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«Ici a commencé pour moi ce que j’appellerai l’épanchement du songe dans la vie réelle»
«Qui è iniziato per me ciò che definirei l’espandersi del sogno nella vita reale»
 
Raramente uno scrittore offre, come ha fatto Nerval, la possibilità di avvicinarsi al mistero della creazione poetica e quindi al desiderio di scoprire le strane leggi che lo governano. In questo processo creativo, anche la follia ha contribuito alla rivelazione di immagini e sentimenti dotati di uno strano potere inquietante. Tuttavia essa non ha trasformato il poeta in una sorta di veggente, bensì gli ha permesso di scoprire una dimensione nuova, nella quale collocare la sua scrittura. La parola in tal modo ha preso valenze multiple ed è stata scelta, oltre che come mezzo per raccontare una strana malattia, anche come strumento per superarla.
 
C2-1885Nerval adopera, in Aurélia, la prima persona ed in tal modo si accosta ad un racconto autobiografico. Tuttavia, immediatamente concede una notevole ambiguità al suo lettore, poiché separa l’unico je (io) in due, uno riferito al narratore e l’altro al personaggio. Soltanto alla fine Nerval deciderà di fondere le due istanze narrative in una soltanto, lasciando unicamente come un suggerimento la presenza di un terzo je, ovvero quello dell’autore.
 
In un clima velato di ambiguità e confusione Aurélia tocca, per prima cosa, il mistero del sogno. Tuttavia ad esso si aggiungeranno, subito dopo, alcuni spazi dedicati alle visioni ed alle allucinazioni subite dal personaggio.
In tutto il racconto si compie un viaggio, e in particolare colpiscono le deambulazioni per Parigi. La città si scinde, anch’essa, e si distingue in “reale” e “fantastica”, nella prima si possono riconoscere dei posti realmente esistenti, nella seconda si ergono costruzioni sognate e luoghi fantastici. In questo incessante cammino, macrocosmo e microcosmo sembrano coincidere, poiché l’esperienza personale alla fine coinvolge l’umanità intera. Così il viaggio iniziatico, la discesa agli inferi, somiglia all’attraversamento di un labirinto come percorso di morte e rigenerazione. Del resto qualsiasi iniziazione propone una morte finta, come prova da superare, per poi rinascere e vivere con un bagaglio solo apparentemente più pesante, ma in verità con una forza e una consapevolezza completamente nuove.
Che si tratti di un viaggio all’interno dell’anima è il narratore stesso che lo lascia intendere, annunciando perfino i modelli letterari che intende seguire, come Dantedante e Apuleio. Quando il sogno prende il sopravvento sulla vita reale, ha inizio la malattia, il disgregarsi della personalità del protagonista e l’inizio della discesa nelle profondità dell’Io, nella quale verrà coinvolto anche il lettore, invitato a seguire il personaggio nella sua ricerca iniziatica, che lo condurrà fino alla scoperta della verità.
 
Nell’alternanza creata dall’attraversamento di livelli multipli e da una temporalità incerta fra sogno e veglia, si muove perciò un protagonista polivalente, che racchiude in sé il mistero dell’esistenza e che s’interroga a proposito dei dubbi più assillanti dell’umanità. Dietro il personaggio ed il narratore si cela un autore che ha vissuto, personalmente, il mistero dello sdoppiamento e dell’ineffabile. Ormai illuminato e responsabilizzato, il lettore diviene il rappresentante di quella umanità che tanto di frequente viene chiamata in causa, all’interno dell’opera.
Nerval ha dunque compiuto la sua missione rivelatrice, attraverso la scrittura, della vita “altra”, che si nasconde dietro la vita “reale” di ogni uomo.
 
Ognuno di noi porta con sé la propria discesa agli inferi, perché di sprofondare capita un po’ a tutti nel corso della vita, ciò che poi ci distingue è la risalita e soprattutto l’uso che facciamo di tale esperienza.
 
[…]
Dare significato alla vita può sortire follia,
ma la vita senza significato è la tortura
dell’irrequietezza e del desiderio vago
è una nave che anela il mare eppur lo teme.
(Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River)



Postato alle 16:41 di lunedì, 21 gennaio 2008 da dalloway66
permalink commenti (44)
Commenti
#1   21 Gennaio 2008 - 16:53
 
continuamo a seguirti nel tuo excursus...curiosi...

