacione
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#27   05 Febbraio 2008 - 20:32
 
che dire...
articolo completo e ricco di stimoli i miei complimenti...
apprezzatissima la relazione con Moravia.
Un saluto di stima
Vera*
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#28   06 Febbraio 2008 - 11:43
 
Lezione inimitabile.
Baudelaire è con me ogni sera da sempre. Leoparadi è nei miei pensiei: devo rileggerlo. Da oggi conosco meglio Moravia.
Un abbraccio forte
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#29   06 Febbraio 2008 - 15:08
 
GRAZIE STELLA NE AVREMO PER UNA SETTIMANA E VAI CON L'ALLEGRIA E IL DIVERTIMETO....OGNI TANTO Fà BENE USCIRE DAGLI SCHEMI....
UN BACIONE GRANDE....ANNA..
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#30   06 Febbraio 2008 - 17:00
 
Vera, ti ringrazio.
un bacio

Alex, anch'io conosco poco Moravia, ma gli altri due li rileggo spesso.
un abbraccio e un bacio

Anna, mi fa piacere che ti diverta.
un bacio
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#31   06 Febbraio 2008 - 17:55
 
Bellissima questa riflessione come sempre e bellissima la conclusione, per quello che dici io ho sempre amato molto Leopardi...
Che cambiamento eccezionale. Un abbraccio, giulia
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#32   06 Febbraio 2008 - 18:44
 
Oh, il caro Baudelaire, uno dei miei maestri e mentori! Lo “incontrai” quando avevo 14 o 15 anni e segnò profondamente la mia vita!
E pure la noia ho sovente conosciuto, accompagnata ad una languida nausea per l'esistenza. Piuttosto che accovacciarmi in vacui pensieri durante spleenetici giorni, preferisco tuttavia dedicarmi all'otium (come lo intendevano i latini)!
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#33   06 Febbraio 2008 - 19:14
 
...bellissimo venire a scuola da te...sempre bello leggerti...Sai penso che il dolore si nasconda meravigliosamente all'interno dell'animo umano...molto spesso quando si rende palese non c'è piu nulla da fare...siamo all'ultima spiaggia...sulla via del non ritorno..
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#34   06 Febbraio 2008 - 19:18
 
Argomenti molto profondi ed interessanti com'è nelle tue corde. La noia vista attraverso il pensiero di Baudelaier, Moravia Leopardi. Intesa come uno stato interiore che conduce ad una condizione di inadeguatezza oltre che ad un'incapacità di dare senso alla nostra esistenza...Secondo me è nella "noia" che trovano terreno fertile alcune azioni estreme del nostro tempo. Comportamenti inadeguati o gesti oltre misura. Chissà perchè mi viene ora in mente il "delitto di Perugia"...
Per quanto mi sforzi non riesco e considerla in termini positivi, come ad esempio fa Moravia...
Ci sarebbe molto da dire...
Ti auguro buona serata.
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#35   06 Febbraio 2008 - 20:25
 
Giulia, grandi cambiamenti, eh, sì. Il messaggio finale della ginestra l'ho usato per la conclusione appositamente, credo sia molto bello.
un bacio

Nimiel, avendolo già fatto a lungo, anch'io non amo più sostare inerme per giorni, effettivamente è totalmente inutile, meglio usare il dolore e la noia in modo molto diverso...
un abbraccio
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#36   06 Febbraio 2008 - 20:34
 
Quello, ti ringrazio. Ciò che dici è innegabile, niente è più bravo del dolore a nascondersi nelle pieghe dell'anima...
un abbraccio

DonnaFlora, dipende da cosa si intende per noia, quando è un malessere contro la vacuità della vita può trasformarsi in stimolo proprio per cambiare le cose, ma hai ragione ci sarebbe proprio tanto da dire...
un abbraccio
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#37   06 Febbraio 2008 - 21:58
 
Solo con lo sforzo e la fatica si va oltre. Brava e ciao. Baci.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente SaR

#38   07 Febbraio 2008 - 07:25
 
Il Mal di Vivere è profondamente diverso dalla noia e dalla depressione, è un senso di inutilità e vacuità che si può comprendere solo se lo si nasce. Un dolore sordo che ti accompagna per mano e non ti rende diverso: lo sei.
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#39   07 Febbraio 2008 - 08:13
 
adoravo baudelaire (e lo adoro ancora) buon giovedì stef
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#40   07 Febbraio 2008 - 16:23
 
La noia come condizione esistenziale permanente, certo, è tutto questo. Ma la noia, una sana noia, che ci consenta di meditare, di preservarci dalla corrosione e dalla frenesia dellaiperattività dei tempi moderni, tale tipo di noia è auspicabile e può essere uno degli ingredienti che ci possono dare la serenità e la felicità, così come affermò Bertrand Russell in un suo famoso libro.
L'argomento è svolto con acume ed è consequenziale. Tre grossi letterati, che abbiamo sempre letto e con i quali ci siamo cimentati un po' tutti. Complimenti davvero. Buona serata.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ubaldoriccobono

#41   07 Febbraio 2008 - 19:21
 
Sai che me l'aspettavo un tuo post su Baudelaire?
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#42   07 Febbraio 2008 - 21:08
 
Brava, Brava, Brava....10 e lode. Che ci prepari adesso? Perchè ormai non ci accontentimo più dei post, postini, posticci, posteri,posteriori.....noi vogliamo le perle di miss Dally....
Ciccia sono troppo felice per il recupero anzitempo dell'adsl.....
ti bacio tutta.....ops (è troppo)?
Un bacio solo allora....
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#43   08 Febbraio 2008 - 08:01
 
SaR, è verissimo.
un bacio

Bianca, infatti qualcuno ha associato questo tipo di sentimento alla depressione, ma non c'entra e la noia non è intesa con il significato che comunemente le diamo. Tu dici che è l'essere diversi a fare assumere certe forme al dolore?
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#44   08 Febbraio 2008 - 08:04
 
Stef, buon venerdì. Ad adorare Baud siamo proprio in tanti...

Ubaldo, è proprio di quel tipo di noia che volevo parlare.
Grazie e un bacione
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#45   08 Febbraio 2008 - 08:06
 
Damiani, non dirmi che sto anche diventando prevedibile (oltre che barbosa...)???
;-))

Ari, i baci non sono mai troppi...
un trionfo di baci per te, dunque.
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#46   08 Febbraio 2008 - 13:02
 
Ricambio con convinzione profonda. Ciao.
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