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rolandLa Chanson de Roland è la più famosa canzone di gesta pervenutaci. La Canzone di gesta è un genere epico che si sviluppò in Francia tra l’XI e il XIV secolo. Il testo di riferimento è quello del codice Digby 23 della Biblioteca Bodleiana di Oxford, del XII secolo, anche se il poema proviene dalla Francia e risale ad un secolo prima. Si ritiene sia stata scritta da quel Turoldo che così si nomina alla fine del testo: «Ci falt la geste que Turoldus declinet». Di lui non si sa nulla con certezza, neanche se sia il vero autore della canzone (del resto il verbo Declinet, oltre a “scrivere”, può significare anche “copia” o “traduce”), ma molti sono stati i tentativi di individuazione, tra i quali il più affascinante è quello con Turoldo, il leggendario monaco guerriero, di Fécamp.
 
A lungo i critici si sono posti degli interrogativi a proposito di questo manoscritto. Innanzitutto in che modo il racconto di un avvenimento risalente al 778, la disfatta subita dalla retroguardia di Carlomagno a Roncisvalle, si fosse tramandata fino alla fine dell’XI secolo, ma anche come spiegare la precisione formale di questo primo esempio di poesia epica.
Per i romantici le canzoni di gesta erano il frutto di una tradizione orale che si propagava tramite l’arte giullaresca. All’inizio del Novecento invece i critici hanno affermato il carattere letterario di tali opere, dietro le quali ci sono autori colti, che avevano ripreso certi argomenti in occasione della Riconquista della Spagna e delle prime crociate in Oriente.
 
Il poema comprende 4002 versi suddivisi in 291 lasse (strofe dalla lunghezza variabile). E proprio la lassa assonanzata riporta ai poemi agiografici, cosa che rende meno singolare la forma delle canzoni di gesta, che perciò sembrano avere seguito il percorso delle altre creazioni di quel periodo. chanson de RolandLa lassa permette sia di isolare gli elementi dell’azione che di conferire loro l’ampiezza o la brevità desiderate. La canzone permette dei procedimenti che consentono di legare le lasse tra loro: le lasse «enchaînées» assicurano la continuità del racconto, le lasse «parallèles» permettono di ampliare il campo visivo, ad esempio nei combattimenti, le lasse «similaires» tendono a dilatare il tempo in alcuni momenti fondamentali, come nel caso della lunga agonia dell’eroe.
 
Oltre alla forma anche i contenuti sono indicativi di una società basata sulla fede e sui valori del cristianesimo incarnati da Carlomagno e dai suoi guerrieri. Anche se l’eroe-martire Rolando muore, la sua morte permetterà all’imperatore di trionfare sui pagani.
Nella realtà i cavalieri si scontrarono con i guerriglieri baschi e non con i saraceni, ma il passaggio dalla storia alla leggenda era indispensabile per dare un fondamento storico alle crociate e per trasformare una guerra di conquista in guerra santa.
Re Marsilio, nel tentativo di salvare Saragozza dall’armata dei Franchi, propone un trattato di pace a Carlomagno. Ma il traditore Gano fa cadere in un tranello il prode Rolando, che con la sua retroguardia rimane vittima di un’imboscata.
Il racconto si può dividere in due parti: la morte di Rolando (il tradimento, la battaglia) e la vendetta dell’imperatore (il castigo dei pagani, il castigo di Gano).
Qui di seguito sono riportati i versi sulla morte di Rolando, in essi Rolandminiprendono vita tutti i simboli dell’epoca, come il guanto teso a Dio, immagine dello slancio religioso, peculiare della società feudale. L’eroe, rimasto solo, rivolge lo sguardo in direzione della terra nemica e ricorda tutte le gesta compiute in vita. Alla fine gli angeli del paradiso verranno a prenderlo ed a ricevere la sua anima.
 