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#2   21 Gennaio 2008 - 17:45
 
Gérard de Nerval: c'è una bellissima foto scattata dal grande Nadar, dove si vede il nostro poeta seduto comodamente, forse impensierito, che guarda assorto l'obiettivo della macchina fotografica.

Splendido articolo dedicato a un grande autore - amico di Victor Hugo - del XIX secolo.

Felicità.

Rino, contento di leggerti.
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#3   21 Gennaio 2008 - 19:36
 
La vita non è mai giusta o ingiusta, facile o difficile: è il modo in cui ci rapportiamo ad essa a fare la differenza.

C'è chi non trova così terribile sprofondare:
...io sprofondo....soffro e mi dimeno...consapevole di essere negli inferi, che per me sono il paradiso...pura e consapevole follia?

Non riuscirò mai a capire appieno il senso di un suicidio..soprattutto perpetrato per mano di persone che avevano così tanto da dare... che parlava di vita e di altre vite...e pensava alla morte.


Io preferisco vivere :)

Sempre bellissimi i tuoi post Dalloway :)


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#4   21 Gennaio 2008 - 20:43
 
Vorrei poter commentare, ma ho la vista appannata, magari dopo.
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#5   21 Gennaio 2008 - 22:25
 
"Ognuno di noi porta con sé la propria discesa agli inferi, perché di sprofondare capita un po’ a tutti nel corso della vita, ciò che poi ci distingue è la risalita e soprattutto l’uso che facciamo di tale esperienza."
Sono davvero molto significative queste ultime righe, non conta quando e come si cade, l'importante è sapersi rialzare, o quantomeno provarci. In fondo tutte le esperienze dovrebbero portarci ad una crescita, o ad un rinnovamento interiore. Purtroppo in ognuno di questi passaggi la soffereza la sofferenza è inclusa, inevitabile. A questo non c'è rimedio...
Un abbraccio


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#6   22 Gennaio 2008 - 09:48
 
Una domanda professoressa Dalloway: ma la discesa agli inferi è "banalmente" (per come me la spiego io) parte del corso degli eventi, necessaria per lo sviluppo e la crescita personale, fondamentale per la scoperta della verità? cioè secondo Nerval tutti la dovrebbero necessariamente compiere o solo l'artista? @_@ (mi son spiegata?)
Un bacio (permette?) da un'allieva ancora mezza addormentata e curiosa :)
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#7   22 Gennaio 2008 - 14:34
 
ci son pochi blog dove entro per conoscere...
tra i pochi...il tuo.
un abbraccio,
betazed
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#8   22 Gennaio 2008 - 16:22
 
Post gustato fino all'ultima sillaba: che godimento, che piacere!

A.
P.S.: io è da mo' che cerco di risalire. Qualcuno ha il numero della squadra soccorsi?
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#9   22 Gennaio 2008 - 16:39
 
Damiani, con questo abbiamo chiuso con Nerval, cercherò qualcun altro in preda al delirio...

Rino, sì quella è l'immagine più famosa di Nerval.
un abbraccio e grazie
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#10   22 Gennaio 2008 - 16:52
 
Quero, dipende dal perché si sprofonda, per Nerval e la Woolf, siamo di fronte a delle crisi insopportabili, che hanno tentato entrambi di combattere in ogni modo, senza però riuscirci. Poi ci sono discese più soft e altre gravissime anche senza la presenza del disturbo psichico, insomma ogni caso è un caso a sé, però appunto bisogna vedere anche come ci si pone di fronte a certe situazioni...
un bacio

Ari, sono così folgorante? abbagliante? (o faccio piangere...)
:-((
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#11   22 Gennaio 2008 - 17:06
 
DonnaFlora, hai ragione e poi senza sofferenza tante cose neanche le capiremmo... in ogni caso devo dire che ci sono persone che si lasciano scivolare sempre tutto addosso e se è vero che non soffrono, di certo è altrettanto vero che neanche progrediscono.
un bacio

