ARRIVANO I NOSTRI!
(milizia all’italiana)
Dopo una sfibrante giornata di lavoro, finalmente a casa!
Arrivo semi-liquefatta analogamente agli orologi di Salvador Dalì e con passo malfermo mi trascino verso la mia stanza.
Deposito con poca grazia la borsa da prof in un angolo e mi precipito sulla poltrona. Che meraviglia!
Certo potrebbe andare meglio, se non ci fosse il muratore, alle prese con la cappa della cucina, che lo tiene lungamente e rumorosamente occupato a trapanare il muro, manco dovesse fare il traforo del Monte Bianco. Ci saranno duemila gradi all’esterno, creo una deliziosa correntina con strategie apprese dai dominatori arabi in Sicilia, una piacevole penombra, afferro un dvd e mi catapulto di nuovo sulla poltrona.
Sto riguardando “Frankenstein Junior” e mentre mi sganghero dalle risate mi giunge un frastuono infernale. Per un attimo immagino il muratore schiantatosi per terra, con la scala sopra il corpo e sopra la scala, la cappa e mi appresto a raggiungere il corridoio. Nella
penombra noto tre pallini rossi sulla mia maglietta, sollevo lo sguardo e vedo tre energumeni col mitra puntato, tuta mimetica e passamontagna. Per un istante mi manca il respiro, ma non ho neanche il tempo di spaventarmi perché vengo immantinente sollevata dagli omaccioni e trasportata (in volo) nel salone. Infastidita dall’interruzione e dall’invasione (mi guardo intorno e ci sono mimetiche dappertutto) mi decido a domandare: «Ma che succede?». Risposta: «non si preoccupi! Carabinieri!».
A questo punto, dal momento che abito in una villetta, immagino che qualche pericoloso latitante si sia nascosto in cantina o sia passato per il giardino. Poi guardo fuori e vedo il muratore, bianco come un cencio, spiaccicato lungo la recinzione e sospeso in aria da braccia nerborute (dev’essere una procedura standard da manuale del perfetto carabiniere), nonché interrogato con veemenza. Chiaramente penso che non ci si può fidare proprio di nessuno, chiami uno per lavorare e ti metti in casa un delinquente!
Guardo meglio e noto un certo fermento in strada, tutti i vicini fuori a
godersi lo spettacolo, svariate camionette e perfino l’ambulanza; qualcuno tiene ancora lo sguardo in alto perché sulla terrazza, poco prima, un elicottero ha scodellato il resto del contingente militare! Perfino i miei cani, nascosti nella cuccia, abituati alla tranquillità e al silenzio, mi guardano sbigottiti.
Comincio a innervosirmi, le mie domande si fanno sempre più pressanti, noto un’espressione interrogativa e quasi delusa nelle facce dei militari. Finalmente arriva il capo. Ci dobbiamo sedere perché la spiegazione è lunga e particolareggiata. Ecco la sintesi: dopo sei (dico sei) mesi di appostamenti e foto aeree per spiare uno spacciatore di cocaina, i signori hanno scambiato (sì scambiato!!) le villette! (Ci tengo a precisare che sono decisamente diverse) e hanno invaso quella sbagliata. La contrizione è anche troppo manifesta, probabilmente gli sguardi saettanti inoltratigli ne sono la principale motivazione, il muratore, ormai assolto, fuma una sigaretta dietro l’altra. Frattanto, mentre io sono confinata in casa con gli invasori, l’indiziato se la ride e gira intorno alla casa con il motorino. Quando non c’è più nessuno ha anche l’ardire di venire a citofonare per sapere cosa volessero i carabinieri! Gli rispondo: «a lei volevano!» e lì erutta una sequela di improperi indirizzata alle forze dell’ordine, da polverizzare qualsiasi manuale del perfetto gentiluomo.
Adesso che mi fermo a riflettere, poiché io andavo a comprare le uova fresche dal malandrino, capisco come mai si fermassero davanti al suo cancello fior di macchinoni (e anche perché le uova erano così buone!).
L’epilogo della vicenda vede una pietosa ricostruzione dei fatti, per iscritto, da parte degli appartenenti all’arma, completata da infinite scuse a voce e con l’arresto dello spacciatore un mese dopo.
I vicini continuano a ridere…
Postato alle 08:11 di domenica, 27 maggio 2007 da dalloway66