 

Li quens Rollant se jut desuz un pin ;
Le comte Roland est étendu sous un pin.
Envers Espaigne en ad turnet sun vis.
Vers l'Espagne il a tourné son visage.
De plusurs choses a remembrer li prist :
De bien des choses le souvenir lui revient,
De tantes teres cum li bers cunquist,
de tant de terres que le baron a conquises,
De dulce France, des humes de sun lign,
de la douce France, des hommes de son lignage,
De Carlemagne, sun seignor, kil nurrit.
de Charlemagne, son seigneur, qui l'a formé.
Ne poet muer n'en plurt e ne suspirt.
Il ne peut s'empêcher de pleurer et de soupirer.
Mais lui meïsme ne volt mettre en ubli,
Mais il ne veut pas s'oublier lui-même.
Cleimet sa culpe, si priet Deu mercit :
Il bat sa coulpe et demande pardon à Dieu :
" Veire Patene, ki unkes ne mentis,
" Père véritable qui jamais ne mentis,
Seint Lazaron de mort resurrexis,
toi qui ressuscitas saint Lazare
E Daniel des leons guaresis,
et qui sauvas Daniel des lions,
Guaris de mei l'anme de tuz perilz
sauve mon âme de tous les périls
Pur les pecchez que en ma vie fis!"
pour les péchés qu'en ma vie j'ai commis! "
Sun destre guant a Deu en puroffrit;
Il a offert à Dieu son gant droit,
Seint Gabriel de sa main l'ad pris.
saint Gabriel de sa mai l'a pris.
Desur sun braz teneit le chef enclin;
Sur son bras il tenait sa tête inclinée;
Juntes ses mains est alet a sa fin.
Les mains jointes, il est allé à sa fin.
Deus tramist sun angle Cherubin,
Dieu envoya son ange Chérubin
E seint Michel del Peril;
et saint Michel du Péril;
Ensembl'od els sent Gabriel i vint.
Et avec eux vint saint Gabriel
L'anme del cunte portent en pareïs.
Ils emportent l'âme du comte en paradis.

CLXXVI, 176, Éd. Bilingue Garnier-Flammarion, traduction Jean Dufournet, 1993.
 
 
Il conte Rolando giaceva sotto un pino, / Verso la Spagna ha rivolto il viso. / Di molte cose il sovvenire l’assale, / Di tante terre, quante il valoroso conquistò, / Della dolce Francia, degli uomini di sua schiatta, / Di Carlomagno, il suo signore, che lo allevò; / Non può tenersi che non ne pianga e sospiri. / Ma se medesimo non volle dimenticare: / Ripete il mea culpa, prega da Dio misericordia: / «Verace Padre, che mai non mentisti, / San Lazzaro da morte risuscitasti / E Daniele dai leoni scampasti, / Scampa l’anima mia da ogni perielio / Per i peccati che in vita mia commisi!». / Il guanto destro a Dio per essi offrì: / San Gabriele di sua mano l’ha preso. / Sopra il braccio ha reclinato il capo: / Giunte le mani è arrivato alla fine. / Dio gl’inviò il suo angelo cherubino / E san Michele del Mare del Perielio; / Insieme ad essi san Gabriele vi scese: / L’anima del conte portano in Paradiso.
(trad, tratta da Aurelio Roncaglia, Antologia delle letterature medievali d’oc e d’oïl, Edizioni Accademia, 1985)
 
La chanson de geste ha ispirato numerosi autori italiani del XV e XVI secolo, Luigi Pulci con il Morgante, Matteo Maria Boiardo con il suo Orlando Innamorato, ma soprattutto Ludovico Ariosto con l’Orlando Furioso, uno dei capolavori del Rinascimento italiano.
 



Postato alle 21:09 di martedì, 29 maggio 2007 da dalloway66
permalink commenti (40)
Commenti
#1   29 Maggio 2007 - 21:17
 
Sei un mito!
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#2   29 Maggio 2007 - 21:45
 
Molto francese vedo, di una professoressa che ha studiato a scuola la lingua. Fécamp: mi ricorda una giornata sulla spiaggia, il porto, le falesie. E poi i paladini di Francia, erano le mie storie da piccolo. Ad Agrigento c'è un padalino imbalsamato nella Cattedrale, Brandimarte che morì, si dice, a Lampedusa. Bel post che ha destato in me molti ricordi. Grazie Dalloway. Comunque ti ridico che hai sbagliato posto per le le vacanze, in Normandia dovevi venire, è molto più vicina alla zona di Fecamp. Un bacio
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#3   29 Maggio 2007 - 21:46
 
Aulico post, permettimi di dirlo.
In Italia sembra che la prima traduzione fu fatta in lingua, forse sarebbe meglio dire dialetto?, franco-veneto.