LadyS, Nerval descrive la discesa agli inferi del suo personaggio, rifacendosi in parte allo schema classico del viaggio metaforico. La cosa che rende il suo percorso un po' particolare è che lui nel frattempo viveva la propria discesa agli inferi, come uomo e non come artista e nella sua opera trascina il lettore con sé, fino alla scoperta della verità (ma ognuno ha la propria, l'artista è un mezzo, ma il percorso dobbiamo compierlo noi)
bacio
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#12   22 Gennaio 2008 - 17:16
 
Betazed, ti ringrazio.
un forte abbraccio

Agly, io non posso tirarti, siamo sullo stesso livello!
;.)))
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#13   22 Gennaio 2008 - 17:53
 
buona era dolcissima spero che vada meglio.....un bacione grande...
Anna...
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#14   22 Gennaio 2008 - 17:54
 
scusami anche i geni sbagliano ehehehehehheh sera!!!!!!
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#15   22 Gennaio 2008 - 19:47
 
un post molto colto. Il problema dell'io diviso è statapostada moltissimi scrittori, maNerval è andato su un atgomento peculiare, il sogno, come altro da sè che fa da schermo alla realtà che causa sofferenza. Nerval voleva accettare se stesso scrivendo, ma allalunga non riuscì a sopportare il peso del suo dolore, o forse scrivendo si convinse che quella era la vera via di fuga: chi sa.
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#16   22 Gennaio 2008 - 20:33
 
Ecco il commento.. ;-))
Come tu sai, ho vissuto fino a pochi anni fa una vita molto "facile", lineare, senza problemi...una pacchia? non credo.
Poi c'è stata la vera discesa negli inferi...tantissime difficoltà, la vita stravolta, tante sofferenze, tanti pianti...ma ho trovato me stessa e delle persone che mi hanno aiutato nel cammino, che in mezzo a tutto questo mi hanno fatto sorridere. E ora mi guardo indietro...e mi vengono in mente solo momenti belli, nei quali sorridevo insieme alle persone che mi sono state vicine e hanno sopportato e condiviso il mio dolore, ma anche i miei progressi...con me.
Rifarei tutto tutto, senza sconti...e sono d'accordo con te, senza difficoltà da superare non si progredisce, non ci si migliora.
Un bacio
SoleLuna
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#17   22 Gennaio 2008 - 20:35
 
I tuoi post sono sempre raffinati e colti. Leggendo il commento precedente al mio, non vedo grande orizzonte:se Nerval che era Nerval non è riuscito a trovare la via di fuga attraverso la scrittura e si è suicidato, la vedo breve anche per me.
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#18   22 Gennaio 2008 - 21:05
 
Anna, scusatissima, un bacione

Frate, in verità sono stata io a privilegiare questo aspetto, quello del sogno, ma Nerval non si è occupato solo di questo. Ho scelto questo filone perché mi sembrava più ricco di spunti di conversazione. In merito alla sua morte, non credo che c'entri con l'arte, lui stava male e non è riuscito a tollerare l'idea di avere un'altra crisi...
Ma chi può dirlo, in verità?
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#19   22 Gennaio 2008 - 21:18
 
Lu, io ho una collezione di discese, sono stata sempre problematica...
Ho iniziato a fare bilanci in tempi non sospetti e non ho mai accettato le cose senza chiedermi il perché. Anche adesso, pur sapendo che spesso le domande sono inutili, io continuo a farmele e uno degli aspetti della mia forza interiore è dato proprio dalla consapevolezza. I periodi di calma piatta sono quelli che mi preoccupano di più, ormai vivere in tempesta è diventata quasi un'abitudine...
La sofferenza tempra, questo è certo.
un bacio

Giuli, ma che dici? Nerval si è sottoposto a cure all'epoca sperimentali e il fatto di scrivere in modo terapeutico non poteva comunque risolvere tutti i suoi problemi. La scrittura può darci una mano, ma poi è chiaro che il resto dobbiamo farlo noi e in certi casi possiamo cercare e trovare aiuto anche negli altri. Altrimenti che facciamo, un bloggericidio di massa?
;-))))
un abbraccio forte
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#20   22 Gennaio 2008 - 21:48
 
