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MADAME DE LA FAYETTE (Paris 1634-Paris 1693)
Marie-Madeleine Pioche de la Vergne è nata a Parigi nel 1634, in una famiglia di media nobiltà, ma ricca, a ventidue anni sposa il conte de La Fayette, vedovo e più grande di lei di 18 anni. Il marito soggiornerà la maggior parte del tempo nel castello che possiede in Auvergne, mentre lei tornerà sempre più spesso a Parigi, fino a trasferirsi definitivamente in città nel 1659. Nel 1662 viene pubblicato, anonimo, La Princesse de Montpensier, un racconto storico. Dal 1665 al 1680 stringerà una forte amicizia con La Rochefoucauld, che la introdurrà negli ambienti dell'elite letteraria. Nel 1669 viene pubblicato il primo volume di Zayde, con la firma di Segrais, uno dei suoi amici letterati, mentre il secondo volume comparirà nel 1671. Il suo romanzo più famoso è La Princesse de Clèves, che sarà pubblicato anonimo nel 1678 e otterrà un enorme successo. Dopo la morte di La Rochefoucauld (1680) e del marito (1683) madame de La Fayette si ritira dalla vita mondana e muore nel 1693. Tre opere sono state pubblicate postume: La Comtesse de Tende (1718), Histoire d’Henriette d’Angleterre (1720), Mémoires de la cour de France (1731).
Una delle innovazioni di Mme de La Fayette, nel romanzo, riguarda la confessione dell’adulterio da parte della protagonista al marito, argomento che nel XVII secolo era quasi un tabù. Nel XVII secolo scrivere non era un’attività ben vista dalla buona società, per questo il romanzo fu pubblicato anonimo e in più Mme de La Fayette negò sempre di esserne l’autrice. Il suo nome comparirà sulla copertina solo nel 1780.
Il romanzo si svolge nel 1558 alla corte del re Enrico II. La signorina de Chartres, allevata secondo rigidi principi morali, incontra il Principe de Clèves che s’innamora di lei a prima vista. Inesperta in fatto di amore Mlle de Chartres accetta di sposarlo senza esserne però innamorata. Mme de Clèves incontra, a corte, il duca di Nemours e tra i due nasce immediatamente un amore corrisposto. Per sfuggire a questo amore Mme de Clèves decide di ritirarsi in campagna, mentre il marito resta a Parigi. Rientrata a Parigi Mme de Clèves si rende conto che i suoi sentimenti per Nemours non sono cambiati. Un giorno Nemours, ruba, visto da Mme de Clèves, un ritratto di quest’ultima. Lui si accorge di essere stato scoperto, ma il silenzio della donna gli offre la conferma che anche lei lo ama. Mme de Clèves, ancora turbata dai sentimenti che prova decide di ritornare in campagna, ma il marito non comprende i motivi di tale comportamento. Allora la princesse gli confessa di amare un altro e che per mantenersi pura e degna del marito è costretta a lasciare la corte. Nemours assiste, nascosto, alla confessione. Mme de Clèves si ritira nuovamente in campagna. Nemours la segue, ma è a sua volta spiato da un uomo incaricato dal principe. L’uomo informa il principe della presenza del duca nel luogo in cui risiede la moglie, Clèves allora si convince di essere stato tradito e muore per il grande dispiacere. I sensi di colpa divorano la princesse, che pur essendo ormai libera, decide di non dare seguito alla sua passione, così allontana definitivamente Nemours e si esilia nei Pirenei, dove morirà di una malattia originata dal languore.