Che dire?

Sbaglio ricordando le rappresentazioni nei carretti siciliani di Orlando e degli altri personaggi, o il ricordo di quegli eroi nei pupi siciliani?

Felicità

Rino, ricurdannu.
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#4   29 Maggio 2007 - 22:46
 
Mi tocchi il cuore con questo post. La chanson de Roland ha per me un valore assoluto. Mio nonno che era un amante dei pupi ne conosceva a memoria tutti i versi e si sedeva con in braccio la sua chitarra e me la recitava....
mi parlava di Orlando e Rinaldo, la dolcezza di Angelica, Sacripante, Gano, Solimano. Un vero tuffo al cuore.
Un bacio e una lacrima
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#5   29 Maggio 2007 - 22:59
 
..reminiscenze di studi passati, da anni...

passavo di qui, principalmente dopo aver letto 'tempus fugit' altrove..

questo
perchè da un pò
quella scritta sarebbe dovuta esser stata incisa con inchiostro indelebile sulla mia gamba destra

e
come da progetto
'Panta rei'
sulla gamba sinistra

e prima o poi
così sarà

e qui si potrà dire:
e a noi, che ce ne frega?


..

...ma
"ci sono notti, in cui vorrei parlare..."


un saluto
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#6   30 Maggio 2007 - 14:52
 
Ah le epiche gesta dei paladini del re!
La nostra tradizione popolare ne è piena (vedasi opera dei pupi).
Ma che ti dico a fare tutte queste cose dal momento che sei palermitana...:-))
Una buona giorna e un caro abbraccio
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#7   30 Maggio 2007 - 16:11
 
non ho letto perchè non leggo mai fino alla fine ilibrio le cose pallose.
no in realtà è solo perchè ho mal di testa, ANCHE perchè ho mal di testa.

ma tanto so già di cosa parla, il mio ricordo più dolce di queste cose è
oralano o rolando o chi lo sa chi che incide sugli alberi tutti i nomi di quella che ama ed è furioso.

poi và pure sulla luna.

ma in realtà è più pazzo quando è coi piediper terra.


poi sheakespeare in "as you like it" ne riprende la cosa e fa dialogare due cugine intornoad un albero, cugine, che non homai capito se si amano o no....ma credo di no.

vabbè, che cultura in pillole che ho.

volovia.



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#8   30 Maggio 2007 - 19:07
 
Che bello: mi viene in mente quando da bambina uno zio ci portava a vedere l'opera dei pupi e io rimanevo senza parole, affascinata e stupita...
La chanson de geste l' ho studiata ai tempi della scuola e anche lì mi affascinava tantissimo!
I tuoi approfondimenti sono sempre graditissimi...
Baci
Silvia
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#9   30 Maggio 2007 - 19:59
 
Entro, esco, ma poi rientro in continuazione in questo post. La Francia mi ha sempre affascinato. Io ci andrei sempre tutti gli anni. Ciao Dalloway
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#10   30 Maggio 2007 - 20:24
 
Anne, come farai ad essere sempre sintetica ed essenziale!?
un bacione

Caro Ubaldo, la lingua non l'ho studiata solo a scuola... Non sapevo che ad Agrigento ci fosse un paladino imbalsamato, mi toccherà venire a vederlo quest'estate!
In Normandia ci sono stata, ma ci tornerei molto volentieri! un saluto
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#11   30 Maggio 2007 - 20:31
 
Rino, non sbagli. un bacio

Caffeina i tuoi ricordi sono affascinanti, quanto te. Un bacione

Desertson, prima o poi? subito! tempus fugit! grazie del passaggio
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#12   30 Maggio 2007 - 20:45
 
Chiri, grazie.
L'opera dei pupi vedo che ha la meglio sul caro Ariosto, che è stato bellamente snobbato! e chi se l'aspettava? un bacio

Fiamma, sei un avvolgente vortice di pensieri e ricordi.
Visto che non le leggi fino in fondo puoi rimanipolare le storie, è un bell'atto creativo! un saluto