Sarò tonto io...in che modo segue il modello di Apuleio?
Comunque, è molto interessante l'analisi che hai fatto circa il doppio je :-)
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#21   23 Gennaio 2008 - 00:42
 
e se anelando di non temere ci si imbarcasse senza possibilità di approdo, sarebbe stato prefereible il non aver anelato o l'aver temuto?
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#22   23 Gennaio 2008 - 08:49
 
Dally, piangevo per altro.
Meditavo sulla costruzione poetica di Nerval. Adattare la follia ai sentimenti è una caratteristica degli artisti i quali spinti da una visione altra riescono a trosfarmare uno stato devastante in sublimazione e arte appunto.
Il sogno, le allucinazioni, le visioni sono tutti elementi quasi magici, forse meglio alchemici, che conducono il lettore verso se stesso, dentro dentro.
Il fatto che Aurelia sia stato scritto durante il suo ultimo internamento in un ospedale psichiatrico lo fa divenire quasi una testimonianza dell'aggravarsi della sua crisi mentale. Il fatto che percepisca il sogno come una seconda vita lo iuta a comprendere meglio gli angoli bui della sua follia. Mi pare che sia costantemente diviso tra luci e ombre, tra l'amore per la vita e le sue visioni di morte.
Le continue risalite dalla comune scesa agli inferi sono spossanti, occorrerebbe munirsi di grossi salvagenti....ad un certo punto. E' quello che forse sto facendo.
Dio che amica colta che ho....è dura starti dietro n'est-ce pas?
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#23   23 Gennaio 2008 - 09:13
 
cara Dall, dei tre post che hai dedicato a Nerval questo è il mio preferito non semplicemente per come è scritto, ma anche per il tema trattato. di discese agli inferi (o catabasi) la mitologia e la letteratura sono piene: da Eracle ad Orfeo, l' Odissea, l' Eneide, la Divina Commedia, e, per citarne solo due versioni più moderne Moby Dick, o Arthur Gordon Pym di Poe. tutte queste opere hanno in comune una enorme forza di suggestione perchè rappresentano quanto di più umano possa essere rappresentato: l' uomo che si confronta, anzi, che è costretto a confrontarsi con la morte. credo che questo sia l'argomento che in assoluto ci tocchi più da vicino. in un certo senso si potrebbe dire che la nostra vita altro non è che un pocesso di avvicinamento alla morte, un progressiva presa di confidenza con essa. come dici giustamente ognuno di noi sperimenta la propria o le proprie discese agli inferi e io ho conosciuto la mia, apparentemente devastante. dico apparentemente perchè, vista a posteriori questa esperienza è stata per me fondamentale nel dare una prospettiva completamente nuova alla mia vita. oltre a questo una volta che si è discesi agli inferi (e se ne è tornati) cosa ci può più spaventare? tutto viene ridimensionato. è proprio ciò che accade ad Ulisse che visitata l' Ade e confrontatosi con il regno dei morti ritrova finalmente la rotta per Itaca.

mi hai detto una volta che ti piacciono i commenti chilometrici: eccoti servita

maurizio
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#24   23 Gennaio 2008 - 12:04
 
Non temere di imbarcarti senza approdo (non è dato sapere se e quando), considera la meta. Ulisse l'Odissea la vive perchè si imbarca. Metafora di un viaggio che non sai dove ti porta o quando. Metafora di un viaggio che è la storia di innumerevoli naufragi. Le mie ultime considerazioni sul tema dell'Odissea mi hanno portato a considerare che Itaca è la fine del viaggio, la fine della storia di Ulisse. Come un riappriopriarsi di se, meta cui tendere. Inizierò a leggere qualcosa di Nerval a febbraio, non resisto ...
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#25   23 Gennaio 2008 - 12:05
 
Grazie ^^
ora che mi hai incuriosita bene bene me lo leggerò...(sai trasmettere le tue passioni molto bene)
bisous
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#26   23 Gennaio 2008 - 14:29
 
Ram, il riferimento è alla discesa agli inferi, come viaggio allegorico dell'anima, che troviamo anche in Apuleio (Amore e Psiche) ma si può anche estendere alla passione di Nerval per i culti misterici.

