Groucho Marx assistette ad una seduta del Congresso: «È meraviglioso» raccontò poi ad un amico, «pensa che c’era un senatore che ha parlato per otto ore». «E di che cosa?» «Non lo so, non l’ha detto».
Oggi tutti hanno qualcosa da dire, c’è gente che parla per ore senza dire niente, gente che sa parlare di tutto, che ha competenze in ogni campo, che dice la sua su ogni argomento. Ti racconta pure cose che non vuoi sentire e se fai cenno d’impazienza, scatta l’offesa, il disappunto. Ma parlare a vanvera è soprattutto una caratteristica, l’elemento distintivo dei nostri politici.
E dire che un tempo l’oratoria era un’arte e l’oratore era appunto colui che possedeva l’arte della parola. In Grecia era considerata una parte della retorica ed il suo uso era molto importante nella polis, la città-stato dove il sistema giudiziario e politico erano talmente sviluppati da obbligare i cittadini a partecipare alla vita pubblica e a confrontarsi di continuo utilizzando la parola come mezzo per convincere o per far cambiare idea. Nella Roma repubblicana, dove il Senato ha un ruolo fondamentale, l’oratoria continua a svilupparsi. I discorsi degli oratori più importanti venivano perfino trascritti, non solo per mantenerli, ma anche per essere utilizzati come strumento didattico per gli allievi che intraprendevano quella strada.
Oggi, ci troviamo di fronte ad una oratoria da talk show, in parlamento si assiste a risse poco edificanti e ad uso disinvolto del turpiloquio. Lo sfoggio di ignoranza è una costante disarmante, accompagnata ovviamente da un’arroganza senza limiti che impoverisce qualsiasi contenuto.
Fra i moderni oratori che ci accompagnano quotidianamente nella crescita (???) del paese, alcuni sembrano affetti da delirio di onnipotenza:
- Ho fatto bene più di chiunque altro in tutti i settori in cui mi sono cimentato. (Berlusconi da La Stampa, 13 agosto 1994)
- Se i giornalisti facessero l'esegesi di quello che dice il signor Berlusconi, vedrebbero che ha sempre ragione. (Berlusconi da L'espresso, 11 novembre 1994)
- Io vinco sempre, sono condannato a vincere. (ANSA, 24 maggio 2003)
- Solo Napoleone aveva fatto di più. (Berlusconi dalla trasmissione televisiva Matrix, Canale 5, 10 febbraio 2006)
- Su Napoleone ovviamente scherzavo: io sono il Gesù Cristo della politica, una vittima, paziente, sopporto tutto, mi sacrifico per tutti. (ANSA, Ancona, 12 febbraio 2006)
Altri invece hanno il complesso di inferiorità:
- Mi aspetto da Berlusconi che vada a fare le telepromozioni. Tra poco venderà
tappeti in televisione. (Prodi dal Corriere della Sera, 28 gennaio 2006)
- Noi non ci riempiamo la bocca parlando "della gente". Noi abbiamo la serietà e la consapevolezza di essere gente tra la gente. (Prodi dalla presentazione del programma dell'Unione, Roma, 11 febbraio 2006)
- Oltre una certa quota di reddito l'uomo diventa più infelice e allora siccome noi dobbiamo cercare la felicità, dobbiamo tenere conto di questi aspetti. (dal confronto televisivo con Berlusconi del 14 marzo 2006)
Altri ancora sono dei comici involontari:
- Chi vive una sessualità naturale non ritiene di aver bisogno di manifestare per il proprio orgoglio, chi invece vive una sessualità contro natura e ritiene di dover manifestare il proprio orgoglio facendolo mette in dubbio in prima persona la cosa stessa. A tutti i manifestanti del gay pride faccio un appello: pentitevi e il buon Dio sacrificherà il vitello grasso. (Calderoli citato in Gay Pride, Roma invasa: «Siamo un milione», Corriere della sera, 16 giugno 2007)
- Pacs e porcherie varie hanno come base l'arido sesso e queste assurde pretese di privilegi da parte dei culattoni... (Calderoli corriere della sera, 15 gennaio 2006)
- Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il c... (Bossi dal discorso al comizio del 26 luglio 1997 a Cabiate (Como) per la festa della Padania; citato in Vilipendio alla bandiera la Camera salva Bossi, la Repubblica, 23 gennaio 2002)
Postato alle 09:27 di venerdì, 30 novembre 2007 da dalloway66