CRISTINA CAMPO (1923-1977)
Cristina Campo è stata una figura molto importante per la poesia e la letteratura italiana contemporanea, con la sua intelligenza fuori dal comune, rifiutò ogni sguardo superficiale
e si concentrò sulla perfezione, nella scrittura, senza preoccuparsi mai delle esigenze di mercato.
Cristina Campo è lo pseudonimo utilizzato dalla scrittrice Vittoria Guerrini. Nata a Bologna nel 1923, a causa di un’affezione cardiaca non frequentò le scuole pubbliche e studiò in privato. Scrisse poesie, saggi, epistolari, fiabe e si dedicò alla traduzione di grandi della letteratura quali, Virginia Woolf, Katherine Mansfield, John Donne e tanti altri. Nel tradurre, Cristina Campo si immedesimava totalmente con l’autore e il lavoro che creava era frutto di questa simbiosi. La traduzione era per lei quasi un gesto sacro e con essa cercava di far rivivere le emozioni e i sentimenti che avevano generato quella data opera, trasponendoli in un’altra lingua. Purtroppo Il libro delle ottanta poetesse, una raccolta della quale la Campo si era occupata e che doveva comprendere anche alcune sue traduzioni, non fu mai pubblicato perché il manoscritto andò perduto.
Era una donna schiva, solitaria, tanto che di sé diceva «scrisse poco e vorrebbe aver scritto ancora meno», tuttavia la sua cerchia di amicizie e frequentazioni, comprendeva grandi personaggi della cultura, i germanisti Gabriella Bemporad e Leone Traverso, la curatrice delle sue opere Margherita Pieracci, lo scrittore Alessandro Spina, che indicherà nelle epistole come l’amico “lontano”, perché viveva in Africa, l’editore Vanni Scheiwiller, gli amici Mario Luzi e Maria Luisa Spaziani e anche Corrado Alvaro, Roberto Calasso, Piero Citati e tanti altri ancora. Con Anna Banti, che dirigeva la rivista Paragone, alla quale la Campo collaborava, ebbe invece un rapporto molto conflittuale.
Nel 1956 pubblicò Passo d’addio e nel 1958 Il fiore è il nostro segno, una raccolta di poesie di Williams, nel 1959 un saggio su Simone Weil e nel 1967 il volume di saggi Fiaba e mistero. All’inizio degli anni ’60 incontra Elémire Zolla, studioso delle culture orientali, con il quale inizierà un sodalizio importante, che la condurrà verso l’universo sacro. Nell’ultima parte della sua esistenza si concentrò appunto sulle tematiche religiose, prediligendo i riti bizantini in quanto più vicini, a suo parere, al cristianesimo.
Muore a Roma nel 1977 a 54 anni.
Il saggio Gli Imperdonabili è costruito a più riprese ed esteso nel corso del tempo, inizia con Fiaba e mistero (1962), continua con Il flauto e il tappeto (1971) e si conclude con Gli Imperdonabili, pubblicato postumo (1987). Nella prima tappa, al centro troviamo la fiaba, a partire dalla quale si snodano i compositi piani di lettura che caratterizzano la scrittura della Campo, che fa riferimento non soltanto alla letteratura, ma anche alla musica, alle immagini, alla pittura.
Poi con le aggiunte della seconda pubblicazione possiamo notare l’influenza della scrittrice Simone Weil, fino a giungere alla narrazione mistica della terza fase, influenzata parecchio da Zolla.
Campo associa le avventure e gli ostacoli che i personaggi delle fiabe devono superare, alle difficoltà che gli uomini incontrano lungo il corso dell’esistenza, superando le quali ognuno giunge ad una nuova percezione di sé.
Nella sua produzione poetica si individua ancora di più la tendenza al misticismo, la poesia è una specie di rito sacro e le parole diventano preghiera.
Il volume La Tigre Assenza, opera in versi, unisce la voce di Cristina Campo a quella di altre voci di donne, che hanno subito il dolore di una perdita. La poesia che dà il titolo alla raccolta, è stata scritta per la morte dei genitori.