Loreleys, per scoprirlo devi anelare...
;-))
(un approdo c'è sempre, anche se potrebbe non piacerci affatto, ma rimanere fermi equivale comunque a non trovare approdo)
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#27   23 Gennaio 2008 - 14:45
 
Ari, trovo infatti sorprendente che si rendesse perfettamente conto di questa dualità e ci scrivesse su. Aurélia, non è scritto di getto, ma è frutto di una rielaborazione letteraria. Iniziò a scriverla nell'anno della sua prima crisi (1841) e da allora subì continui ritocchi e interruzioni, fino alla stesura finale del 1854. Comunicare, condividere, con grande lucidità la propria follia, trasformandola in linguaggio, mi sembra notevole.

Starmi dietro non è poi così difficile, comunque...
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#28   23 Gennaio 2008 - 15:06
 
Maurizio, mi piacciono i commenti chilometrici quando sono intelligenti e stimolanti come i tuoi...
Questo post è quello che preferisco, anch'io e per questo motivo l'ho lasciato per ultimo, tuttavia credo che sia anche il più ostico...
Come spesso accade sono d'accordo con te, infatti nella parte finale il mio è un invito a fare buon uso delle discese, altrimenti a che servono? e come dici bene tu, quando si precipita davvero, poi, una volta risaliti, la paura vera non attanaglia più.

3m4, io non temo di imbarcarmi e anche se temessi qualcuno o qualcosa mi darebbe uno spintone e mi farebbe salire per forza...
;-)
Le tue considerazioni mi fanno venire in mente che ogni viaggio termina dove è iniziato, purché si arrivi al traguardo-partenza totalmente rinnovati.
Buona lettura!

LadyS, magari rimarrete delusi... spesso ciò che mi entusiasma per gli altri è una vera lagna
:-((

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#29   23 Gennaio 2008 - 18:06
 
..."Il sogno è una seconda vita", è l'io sotto un'altra forma, che ne continua l'esistenza...e dunque perché smettere di mescolare le nostre due esistenze, la diuturna e la notturna?...il sogno differisce dall'azione?...ha senso distinguere la chimera dalla realtà?...non è meglio che il viaggio resti indefinito nei suoi contorni?...

...sospensione...

..."lascio"...adorata creatura..."lascio"...

...lascio...
...la mia anima fluttuare incerta tra la vita e il sogno...
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#30   23 Gennaio 2008 - 18:46
 
bel post come sempre sai entrare nell'anima di chi ti legge....un bacio
affettuoso...Anna..
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#31   23 Gennaio 2008 - 20:16
 
Quanto sì brava, carusa bedda!
Troppi commenti acculturatissimi ci furono miiiii!
Aggiungere non ne sugno capace.
Ma bacio le mani a vossia, gratissima e onorata assai dell'amicizia chi mi vurriste dunare.
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#32   23 Gennaio 2008 - 21:00
 
Anne, mia adorata creatura,il tuo siciliano è uguale a quello di Gabriel Garko ovvero "teribile", però devo ammettere che ti rende molto sexy...
Sei un angelo bambolina.
Dallyna carina, fra un po sarai in magniFICA compagnia....Dally la testuggine arriverà a breve (ho parlato con "l'animalaio" come lo ha chiamato Cris)
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#33   24 Gennaio 2008 - 00:29
 
"Ognuno di noi porta con sé la propria discesa agli inferi, perché di sprofondare capita un po’ a tutti nel corso della vita, ciò che poi ci distingue è la risalita e soprattutto l’uso che facciamo di tale esperienza"

non sempre si risale...
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#34   24 Gennaio 2008 - 14:53
 
Sono d'accordo con te che quello che ci distingue gli uni dagli altri è come sappiamo risalire dalle cadute, dagli sprofondamenti... Sempre molto belli i tuoi pos, Giulia
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#35   24 Gennaio 2008 - 15:45
 
Sile, e fa proprio bene... rimanere fluttuanti forse è la cosa migliore... mai troppo coinvolti, ma neanche indifferenti...
mi sa che fluttuo anch'io...