Silvia, sei sempre molto cara. baci

Uby, anch'io adoro andare in Francia. Adesso è passato troppo tempo dall'ultima volta, mi sa che ci faccio un pensierino...
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#13   30 Maggio 2007 - 20:54
 
Bedda carusa, sugno onorata e gratissima dell'amicizia di una donna d'onore quale tu fosti! Un bacione ti mandai :)))
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#14   31 Maggio 2007 - 09:19
 
spazio e tempo creati dagli esseri umani con la complicità del linguaggio.
ciao
k
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#15   31 Maggio 2007 - 11:09
 
giusto un attimo per rileggere e servirti un caffè alle rose.....
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#16   31 Maggio 2007 - 11:23
 
Mi piace rileggere cose studiate e apprezzate riviste dai tuoi occhi...bel post!
Bisous
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#17   31 Maggio 2007 - 16:27
 
Uh, la chanson de Roland, una reminescenza scolastica! Scritto molto bene questo post, brava!
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#18   31 Maggio 2007 - 18:36
 
E non posso che rammentare quel meraviglioso mondo creato da Ariosto: un capolavoro, dove si trova quel che non si cerca e quel che si cerca non si trova, dove tutto è fuggevole, dove tutto del genere umano è considerato, dalla pazzia, alla violenza, alla fuga ai sentimenti più leggeri.
Gran bel post.
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#19   31 Maggio 2007 - 19:49
 
Si, gran bel post. Gran bella testa aggiungerei......la mia piratessa informatica.
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#20   31 Maggio 2007 - 21:13
 
Anne, beddissima, con un bacione ricambiai!

Cris, che bella frase, adesso me la segno! un bacio

Caffy, profuma come te questo caffè, grazie

LadyS, un complimento meraviglioso, grazie.
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#21   31 Maggio 2007 - 21:28
 
Luna, grazie per la tua costanza nel leggermi e per i tuoi apprezzamenti. un bacio

Molly, finalmente qualcuno nomina l'Ariosto così ne approfitto per riportare alcuni versi dell'Orlando Furioso:

CANTO II
I. Ingiustissimo Amor perché sì raro
corrispondenti fai nostri desiri?
Onde, perfido, avvien che t'è sì caro
il discorde voler ch'in duo cor muri?
Gir non mi lasci al facil guado e chiaro,
e nel più cieco e maggior fondo tiri:
da chi disia il mio amor tu mi richiami,
e chi m'ha in odio vuoi ch'adori e ami.

un caro saluto

Caffy, una bella testa che ha avuto la fortuna di incontrarne un'altra. baci
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#22   31 Maggio 2007 - 23:04
 
Cara Dalloway, sei brava non solo nei post, ma anche nei commenti sempre calibrati. Già pregusto il tuo prossimo post. Fallo subito, perchè gli impegni di fine anno a scuola incalzano. Un abbraccio e buona notte.
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#23   01 Giugno 2007 - 14:55
 
Carissima Dalloway66, sei stata splendida in questo post, perché sei riuscita a condensare tutte le notizie su aspetti linguistici e stilistici (in particolare mi riferisco alla diversa funzione delle lasse che tu hai evidenziato) della Chanson De Roland, oltre ad alcuni concetti che riguardavano prettamente la distinzione tra storia e leggenda (baschi/saraceni; tradimento di Gano).

Perciò, se lo ritieni più opportuno, leggi pure questo mio commento quando ti sentirai come un orologio di Salvador Dalì: così, almeno, se dovrai fare un balzo dalla sedia, non rischierai di cadere, ma, semplicemente, scivolerai piano per terra...


Spero di riuscire ad essere breve, perché il tuo post mi ha fatto venire in mente tante cose.
In particolare, rispetto alla redazione del codice di Oxford, che reca la versione anglo-normanna del testo, e la resa nel Francese più recente, vorrei chiederti se sia un caso che nella prima, in Anglo-normanno, il pronome personale soggetto possa essere sottinteso, mentre nel Francese corrente è sempre espresso all'inizio della frase. Mi riferisco, soprattutto, all'ultimo verso da te citato nell'edizione bilingue Garnier-Flammarion:


L'anme del cunte portent en pareïs.| Ils emportent l'âme du comte en paradis.


