«Ici a commencé pour moi ce que j’appellerai l’épanchement du songe dans la vie réelle»
«Qui è iniziato per me ciò che definirei l’espandersi del sogno nella vita reale»
Raramente uno scrittore offre, come ha fatto Nerval, la possibilità di avvicinarsi al mistero della creazione poetica e quindi al desiderio di scoprire le strane leggi che lo governano. In questo processo creativo, anche la follia ha contribuito alla rivelazione di immagini e sentimenti dotati di uno strano potere inquietante. Tuttavia essa non ha trasformato il poeta in una sorta di veggente, bensì gli ha permesso di scoprire una dimensione nuova, nella quale collocare la sua scrittura. La parola in tal modo ha preso valenze multiple ed è stata scelta, oltre che come mezzo per raccontare una strana malattia, anche come strumento per superarla.
Nerval adopera, in Aurélia, la prima persona ed in tal modo si accosta ad un racconto autobiografico. Tuttavia, immediatamente concede una notevole ambiguità al suo lettore, poiché separa l’unico je (io) in due, uno riferito al narratore e l’altro al personaggio. Soltanto alla fine Nerval deciderà di fondere le due istanze narrative in una soltanto, lasciando unicamente come un suggerimento la presenza di un terzo je, ovvero quello dell’autore.
In un clima velato di ambiguità e confusione Aurélia tocca, per prima cosa, il mistero del sogno. Tuttavia ad esso si aggiungeranno, subito dopo, alcuni spazi dedicati alle visioni ed alle allucinazioni subite dal personaggio.
In tutto il racconto si compie un viaggio, e in particolare colpiscono le deambulazioni per Parigi. La città si scinde, anch’essa, e si distingue in “reale” e “fantastica”, nella prima si possono riconoscere dei posti realmente esistenti, nella seconda si ergono costruzioni sognate e luoghi fantastici. In questo incessante cammino, macrocosmo e microcosmo sembrano coincidere, poiché l’esperienza personale alla fine coinvolge l’umanità intera. Così il viaggio iniziatico, la discesa agli inferi, somiglia all’attraversamento di un labirinto come percorso di morte e rigenerazione. Del resto qualsiasi iniziazione propone una morte finta, come prova da superare, per poi rinascere e vivere con un bagaglio solo apparentemente più pesante, ma in verità con una forza e una consapevolezza completamente nuove.
Che si tratti di un viaggio all’interno dell’anima è il narratore stesso che lo lascia intendere, annunciando perfino i modelli letterari che intende seguire, come Dante
e Apuleio. Quando il sogno prende il sopravvento sulla vita reale, ha inizio la malattia, il disgregarsi della personalità del protagonista e l’inizio della discesa nelle profondità dell’Io, nella quale verrà coinvolto anche il lettore, invitato a seguire il personaggio nella sua ricerca iniziatica, che lo condurrà fino alla scoperta della verità.
Nell’alternanza creata dall’attraversamento di livelli multipli e da una temporalità incerta fra sogno e veglia, si muove perciò un protagonista polivalente, che racchiude in sé il mistero dell’esistenza e che s’interroga a proposito dei dubbi più assillanti dell’umanità. Dietro il personaggio ed il narratore si cela un autore che ha vissuto, personalmente, il mistero dello sdoppiamento e dell’ineffabile. Ormai illuminato e responsabilizzato, il lettore diviene il rappresentante di quella umanità che tanto di frequente viene chiamata in causa, all’interno dell’opera.
Nerval ha dunque compiuto la sua missione rivelatrice, attraverso la scrittura, della vita “altra”, che si nasconde dietro la vita “reale” di ogni uomo.
Ognuno di noi porta con sé la propria discesa agli inferi, perché di sprofondare capita un po’ a tutti nel corso della vita, ciò che poi ci distingue è la risalita e soprattutto l’uso che facciamo di tale esperienza.
[…]
Dare significato alla vita può sortire follia,
ma la vita senza significato è la tortura
dell’irrequietezza e del desiderio vago
è una nave che anela il mare eppur lo teme.
(Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River)
Postato alle 16:41 di lunedì, 21 gennaio 2008 da dalloway66