Anche negli altri romanzi, Madame de La Fayette propone delle eroine che hanno dei sensi di colpa nei confronti dei loro mariti. A quell’epoca i rapporti tra uomini e donne seguivano un codice che non era possibile trasgredire. Ed era impensabile per una donna confessare di essere innamorata di un uomo senza disonorarsi, lo stesso valeva per l’uomo che non poteva dichiarare il proprio amore senza infangare l’onore dell’amata. È molto difficile per il lettore moderno comprendere la logica che muove questi personaggi, infatti non si tratta di motivazioni stabilite dal sentimento religioso o dagli impulsi della coscienza bensì degli insegnamenti dettati dalla ragione e dall’onore. I lettori contemporanei di Mme de La Fayette non capirono il valore della scena della confessione, anzi la giudicarono inverosimile e assurda, dando luogo ad una vera e propria “querelle”. L’autore fu accusato di aver voluto a tutti i costi introdurre un tocco di originalità a dispetto del buonsenso e poi la scena era inverosimile sia perché sarebbe stato scorretto, da un punto di vista morale, turbare il marito con una simile confessione e sia perché Nemours si trovava proprio lì in quel momento. La Princesse de Clèves fu il primo romanzo francese ad usufruire di un’autentica campagna stampa. Donneau de Visé, il fondatore del Mercure Galant, voleva risollevare le sorti del proprio periodico, che ormai era costretto al silenzio da due anni, rilanciandolo. Fra le altre iniziative Donneau aveva invitato i lettori a partecipare attivamente alla rivista ponendo loro dei quesiti e pubblicando le risposte migliori. Con la domanda sull’opportunità o meno della confessione al marito, ci furono otto mesi di dibattito. Il successo del romanzo tra il pubblico alimentò il successo delle discussioni pubblicate sulla rivista, che a loro volta alimentarono ulteriormente il successo del romanzo.
Ma ecco la famosa scena dell’aveu, della confessione, che ha suscitato tanto clamore:
[…] e, dopo essersi difesa in un modo che aumentava sempre più la curiosità di suo marito, rimase in profondo silenzio, gli occhi bassi; poi, all’improvviso prendendo la parola e guardandolo: Non costringetemi, gli disse, a confessarvi una cosa che non ho la forza di confessarvi, benché ne abbia avuto più volte l’intenzione. Pensate soltanto che la prudenza non vuole che una donna della mia età e padrona della propria condotta, rimanga esposta al centro della corte.
Cosa mi fate intuire, signora, gridò il signor de Clèves. Non oso dirlo per paura di offendervi.
La signora de Clèves non rispose; e il suo silenzio confermò i pensieri del marito:
Voi non mi dite nulla, riprese lui, e ciò mi dice che non mi sbagliavo.
Ebbene signore, gli rispose gettandosi ai suoi piedi, sto per farvi una confessione che non è mai stata fatta al proprio marito; ma l’innocenza della mia condotta e delle mie intenzioni me ne dà la forza. È vero che ho dei motivi per allontanarmi dalla corte e che voglio evitare i pericoli in cui si trovano a volte le persone della mia età. Io non ho mai mostrato alcun segno di debolezza ed io non avrei timore di lasciarne trasparire se voi mi lasciaste la libertà di ritirarmi dalla corte o se avessi ancora la signora de Chartres ad aiutarmi a comportarmi bene. Per quanto pericolosa possa essere la decisione che ho preso, lo faccio con gioia per mantenermi degna di essere vostra. Io vi chiedo mille volte scusa, se provo dei sentimenti che vi causano sofferenza, tuttavia le mie azioni non vi causeranno mai dispiacere. Pensate che per fare ciò che sto facendo occorre avere un’amicizia e una stima per il proprio marito che non si è mai vista; guidatemi, abbiate pietà di me e amatemi ancora se lo potete.
Il signor de Clèves era rimasto, durante tutto il discorso, con la testa appoggiata sulle mani, fuori di sé, e non aveva pensato di fare rialzare la moglie. Quando smise di parlare e le lanciò uno sguardo e la vide ai suoi piedi, il viso coperto di lacrime e di una bellezza straordinaria, pensò di morire di dolore e abbracciandola mentre la sollevava: Abbiate pietà di me anche voi, signora, le disse, io ne sono degno; e perdonatemi se, nei primi momenti di una sofferenza così violenta, com’è la mia, non rispondo come dovrei, a un comportamento come il vostro. Voi mi sembrate più degna di stima e ammirazione di tutte le donne del mondo; ma io sono l’uomo più infelice che sia mai esistito. Voi avete suscitato in me la passione fin dal primo momento in cui vi ho vista; il vostro rigore e il vostro possesso non hanno potuto spegnerla: essa dura ancora; io non sono stato capace di darvi l’amore, e vedo che voi temete di provarne per un altro uomo. E chi è, signora, quest’uomo fortunato che vi dà questo timore? Da quando vi piace? Cosa ha fatto per piacervi? Quale sentiero ha scovato per raggiungere il vostro cuore?