Fra gli aspetti simbolici religiosi che tu hai giustamente evidenziato vi è l'offerta del guanto teso a Dio, esempio peculiare della società feudale, come tu dici, dove elementi religiosi si fondono con elementi cavallereschi. L'offerta del guanto a Dio, infatti, ricorda il gesto tipico del cavaliere nel suo atto di sottomissione feudale davanti al proprio sovrano. Io aggiungerei anche la spada (Durindarda, o Durendala, nominata nelle lasse precedenti), legata al valore guerriero e alla fede religiosa e che conteneva nell'elsa preziose reliquie di santi: un oggetto sacro, che richiamava il tema della guerra santa contro gli infedeli.


Mi verrebbe da parlare di altri cicli epici medievali e, in particolare di quello bretone, dove la magia e l'amore tra cavalieri e belle dame avevano un ruolo fondamentale e che, insieme al ciclo carolingio, tanto influenzò la nostra epica rinascimentale italiana. Però mi trattengo, cara Dalloway, altrimenti farei un post all'interno del tuo post.


Credo invece sia importante dire che la contaminazione tra i due cicli (carolingio e bretone) portò all'innesto sul paladino carolingio Roland, devoto cavaliere fedele alla religione e a Dio e servitore del suo sovrano, di qualità estranee all'eroe e martire della fede carolingio: Roland, divenuto Orlando, conosce finalmente le gioie e i tormenti dell'amore per una donna, Angelica, nell'”Orlando innamorato” di Matteo Maria Boiardo.
E con Ludovico Ariosto il nostro caro Orlando, dimentico ormai dei suoi doveri di cavaliere, si ritrova a rincorrere Angelica, innamorata di un altro, Medoro, e si trasforma in “Orlando furioso”, ormai impazzito per il dolore: privatosi dell'armatura, vaga nudo per i campi, distruggendo per la furia tutto ciò che trova. Alla fine, sarà suo cugino Astolfo a ricercare e ritrovare il suo senno perduto sulla Luna, così Orlando potrà rinsavire e ritornare in battaglia. In quest'ultimo Orlando risaltano due temi fondamentali: il desiderio umano inappagato di ricercare e trovare nella vita la piena soddisfazione e la felicità; la casualità degli eventi terreni, affidati alla sorte e non assegnati da Dio.

Il tema di Orlando sempre alla ricerca di qualcosa e pazzo d'amore sarà poi affrontato nel quadrato dei tarocchi all'interno del romanzo “Il castello dei destini incrociati” di Italo Calvino. Ma qui Orlando ha il dubbio se sia davvero un bene riconquistare la ragione, anzi ha paura che l'acchiappino e gli ricaccino in gola (e non attraverso le narici, come nell'Orlando furioso) l'intelletto rifiutato; forse è meglio, per lui, conservare una visione rovesciata, ma più autentica, delle cose: “Lasciatemi così. Ho fatto tutto il giro e ho capito. Il mondo si legge all'incontrario. Tutto è chiaro”.

Riguardo, infine, i pupi siciliani e il ruolo dell'Opera dei pupi come strumento non solo d'intrattenimento, ma anche di diffusione di ideali di giustizia e di riscatto sociale, vorrei ricordarti che, prima o poi, mi precipiterò da te a Palermo e ti costringerò ad accompagnarmi al Museo Internazionale della Marionetta (visto il riconoscimento dell'Unesco).

Vorrei parlare anche della drammatica condizione degli intellettuali nel periodo rinascimentale (e in particolare dell'Ariosto), ma rimando ad una prossima puntata, perché mi sono già dilungata troppo.

