Il meridionale, si sa, è focoso per natura e per tradizione. Ma chi non ha mai avuto un attacco di gelosia? Chi non ha mai sentito montare la rabbia dai piedi fino alla punta dei capelli? A chi non è mai capitato di leggere in una parola un concentrato di intenti, vita, morte e miracoli di una persona, addirittura la mappa del dna? Chi non ha sottolineato uno sguardo di troppo o una fastidiosa inclinazione nel tono della voce, che dicevano tanto altro? Chi, in preda a tale sovraffollamento di passioni, non ha desiderato il contatto fisico, più che altro lo scontro fisico, con l’amato/a o con il/la rivale? Eh, sì, la gelosia è una brutta bestia, perché obnubila l’attività pensante, sono momenti in cui non capisci niente, ma proprio niente e le mani ti tremano e la voce si spezza e vorresti soltanto che il mondo sprofondasse e le uniche parole che ti vengono in mente sono quelle di Cecco:
S'i fosse foco, arderei 'l mondo;
s'i fosse vento, lo tempestarei;
s'i fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i fosse Dio, mandereil' en profondo.
Da brava sicula, anch’io soffro di tale morbo mortifero. Detesto essere gelosa, ma quel vento caldo mi prende e mi travolge col suoi impeto, indifferente a qualsiasi logica. Allora mi trasformo in una delle tre Furie e credo di essere perfino pericolosa, sicché consiglio di spostare le suppellettili più preziose e munirsi di casco integrale, nei casi di emergenza. Ovviamente dopo mi vergogno profondamente di me stessa, ma ormai è troppo tardi…
Qui in Italia possiamo vantarci di aver mantenuto in vita la legislazione sul delitto d’onore fino al 1981, perché per noi l’onore è tutto, magari la dignità ci interessa meno, ma l’onore, non ce lo deve toccare nessuno. L’articolo 587 del Codice Penale recitava:
«Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d´ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da 3 a 7 anni».
Così è capitato innumerevoli volte che un marito abbia ucciso la moglie adultera o che un padre abbia vendicato una figlia disonorata, o un fratello una sorella e che tutti abbiano potuto beneficiare di uno sconto della pena. Oppure, in certi casi, il finale poteva essere incruento e la faccenda poteva risolversi con un bel matrimonio riparatore, che estingueva anche il reato di violenza carnale.
In genere tale affronto terribile riguarda esclusivamente l’universo maschile. Eh, sì, il cornuto è maschio. Per l’uomo palermitano non ci può essere offesa peggiore (a parte cornuto e sbirro, che è proprio il massimo…). Essere cornuto è un po’ come squalificare le doti virili del malcapitato, è una specie di bollatura, di marchio di infamia, un’intollerabile mancanza di rispetto, da lavare anche col sangue.
E poi c’è quello spiffero invisibile, il tarlo del sospetto che può minare per sempre un rapporto, l’idea di essere stati traditi, ma senza averne la certezza. Ma a volte può anche capitare che la nascita di un figlio risolva tutti i problemi e che lo pseudotradito si mantenga felice e cornuto, perché si sa, mater semper certa est…
«Le corna come contesto familiare e le corna vere e proprie, quelle di ossa, hanno un rapporto strettissimo. “Sei più cornuto di un vagone di babbaluci” (lumache), oppure “il cervo in confronto a te è tignuso” (calvo) appartengono a un vasto repertorio di offese quasi barocche. Ma non nuove. Pensate all’allegoria del Berretto a Sonagli di Pirandello. E si può capire come mai in Sicilia l’elmo dei vichinghi non abbia mai trovato imitazioni. E vale la pena ricordare con quanta abbondanza e ironia è stato trasmesso dalle radio private il pezzo di Cocciante “Cervo a primavera”: dedicato per Natale a un amico appena sposato, era uno splendido augurio. »
(Daniele Billitteri, Homo Panormitanus)
A ribaltare un po’ la situazione ci ha pensato Mario Monicelli con il suo film del 1968, La ragazza con la pistola, dove una meravigliosa Monica Vitti interpreta Assunta, una ragazza siciliana che anche se viene rapita per errore, ormai è comunque disonorata, anzi doppiamente offesa in quanto Vincenzo, il rapitore, non solo non procede con il matrimonio riparatore, ma per giunta fugge in Inghilterra. Il ribaltamento consiste nell’affidare ad una donna, ad Assunta stessa, l’onere della riparazione del torto subito, per questo parte anche lei, decisa a sparare al rapitore vigliacco, per vendicarsi. Invece in Inghilterra Assunta cambia totalmente mentalità e vita, tanto da conquistare lo stesso Vincenzo a tal punto che le chiederà di sposarlo. Stavolta però sarà lei a sedurlo per poi abbandonarlo e la frase finale di Vincenzo, la famosissima: “bottana eri e bottana sei rimasta” suggella il cambiamento della donna, contro il mantenimento della mentalità maschilista da parte dell’uomo. Ci sono modi di pensare duri a morire, anzi, direi che non rischiano affatto l’estinzione…
Postato alle 08:22 di venerdì, 18 gennaio 2008 da dalloway66