Anna, grazie, qui si entra nell'anima reale e nell'anima che sogna...
un bacio
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#36   24 Gennaio 2008 - 15:52
 
Ale, tesoruccio, vedi il commento #32...
;-))))

Ari, l'animalaio mi piace assai, mi sa che lo userò qualche volta...
Pensi che Dally potrebbe prestarmi il carapace di tanto in tanto?
;-)
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#37   24 Gennaio 2008 - 15:58
 
Bianca, eh... lo so, ma io ho fatto riferimento a quelle discese che fanno parte di un percorso di maturazione dell'individuo, per le discese dalle quali non si risale, non bastano quattro parole...

Giulia, tu sei troppo buona con me, grazie.
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#38   24 Gennaio 2008 - 16:06
 
Tu e dally avrete in comune quel meraviglioso modo di ritirarvi dentro al guscio, non per timidezza ma per superiorità.....
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#39   24 Gennaio 2008 - 17:37
 
buona serata dolcissima mari un abbraccio affettuoso....Anna..
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#40   24 Gennaio 2008 - 23:50
 
Il terzo post su Nerval... Questo, però, lo trovo più interessante degli altri, sia perché pone alcuni problemi circa l'associazione della discesa agli inferi come viaggio dell'anima (in particolare per Dante), sia per la rinascita e l'acquisizione di una maggiore consapevolezza del proprio Io, in un percorso d'iniziazione attraverso una "morte finta".
Nella letteratura classica greca e latina i riferimenti alla discesa negli inferi sono numerosi e l'espediente del viaggio nel regno dell'oltretomba era largamente utilizzato prima ancora che la tradizione medievale sottolineasse la differenza tra Inferno, Purgatorio e Paradiso. Nel riferimento a Dante, ci sono molteplici elementi che concordano con quanto dici circa la considerazione del sogno come visione. Spesso, nella Commedia dantesca, il passaggio da uno stadio ad un altro della conoscenza, attraverso i gironi infernali, è segnato dal "sonno", quasi una caduta, uno stato di torpore, dopo il quale Dante perviene ad una nuova conoscenza. Un viaggio dell'anima? Ma l'anima dell'uomo Dante, durante il suo viaggio, a differenza delle altre anime, è dotata di un proprio peso, che ne sottolinea l'evidente e insistente materialità corporea e non procede mai da sola, ha sempre bisogno, almeno nell'Inferno, della sua parte razionale, rappresentata da Virgilio.
Riguardo la rinascita e la presa di coscienza attraverso la "morte finta" e la discesa agli inferi, penso che non per tutti sia possibile una risalita, se ci si isola da un contesto sociale, senza l'intervento di qualcuno che ci aiuti nel viaggio. Il rischio è che si formino delle opinioni troppo personali e poco realistiche o, peggio, che si confonda il sogno con la realtà e si arrivi addirittura a delle ossessioni.

Baci, baci,
Rosalba
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#41   25 Gennaio 2008 - 11:19
 
Ari, ...uhm... non so... un po' anche per nasconderci, per riflettere senza essere distratte dai rumori...
bacio

Anna, buongiorno.
un bacio
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#42   25 Gennaio 2008 - 11:32
 
Rosa, grazie per il bellissimo commento, ricco di spunti e di contributi. Questo argomento mi ha sempre affascinata.
Anche a me, come ho detto, questo post piace più degli altri, ma ho visto che in generale, invece non ha appassionato tanto...
:-((
un bacione
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#43   25 Gennaio 2008 - 19:30
 
Tu sai, Maria, Pirandello scrisse molto su sogno e realtà. Basta andare sulla novella "La realtà del sogno", o sulla commedia "Non si sa come" o nell'atto unico "Sogno (ma forse no)".
I sogni sono quelli che allo scrittoredanno linfa, ma direi a tutti. Servono a tenerci in piedi, ad orientarci. Non direi che Nerval fu sopraffatto dai sogni. Nel sogno cercò un rifugio, non riuscì a starci, ma ne volle uscire. Scelta deliberata o condizionata? Chi lo sa cosa scattò nella sua psiche. Il sogno è vita reale? Jung dice di sì.
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#44   25 Gennaio 2008 - 23:13
 
Ubaldo, questo è un argomento che si presta ad un'infinità di discussioni, come sempre sarebbe opportuno usare una via di mezzo, ma io poi sono la prima a disattendere i buoni propositi...
;-)
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