Un bacione,
Rosalba
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#24   01 Giugno 2007 - 15:58
 
Passavo....ora faccio un caffè (mi ci vuole) ne vuoi?
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#25   01 Giugno 2007 - 16:38
 
Cara Dalloway, virrei segnalare qualcosa, che non ho avuto il tempo di precisare, relativamente a Pirandello che con il manoscritto di Bonn, titolato "Provenzale" cercò di approfondire se esistessero collegamenti tra Roland e la lingua della Provenza:"Noi non abbiamo precise conoscenze dell'esistenza di provenzali canzoni di Rolando, ma il sussistere di sage su lui nei Pirenei lascia concludere, che una volta anche intorno a lui s'ebbe a cantare. Secondo la saga dei grandi macigni, i quali giacciono sulle basse coste del monte. Egli li ha rovinato giù dalle alte vette, scavato nel muro del Morborè la gigantesca mezza-luna; il suo destriero poteva da monte a monte springare; in Lourdes, dove egli una volta gettò di sella Rolando, due stagni hanno ancora figura del suo piede e del suo ginocchio; su un monte della gola d'Arren si vede l'impronta del suo ventre, altrove le tacche, che egli con la sua spada lasciò sulle rocce. Il nome di Carlo Martemmo è per iscambio con Carlo il Calvo in un'altra gaga intertesto, la quale ha per sede il sud della Francia. Le lotte di Carlo col suo vassallo, il conte Girart di Rossilho, formano l'argomento dell'omonimo poema epico, veramente da porsi prima del principio del periodo seguente, ma gli elementi storici del quale risalgono al IX sec. Senza dubbio il poema posa su più antiche tradizioni, le quali tornano indietro fin nel decimo secolo; ed ei non deve essere stato la prima poetica trattazione della Saga, ci dovettero essere canti di poù piccola mole, i quali celebravano i fatti di Girart..."
Il taccuino di Pirandello manoscritto nel periodo di Bonn (1889-90) è davvero interessante, tuttavia sui Paladini riporto un passo di una novella di Pirandello:"Così facemmo il giro della fiera (con l'aio Pinzone n.d.r); poi, come quasi ogni anno, finivo per rotornare innanzi alla baracca dove si vendevano le marionette, ch'eran la mia passione. Ahimè, ma anche lì tra i Paladini di Francia e i cavalieri Mori, lucenti nelle loro armature di rame e d'ottone, esposte in lunghe file su cordini di ferro, ero costretto a scegliere, mentre avrei voluto portarmeli via tutti." Un abbraccio
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#26   01 Giugno 2007 - 18:17
 
Rosalba e Ubaldo, innanzitutto grazie per il vostro contributo sempre ricco di approfondimenti. Ne approfitto per aggiungere qualcosa.

A quanto mi risulta anche nel francese antico il pronome soggetto è obbligatorio davanti al verbo.
Nella 'chanson de roland' non c'è posto per l'amore melodrammatico e Rolando, prima di morire non si rivolge neanche una volta ad Alda, per lasciare il posto a Dio, alla patria, all'imperatore...
Tuttavia la figura di Alda viene messa in evidenza in due lasse, la CCLXVII e CCLXVIII. Soltanto qui troviamo l'amore "epico", tragico ed eroico che si compie nella morte.
In merito ai cicli epici che sfruttarono l'onda rolandiana, vorrei ricordare i meno noti: la "Canzone di Guglielmo" (san Guglielmo d'Aquitania, cugino di Carlomagno) e la "Canzone dell'Incoronazione di Lodovico".
Infine una curiosità. Esiste una versione cinematografica della "Chanson de Roland", realizzata da Frank Cassenti nel 1977, con Klaus Kinski e Dominique Sanda.
un bacione
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#27   01 Giugno 2007 - 18:41
 
Professorè posso andare in bagno?
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#28   01 Giugno 2007 - 20:47
 
Da bambina (o forse da ragazzina, in fondo il confine è assai labile) ero un'accanita lettrice di saghe. Spaziavo da quelle nordiche ai miti greci, e naturalmente non potevo esimermi dall'immergermi nelle storie e nei racconti di mondi più lontani, quello russo -ricco di riferimenti alle invasioni tartariche-, quello persiano, quello arabo, in senso lato (e a volte, è bene dirlo, confinante con la Bibbia, e anche con il Vangelo, laddove Gesù è considerato un grandissimo profeta, sebbene non il figlio di Dio). Nè potevano mancare i cicli bretoni (giacchè "La Mort d'Arthur", in realtà, nasce da un'ispirazione francese, e giammai inglese!). Dopo questa breve premessa, vorrei focalizzare la mia attenzione sul tuo meraviglioso post, sottolineando la componente epica della vicenda, anticipatrice di una saga-leggenda-storia successiva, quella famosa del campeador, da cui fu tratto anche un film, interpretato da Charlton Heston, uomo affascinante e, a quanto risulterebbe, gay. Quivi sono presenti, in larga misura, tutti gli archetipi della mitologia e, in senso lato, della storia dell'uomo, dove l'eoe necessariamente soccombe, per poi assurgere a simbolo, raffigurazione della lotta di Prometeo, sconfitto ma vincitore. Qui la poesia si fa sublime, dato che scopre le ancestrali ispirazioni umane.
Grande post!
Grande blog!
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#29   01 Giugno 2007 - 21:18
 