Ahi che la Tigre,
la Tigre Assenza,
o amati,
ha tutto divorato
di questo volto rivolto
a voi! La bocca sola
pura
prega ancora
voi: di pregare ancora
perché la Tigre,
la Tigre assenza,
o amati,
non divori la bocca
e la preghiera…
Nel volume, oltre ai testi della Campo, si trovano le traduzioni dei poeti che lei prediligeva, come la Dickinson, Eliot, Rossetti…
Con il suo linguaggio sostanziale e la sua continua ricerca della bellezza e della perfezione Cristina Campo si occupò della scrittura con dedizione e disciplina, percorrendo vari generi letterari senza mai scostarsi da una scrittura elegante e raffinata.
Quella che segue è una lettera che la Campo scrisse alla sua amica Matizia Lumbroso Maroni, scrittrice e presidentessa della Fondazione Basso:
Cara Matizia, calcolavo di finire prima il mio corpo a corpo serale con Virginia, ma sono quasi le due di notte, adesso. Ho calcolato di aver tradotto la metà circa del libro; e se si pensa alle condizioni in cui l'ho fatto è davvero abbastanza. Quanto l'ho odiata, dapprincipio, la vecchia V.! E invece ora penso: che avrei fatto senza di lei?
Stasera, dopo averti parlato, mandai al cinema i ragazzi e mi misi ad aspettare la lettura di Albertazzi alla TV; la sola trasmissione che veda volentieri, la sola cosa fatta alla perfezione. Aspettai fin quasi alle 11 e poi quella trasmissione non c'era, e non avevo voglia di tornare nella mia stanza (dopo aver già lavorato dalle 5 alle 8); e così finii ad un'asta (è già la seconda volta), dove ricaddi nel morboso interesse, nei sogni malsani, su chi avrà portato qui la zuccheriera inglese che vale 18.000 e la vendono per 3; e perché quell'omino con baffetti, nell'angolo, si ostina a battersi per avere il più brutto pezzo della serata – una fortuna bendata in bronzo nero, sinistra come una Medusa – superstizione, suppongo? In compenso ho imparato che esiste una legge Mossadeg grazie alla quale non si può esportare dalla Persia nessun tappeto tessuto prima del 1927. E che la pietra saponaria è un ciottolo cinese che sta sott'acqua; ricoperto di una materia morbida come sapone, ma che al contatto dell'aria diventa dura come la giada; cosicché va lavorata sott'acqua. (Pensavo con un certo refrigerio ai cinesini intenti a incidere sott'acqua questo piccolo pescatore – che il pubblico ignorava, s'intende – ; d'altra parte mi sembra poco probabile che gente abituata a incidere la giada si spaventi per la pietra saponaria indurita). Ho anche imparato molte cose sullo smalto cobalto; sulla lavorazione del vetro in ossido di piombo e sulle fabbriche Efelbein, Rosenthal, e altre che ora mi sfuggono.
Poi sono ritornata a casa e ho lavorato – proprio un attimo prima di chiedermi se è possibile buttar via così la propria giovinezza (o quel che di essa rimane), con tutto il mondo che palpita là fuori – un mondo, oltre tutto, così minacciato e prezioso... C'è Baalbeck e Palmyra, e io faccio studi sullo smalto cobalto... Ma sono pensieri che evito facilmente – la mia vita (e non solo la mia) l'ho già massacrata abbastanza nel passato – quando credevo di possederla. (Tu non badare a queste ruminazioni un po' assonnate. È il genere di ragionamenti che si fanno con una persona che ci ha visti bambini, quando per combinazione si dorme insieme, e si parla un po' a casa, spazzolandosi i capelli. Spero che domattina avrai tutto dimenticato). Quando finisce la visita dei tuoi amici angosciosi? Non mi va saperti in giro con loro, in un periodo che non stai bene.
Buonanotte, per ora, dalla Pisana
Opere di Cristina Campo
Passo d’addio (1956 Scheiwiller)
Il fiore è il nostro segno (1958 Scheiwiller)
Fiaba e mistero (1952 Vallecchi)
L’Iliade ovvero il poema della forza, traduzione all’interno di Grecia e le intuizioni pre-cristiane (1967 Borla)
Il flauto e il tappeto (1971 Rusconi)
Pubblicati postumi:
Gli imperdonabili (1987 Adelphi)
Lettere a un amico lontano (1982 Scheiwiller)
La tigre Assenza (1991 Adelphi)
Sotto falso nome (1998 Adelphi)
Una biografia di Cristina Campo è Belinda e il mostro. Vita segreta di Cristina Campo. Di Cristina de Stefano (2002 Adelphi)
Postato alle 15:58 di giovedì, 03 maggio 2007 da dalloway66