bellissimo commento Anne. Bellissimo post Dalloway.
Caffè e chivas per le signore grazie (e l'acqua evian per me).
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#30   01 Giugno 2007 - 21:27
 
Ale, sai che nutro affetto e ammirazione per te, adesso hai completato la già mirabile opera: bedda, brava, intelligente, colta, sobria (a parte gli episodi con la frusta), interessante, sensibile. Completa insomma. un bacio grande

Caffy, sono le mie fantastiche amiche ad ispirarmi. un bacio
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#31   01 Giugno 2007 - 22:49
 
Ah, come sono maestre della
lingua....queste cavalle di fuoco
(scherzi a parte, volevo citare
un pezzetto del mio libro sul
cavallo di fuoco, dove parla della
sua capacità linguistica e comunicativa,
ma l'ho prestato e non ce l'ho
qui sottomano, peccato).
notte

b-r
utente anonimo

#32   01 Giugno 2007 - 23:01
 
Ahhh quando vengo a trovarvi mi sento a casa metto le pantofole (le più colorate che hai da offrirmi )
e mi godo cultura e commenti davvero unici grande anneche e la mia caffy ;) e tu dolloway ricercatrice dei miei stivali...questi canti della chanson de gest sono alla base della musica classica profana nell'ars nova quando ci fu la scissione storica con l'ars antiqua proprio dalla tradizione trobadorica e trovierica nasce la nostra migliore musica classica
Tutto avvenne tanto tempo fa ....
e ancora ne stiamo parlando

Un bacio sonoro
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#33   02 Giugno 2007 - 12:40
 

Ci sono critici che pensano a un'origine orale. L'edizione di Segre ha suscitato polemiche tra gli studiosi. Se anche l'origine fosse orale, che male ci sarebbe? Non fanno peggio i copisti che correggono di testa loro e stavolgono un testo che all'inizio era scritto.
Un abbraccio
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#34   02 Giugno 2007 - 13:09
 

sono su splinder anch'io, ti ho subito messo tra i miei preferiti, a presto
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#35   02 Giugno 2007 - 15:30
 
Buon week end, miss Dalloway :)
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#36   02 Giugno 2007 - 22:15
 
Dalloway , entro nel tuo blog per la prima volta stasera e trovo un post degno ti tutta la mia ammirazione .
L'hai strutturato molto bene e sapientemente riesci a catturare davvero l'attenzione di chi ti legge . ho rispolverato tramite il tuo scritto ricordi di un liceo (ahimè) ormai abbastanza lontano .

complimenti , mi soffermo ancora un po' a te a leggere qualche altro post .

Un saluto ammirato .
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#37   06 Giugno 2007 - 16:37
 
grazie
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#38   06 Giugno 2007 - 17:52
 
b-r, da quando tampini le mie commentatrici, sei parecchio distratto!!!

Strazzullo, a parte che Caffy è MIA, per il resto concordo
un bacio

Alex, sì credo che il dibattito non si sia mai concluso. baci

Marleneinnoir, ti seguivo da Ale e sono molto contenta della tua presenza qui, grazie

Treppunte, ddechè?
prego, ciao
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#39   06 Ottobre 2007 - 19:42
 
scusatemi.. stavo cercando una versione italiana de "la chanson de roland" in rete.. sapete in che sito posso trovarla? sto impazzendo.. nelle librerie non c'è.. neanche in rete la trovo.. aiutatemi per favore!!
utente anonimo

#40   06 Ottobre 2007 - 21:12
 
Lo trovi senz'altro nelle librerie on line, prova con ibs. ciao
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